Contiamo i malati ma rimuoviamo la grande depressione che ci aspetta dietro l’angolo. E possiamo essere certi di una sola cosa: che stiamo affrontando l’oggi e l’immediato domani nel peggiore dei modi, cioè all’italiana. Improvvisazione, confusione, liti e contraddizioni ne sono la cifra immancabile. Le liti, soprattutto, quando il momento richiederebbe il massimo di unità, concertazione e solidarietà. Si bofonchia soltanto, per ora, dentro la maggioranza di governo. Ma i veleni tra Governo e partiti di opposizione hanno raggiunto livelli insopportabili. E come se non bastasse, ci sono quelle tra Governo e Regioni, tra Comuni, Governo e Regioni. E persino tra Regioni: il Presidente della Puglia che ha fatto infuriare quello del Veneto avendogli bloccato e poi sbloccato apparecchiature medicali. Inevitabili scontri istituzionali, scontri di competenze? Non pare. Perché le Regioni che litigano con il Governo sono soprattutto quelle di centrodestra; i comuni che litigano con la Lombardia a trazione leghista, cioè Bergamo e Brescia, hanno sindaci del PD; e lo scontro tra le due Regioni ne ha coinvolta una di centrodestra e una di centrosinistra. Mentre si contano migliaia di morti (siamo già oltre 15 mila), la rissa politica è l’unica a non essere messa in quarantena. Mi accingo a scrivere, per la terza volta a fila, dopo altri due articoli un refrain destinato all’insuccesso, del quale sono fermamente convinto. Ci vorrebbe un atto di pacificazione e solidarietà nazionale: dimenticare le divisioni politiche e concentrare tutti gli sforzi a superare la terribile epidemia e l’altrettanto terribile crisi economica che ne seguirà. Ho scritto una cosa logica e banale che ha sollevato polemiche e che ripeto. Il presidente del consiglio Conte ha bisogno del più ampio consenso per esercitare poteri quali nessuno ha mai dovuto esercitare. Ne ha bisogno anche perché deve farlo con procedure e modalità eccezionali, ai limiti della Costituzione. E’ necessario, e nessuno si scandalizza. Lo faccia per tutto il tempo che serve e per facilitare il raggiungimento di questo clima compia con la sua autorevolezza di presidente un gesto di grandissima generosità e disinteresse. Annunci che portata a termine la sua missione non si presenterà alle successive elezioni politiche. Altrimenti, come si può pretendere di agire a nome di tutti, senza intralci e ritardi che renderebbero meno efficace la sua azione, se si dovesse poi ridiventare uomo di parte? Se lo facesse, Conte darebbe prova di essere un politico di grande livello, che davvero pone al primo posto delle sue preoccupazioni gli Italiani. Magari scombinerebbe diversi e contrastanti disegni di piccolo cabotaggio. Quello di chi punta sul suo insuccesso in modo da travolgerlo e, assieme a lui, fare cadere il governo. E quello di coloro che sperano nella grande popolarità acquisita da Conte con l’attuale straordinaria esposizione mediatica, per recuperare consensi che fino a poco fa i sondaggi elettorali negavano loro. Ma se questo è il modo di intendere la politica, auguri Italia.
Nicola Cariglia

L’inconsistenza culturale, etica e politica della nazione è sotto gli occhi, tanto da chiedersi se un simile agglomerato umano possa aspirare a costituire uno stato di diritto. Quello che è accaduto ha dell’inimmaginabile, e sta tutto nell’impossibilità di rispondere alla domanda grottesca: perché in Lombardia più morti che in Cina? Siamo sempre al risultato di quasi un secolo di promozione capillare della mediocrità in ogni interstizio della vita pubblica e privata, dalla dimensione cosiddetta alta alla più popolare. Tre esempi, Odifreddi passa per matematico, Carofiglio per romanziere, Fiorello per stella del varietà. Ma li avete letti, visti e ascoltati?. E così è ovunque.