APPLAUSI A SCENA VUOTA
Gli appalusi a scena vuota della settimana, non possono che andare a Beppe Grillo, un caso raro di profeta in patria. In molti dubitano che il Movimento 5 Stelle, possa essere considerato un’organizzazione politica democratica, ma se qualcuno aveva ancora un dubbio, le ‘cliccarie’ di Genova per designare il candidato sindaco per il movimento, gliel’hanno tolto. Distrattisi i due ‘titolari della ditta’, Grillo e Casaleggio, il popolo ‘pentastellato’ in libero esercizio, ha designato la gentile professoressa Marika Cassimatis, a rappresentare il movimento a sindaco di Genova. Purtroppo, Marika non era gradita al leader assoluto, che con un blitz degno delle migliori dittature, l’ha subito destituita d’imperio con un tal Pirondino, un esperto di musica con l’orecchio allenato alla musica di Grillo. Se il buon giorno si vede dal mattino, chissà cosa ci può attendere.
APPLAUSI A SCENA APERTA
Gli applausi a scena aperta, ai 605 delegati del Partito Socialdemocratico tedesco, la SPD, che hanno espresso 605 voti favorevoli alla designazione di Martin Shultz a sfidare Angela Merkel al cancellierato tedesco. Un boato da stadio ha accompagnato il risultato elettorale, mai prima d’ora, nessun leader della socialdemocrazia tedesca aveva ottenuto l’unanimità dei consensi, nemmeno un ‘mostro sacro ’ come Willy Brandt. Una lezione per la povera sinistra italiana e non sol, che povera di leadership e di idee privilegia il ricorso alla scissione per salvaguardare la propria nomenclatura.
Da un boato all’altro, quello degli stadi. Gli applausi a scena aperta alla Procura Federale della Federcalcio, che ha osato sfidare sua maestà, il presidente della più forte e famosa squadra di calcio nazionale, la Juventus, nella persona del suo presidente di alto lignaggio Andrea Agnelli.
La motivazione dell’accusa è ‘non ha impedito a tesserati, dirigenti e dipendenti di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i così detti, ‘gruppi ultrà’ anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata. Se il più ricco e organizzato club calcistico, quotato in borsa, proprietario di uno stadio di proprietà grazie alla propria affidabilità economica, all’accondiscendente attenzione delle amministrazioni locali ed al credito sportivo, per riempire lo stadio e gestire il tifo viene accusato di essere ricorso a simili compromessi, non c’è più speranza per lo sport principale del Paese. Se queste cose succedono alla Juventus , dove vincere è all’ordine del giorno, cosa ci si può aspettare da quei club frustrati da insuccessi e speranze difficili da soddisfare?
Mimmo Merlo (movimentimetropolitani.it)

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