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Bergoglio e Xi Jinping e le loro visioni ecumeniche

Ricordiamo che il Pontefice perviene da un paese meticciato. Così per l’Accordo cinese anch’ egli è dell’avviso: meglio una porta aperta che continuare a chiudersi per i trascorsi di martirio subiti.

di Guglielmo Adilardi | 1 Luglio 2019

Xi Ping e papa Bergoglio sono due personalità globali destinate ad incontrarsi ed intendersi. Lo deduco dall’affermazione del presidente della Repubblica Cinese  nei confronti di Trump  sulla vertenza Huawei: “ Chiudere la porta non risolve alcun problema”.

Bergoglio  in un’intervista  rilasciata  al direttore de “La Civiltà Cattolica”  ad Antonio Spadaro su “L’Osservatore Romano” del 27 giugno 2019 spiega perché ha accettato le condizioni dell’Accordo Provvisorio  con la Cina del 22 settembre 2018, per alcuni conservatori inappropriate, soprattutto sul riconoscimento  di sacerdoti e vescovi a suo tempo nominati unilateralmente dalla Repubblica Cinese. Naturalmente le rimostranze all’interno della Chiesa che imputano a papa Bergoglio  un cedimento inammissibile e paventano pure il rischio  di cinesizzare nel tempo la teologia cattolica, sono in parte condivisibili, come del resto accadde già al tempo di Matteo Ricci, gesuita, nel Cinquecento “Farsi cinese con i cinesi”. Ricordiamo che fu bloccata la sua propaganda missionaria, dopo la morte, proprio perché troppo incinesata. Comunque i dialoghi moderni istituzionali  con la Cina vanno avanti dal 1986. Oggi purtroppo con l’Accordo Provvisorio i vescovi cinesi sono chiamati a firmare una dichiarazione di indipendenza dalla Chiesa cattolica che arrecherà non pochi problemi non solo di coscienza nei firmatari. Bergoglio intelligentemente li ha lasciati liberi nella scelta.

Bergoglio fa notare all’intervistatore  che il Cristianesimo giunto dal Medio-Oriente  prima di giungere a Roma, grazie soprattutto a san Paolo, il quale intuì da dove era opportuno iniziare a diffonderlo, si paludò della filosofia di Aristotele-Socrate-Platone, acquisendo, suggeriamo noi la concezione dell’anima e altre sfumature . Giunto a Roma il Cristianesimo si imbevve di spiritualità politeista di cui i tanti santi ne sono un’emanazione, e di parte della superstizione  romana, oltre naturalmente a tanta liturgia imperiale-ecumenica. Senza voler approfondire troppo i metodi romani del comando-obbedienza: “Parcere subiectis et debellare superbos”, di cui si farà promotore il Concilio di Trento (1545-1563) e a seguire la Santa Inquisizione. E tradotto dai Gesuiti: la prima si perdona, la seconda si condona, la terza si bastona.

Tant’è che a voler pensare al Cristianesimo delle origini identico al nostro è commettere pensiero di eresia. In pratica la filosofia del Papa  emerge anche in questo frangente in tutta la sua valenza monolitica: da dobbiamo accogliere i migranti anche a rischio o benedizione, secondo lui, di “meticciarci”. Ricordiamo che il Pontefice perviene da un paese meticciato. Così per l’Accordo cinese anch’ egli è dell’avviso: meglio una porta aperta che continuare a chiudersi per i trascorsi di martirio subiti. Come del resto la Chiesa da tempo propone nei confronti dei “Fratelli maggiori”, gli ebrei, i buddisti, i protestanti in genere non esclusi da Bergoglio, seppur recentemente, i luterani, proprio quelli che definirono la Chiesa di Roma :“E più scandalosa e abominevole di qualunque Sodoma, Gomorra o Babilonia” .Bergoglio è consapevole che il Cristianesimo muterà ancora, si meticcerà sicuramente con altre religioni, altre culture; l’essenziale è che il Vangelo, messaggero di dialogo e pace si diffonda.

Questa politica religiosa non avrà vita breve, quale quella che resta alla verde vecchiezza di Bergoglio, e di ciò egli ne è consapevole, poiché una volta che si apra una porta più difficile è chiuderla  e di solito i successori di Pietro tendono sempre a conservare la tradizione che confina con l’opera del pontefice precedente. Dopo il Concilio Vaticano II ci vollero diversi pontefici per riordinare il vento di modernità che sconvolse l’immobilità secolare della Chiesa di Roma, ma il Concilio Vaticano II è sempre in auge, liberatosi degli eccessi quali i preti operai e di Fratello mitra, e Bergoglio è semplicemente un altro pontefice che ha ridato aria alle stanze vaticane; inevitabile un nuovo scompiglio. Il vento è come lo Spirito soffia quando e dove vuole, dopo scende la pace.

 

Guglielmo Adilardi

Pubblicato in : EditorialeTag: chiesa, chiesa cattolica, cina, di pietro, presidente della repubblica, repubblica, roma

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