• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Antipolitica e malapolitica

di Chiara Boriosi | 20 Maggio 2012

Non è dell’antipolitica che dobbiamo avere paura, ma della feroce resistenza alla rinascita della politica che il potere, in tutte le sue forme istituzionali, partitiche, economiche e corporative, sta attuando. 

Domanda: è più facile agitare lo spettro dell’antipolitica come un segnale di allarme generale, al fine di spaventare i cittadini e ricompattarli sotto la bandiera della conservazione, oppure è più sensato – o meglio, sarebbe più sensato – chiedersi se abbiamo bisogno di una nuova idea di politica. Di una nuova idea tout court, per la precisione, qualcosa che non si affaccia sull’orizzonte della nostra opaca vita sociale e civile da tempi immemori.

Sarebbe fin troppo facile documentare che la cosiddetta antipolitica è sempre esistita, perchè è un fenomeno affatto irregolare e del tutto fisiologico; se la chiamassimo con il suo vero nome – ad esempio, malpancismo – potremmo agevolmente concordare che è solo una espressione, rumorosa finchè si vuole, del malcontento che di volta in volta attraversa le diverse categorie sociali in momenti diversi e per ragioni diverse, ma che è del tutto compatibile con un sistema democratico dove tutte le istanze trovano una rappresentanza, comprese quelle che si sentono danneggiate e/o minoritarie rispetto alla tendenza generale che si è deciso di seguire.

Dunque la pletora di anime belle, quelle che ogni mattina scendono dal pero e scoprono con dovizia di esclamazioni e sperpero di – cattiva – coscienza sociale che qualcosa non va sotto il nostro cielo, che ora lanciano anatemi contro l’antipolitica descrivendola come l’apocalisse prossima ventura, non ci fanno neanche ridere, stante la loro conclamata malafede. I padri, ovvero i pessimi politici, che rinnegano la propria prole, ovvero l’antipolitica, non meritano pietà nè compassione alcuna, perchè le loro colpe hanno generato figli ribelli e soprattutto inferociti, pronti a combattere per la propria sopravvivenza e niente affatto disposti a barattarla con la pervicace pretesa di eternità dei loro padri.

Sarebbe anche facile, se volessimo ragionare con lucidità e pacatezza invece di abbandonarci sempre alla scompostezza di reazioni isteriche che mascherano, e male, la pochezza delle argomentazioni e la sostanziale incapacità di chi le sostiene, sarebbe facile delimitare i termini del problema ed individuare con precisione il confine dell’antipolitica, ovvero stabilire fin dove può spingersi e dove, invece, non potrà mai arrivare. Ovvero alla fase di costruzione e progettazione di un sistema alternativo, di un modello credibile, sostenibile ed affidabile di governance del paese, qualcosa di talmente complesso, impegnativo ed evolutivo che non può in alcun modo nascere dal velleitarismo un pò naïf ed un pò paraculo degli Indignati di professione.

Quindi, potremmo dire con ragionevole sicurezza che il problema che ci attanaglia, non da oggi ma che oggi presenta finalmente l’intero salatissimo conto da pagare, non è certo l’antipolitica, ma la mancanza endemica di una autentica pratica della politica, abbandonata da decenni e sempre più allontanata in favore di una conservazione sorda, cieca ed ostinatissima del potere e della sua rendita di posizione.

Quello che abbiamo oggi è una malapolitica ripiegata su se stessa e malata della propria stessa sterilità, l’immagine purtroppo più fedele di un paese che non ha saputo nè tantomeno voluto realizzare un patto tra generazioni che prevedesse sani, naturali, fisiologici e rivitalizzanti passaggi di mano nei momenti giusti e con le giuste modalità, permettendo ad ogni generazione di esprimere la propria idea di nazione, innanzitutto, e poi di modello di sviluppo, di coesione sociale, di crescita economica ma anche culturale.

Abbiamo realizzato una società immobile, sclerotizzata in ruoli immutabili, governata da vecchi sempre più vecchi, marginalizzando le risorse umane o riducendole a leve del potere sotto l’egida anestetizzante delle tutele, delle corporazioni, delle clientele, delle cricche. Non abbiamo mai investito davvero in un progetto che prevedesse un cambiamento, un rischio calcolato di impresa: impresa ideale, impresa umana, impresa costruttiva. Eppure non c’è società nè comunità piccola o grande che possa perpetuarsi senza rinnovarsi, senza scommettere sul proprio futuro, senza avere soprattutto la capacità di immaginare un futuro.

La domanda del tutto retorica, ma del tutto cogente, è sempre la stessa: perchè ciò che in altre democrazie appare del tutto normale, e persino auspicabile, ovvero che le nuove generazioni vadano al potere, si assumano dunque le proprie responsabilità di fronte a se stesse ed alle proprie comunità di appartenenza, accettando l’onere di traghettarle verso una nuova fase di vita, in Italia appare come una sorta di anatema, una maledizione da scagliare contro chi la invoca, una tragedia annunciata ancor prima che avvenga. E infatti non è mai avvenuta.

Il bisogno disperato di politica – politica vera, ideale e concreta, attiva e costruttiva, ambiziosa e realista, progettuale ed imprenditoriale – che è ad oggi la nostra primaria necessità non può in alcun modo prescindere dal totale smantellamento di un muro generazionale che ci ha tenuti lontani dal futuro, relegandoci ad un eterno passato di vecchie parole, vecchi slogan, vecchie facce, vecchie idee, addirittura vetuste ideologie.

Non è certo dell’antipolitica che dobbiamo avere paura, ma della feroce resistenza alla rinascita della politica che il potere, in tutte le sue forme istituzionali, partitiche, economiche e corporative, sta attuando. La disfatta del nostro paese sta tutta qui, ed il tempo è ormai esaurito: o viviamo, o moriamo. Ma sarebbe di gran lunga preferibile, a questo punto, rischiare di pagare gli inevitabili errori di inesperienza di una nuova giovane non compromessa classe dirigente, piuttosto che finire stremati dagli enormi costi di mantenimento di un sistema marcio, corrotto, malato ed inemendabile che ancora tenta di schiacciarci.

Ogni sfida ha un prezzo – preferiremmo pagare quello del rischio che non quello della sterile conservazione.

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Chiara

    25 Maggio 2012 alle 15:56

    Non mi meraviglia affatto, visto che è tutta la vita che fa parte di un sistema che si perpetua fino allo sfinimento – nostro – invece di adoperarsi per il cambiamento.

    Rispondi
  2. puccio cartoni

    24 Maggio 2012 alle 09:33

    Chiara ,detto tra noi ….ma ti sei accorta che il primo a parlare di “antipolitica” ( senza spiegare cosa intendesse dire ) è stato il presidente della Repubblica…?

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti