Rispondiamo sì, da liberali, all’appello tempestivo e quanto mai opportuno de L’opinione: sì ad una Casa; meglio, sì ad una alleanza (il lessico della politica è preferibile a quello dell’edilizia) alla quale siano chiamati a dare il loro contributo quei liberali, repubblicani, socialisti che hanno denunciato, in questi anni, la mancanza di una cultura laica e l’ignoranza del metodo e della politica liberale nei due Poli; e anche quelli che, essendo confluiti, in buona fede, nella cosiddetta “Casa delle Libertà” o nella coalizione sedicente “di sinistra”, hanno dovuto constatare che le possibilità di influire dall’interno sull’indirizzo dell’uno o dell’altro Polo erano – e sono – molto limitate, del tutto insufficienti, quando non inesistenti.
Perché il metodo, i contenuti caratteristici, non parliamo poi degli ideali,
della cultura laica e liberale, sono da tempo assenti nello scontro-incontro di questo bipolarismo, soffocati dai pregiudizi anti e pro Berlusconi, dai rispettivi conflitti di interesse (a ciascuno i suoi), dalla concorrenza o, come in Toscana, dalla convergenza nelle decisioni.
Del resto nella coalizione (si fa per dire) di “sinistra” non c’è accordo nemmeno sul nome, figuriamoci sul programma, come ironizza un’eloquente vignetta di Chiappori che fa seguito ai sarcastici consigli di Gene Gnocchi, mentre in quella di “destra” denuncia limiti e contraddizioni la guida accattivante, spregiudicata, anche intelligente, ma monocratica ed egocentrica di un solo uomo, di un solo nome: Berlusconi. Che comunque è troppo – e, insieme, troppo poco – per chi è laico e liberale.
All’alleanza laica, per la quale, con coerenza storica, continueranno a lavorare, i liberali indicano alcuni obbiettivi, alcune scelte politiche qualificanti:
- La difesa dell’unità nazionale, eredità preziosa della storia, delle passioni, dei sacrifici, degli ideali del nostro Risorgimento, contro i pericoli ed i danni di un federalismo cialtrone ed arruffone.
- La salvaguardia della laicità dello Stato nella trattazione dei problemi di scottante attualità quali l’ora di religione e la neutralità nell’insegnamento scolastico, le unioni tra persone, la fecondazione assistita.
- La tutela statale dei beni culturali e ambientali, che non può essere delegata, frammentata, subordinata alle pressioni ed agli interessi, ai quali, diciamo per esperienza lampante di tutti questi anni, sono maggiormente esposte (c’è chi dice sensibili) le amministrazioni regionali e comunali.
- La scelta tra progresso e sviluppo; perché di scelta si tratta, e difficile, che riguarda il governo del territorio, la politica dei trasporti, la politica urbanistica ed edilizia; il nostro vivere quotidiano, insomma, la ricerca della felicità (ricordate?) che un progresso civile può garantire e che lo sviluppo indiscriminato uccide.
- La rivendicazione dei diritti del cittadino: a partecipare alla vita politica, innanzitutto, ribellandosi a marchingegni elettorali sempre più difficili ed incomprensibili, avendo garantita invece la possibilità di scegliere il suo partito, il candidato preferito, e poi l’alleanza che gli sembri migliore.
- La riproposizione della democrazia interna di partito. Quella che uomini come Malagodi, Bozzi, Spadolini, Saragat, sapevano (certo con tutte le critiche che possiamo ricordare al peso delle loro personalità) garantire: congressi periodici, non “convention”, tantomeno adunate; discussioni, votazioni, non solo acclamazioni; elezioni per le cariche e gli incarichi, non nomine.
- La denuncia degli eccessi, degli sprechi, dei costi della politica. Meglio, del costo ormai inammissibile di una nomenklatura estesa dai consigli regionali a tutti gli incarichi di ogni livello della pubblica amministrazione.
Non è tutto, naturalmente; ma mi pare che sia abbastanza per alimentare una battaglia politica che ritrovi concordi, in Toscana, ma mi auguro anche nelle altre regioni, i socialisti di De Michelis, i repubblicani di La Malfa, gli amici liberali (tutti, spero, alla vigilia del congresso), e, perché no, i radicali che volessero finalmente seguire le intuizioni e le indicazioni di Emma Bonino.
Adalberto Scarlino, Segretario fiorentino del Partito Liberale.

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