Quando nel 1997 si svolsero le elezioni suppletive per il Senato della Repubblica nella Circoscrizione del Mugello e in cui candidato per l’Ulivo fu Antonio di Pietro, un giorno mi capitò di passare per quelle zone e, in un bar, in cui ero entrato per chiedere un’informazione, sentii discutere alcune persone del luogo; una di loro, in “perfetto” accento toscano, diceva: “Ie a Antonie di Pietre lo voglio bene, davvere … pecché e l’è una brava pessona …. l’uniche probleme e l’è che anche lui e cerche di metter’i’ cule in una pottrona”.
Alcuni giorni fa, poi, mi è capitato di vedere alcuni manifesti elettorali di Antonio Di Pietro, i cui slogan erano: “Sprechi e privilegi. Chi sceglieresti per darci un taglio?”, “Sicurezza e legalità. Chi sceglieresti per garantirle meglio?”, Legalità. “Legalità. Legalità. Antonio Di Pietro ne ha fatto un programma”.
Mi sono tornate alla mente , allora, le parole che avevo sentito nel 1997 in quel bar del Mugello e la conclusione cui giungeva quella persona. Come mai?
Perché se, come si è vantato recentemente lo stesso Piero Fassino in una intervista televisiva, la stragrande maggioranza delle Amministrazioni locali territoriali sono governate dal centro sinistra – ed è ragionevole pensare che la stessa proporzione si abbia anche negli stessi enti istituzionali – si deve desumere, in perfetto stile aristotelico, che sprechi, privilegi, sicurezza e legalità lanciati da Antonio Di Pietro nei suoi manifesti elettorali come anatemi contro gli avversari, non possono che essere attribuiti a loro stessi.
Dunque, contro chi ce l’ha Antonio Di Pietro?
Non si può certo pensare che ce l’abbia con i suoi alleati politici (sic!).
Ma nemmeno si può pensare che faccia come quel noto commerciate fiorentino che, all’inizio degli anni ’80, agitava lo slogan pubblicitario: “Non andate da Gioffreda, lui c’ha già tanti clienti e li vuol servire ben!” e, quindi, fare una pubblicità elettorale a rovescio: “Votate Antonio Di Pietro”, per dire “Non votate Antonio Di Pietro”!
Né, tantomeno, si può ritenere che Antonio Di Pietro stia cercando di recuperare consenso all’interno della sua stessa coalizione, perché non porterebbe nemmeno una goccia d’acqua al mulino del centro sinistra!
L’unica cosa ragionevole, a questo punto, non rimane che quella suggerita dalla persona che avevo sentito in quel bar del Mugello e, cioè che anche Antonio Di Pietro sia fortemente interessato ad occupare una poltrona, ben sapendo che, poi, poco potrà fare per determinare il cambiamento nei metodi di governo delle nostre amministrazioni pubbliche e, quindi, ripristinare la legalità e eliminare sprechi e privilegi.
Anche a questo proposito, è proprio il caso di dire: “Hai toppato Antonio”?!!
Maestro Alberto da Bologna

Hai toppato Antonio?
Giusto e lecito domandarselo.. ma aggiungerei: avete toppato mugellesi? Perchè se è vero che lui voleva solo una poltrona – come disse l’ometto al bar – è anche vero che loro gliela hanno ben servita…
Poi sarebbero giuste, e lecite, ulteriori considerazioni. Magari su Mani Pulite. Di Pietro ha il suo partito. D’Ambrosio si candida con l’Unione.. ect ect
Ma finisce che si entra in un “ginepraio” che poi ci si rode il fegato e basta.
E quindi tristemente diciamo: non hai toppato Antonio, perchè il tuo TU lo hai avuto.. e sei stato bravo (furbo)
Sono pienamente d’accordo anche se non trovo giusto che gli enti statali o territoriali siano diretti da personaggi legati al mondo della politica visto e considerato che le istituzioni dovrebbero sempre funzionare al meglio indipendentemente dalle forze politiche che governano lo stato .
Eva Kant