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Le ricette degli economisti e il contagio della politica

di Fabrizio Binacchi | 20 Maggio 2012

O erano già così e lo abbiamo scoperto solo ora. La politica ha contagiato i tecnici. Si dividono anche loro, in correnti e sottocorrenti. 

Là!. Li abbiamo contagiati. O erano già così e lo abbiamo scoperto solo ora. La politica ha contagiato i tecnici. Si dividono anche loro, in correnti e sottocorrenti. La scuola del solo  rigore contro la scuola del solo sviluppo, la teoria dell’austerità a tutti i costi contro la teoria della crescita sopra ogni tipo di costo sociale. Sei mesi di governo tecnico degli economisti in Italia e se le suonano di santa ragione. Bocconiani contro Torvergatiani. Il prof. Gustavo Piga, che insegna economia politica appunto all’Università di  Tor Vergata, non le manda a dire: altro che austerità, bisogna puntare sulla spesa pubblica, quella produttiva ma sempre pubblica.  Project bond non è un nuovo film di 007. Forse anche gli economisti, come i sani, o quasi sani, vecchi partiti, hanno le loro belle correnti, e non solo di scuola. Spesso anche di interessi, magari lecitissimi, ma sempre interessi. E così sulla Grecia fuori o dentro l’eurozona dopo il fallimento in fatto di governabilità post elettorale abbiamo assistito al valzer viennese delle posizioni economiche: opzione fuori subito, opzione fuori ma con uscita ordinata, opzione dentro, opzione assolutamente dentro costi quel che costi. Piroette a go go. E’ sicuramente un periodo di cambiamenti e di nuove posizioni. E’ bastato un viaggio lampo di Hollande dalla Merkel, tra fulmini e saette,  per reimpostare un’intera mappa di politica continentale: la numero uno del fondo monetario internazionale signora Lagarde è passata dalla dichiarazione Grecia fuori è una opzione sul tavolo alla più speranzosa  “Grecia fuori è una opzione non augurabile”. La stessa cancelliera Merkel ha fatto una intervista a una tv americana dicendo che bisogna fare di tutto per tenere la Grecia nella zona euro. Insomma in queste ultime settimane si è capito che nessuno ha davvero al ricetta magica in tasca e che l’unica strada è sempre quella della collaborazione e del buon senso. In tutto questo il nostro presidente del Consiglio Mario Monti, porta a casa un nuovo ruolo di mediazione internazionale che passa anche attraverso un nuovo rapporto di riferimento con il presidente Obama. Monti apre il vertice dei cosiddetti Grandi della Terra per volere della Casa Bianca. Mica poco per il nostro Paese, almeno sul fronte dell’immagine.  Mica poco nemmeno che lo stesso FMI abbia pubblicamente dichiarato, alla faccia di varie agenzie di rating, che il nostro Paese ha fatto in pochi mesi sforzi da gigante in provvedimenti strutturali mai visti in altri posti. Ma sul fronte della vita quotidiana del Paesi i problemi rimangono: la crisi è molto avvertita, cala la domanda, è piena recessione, gli imprenditori investono al minimo, calano i consumi, stracala l’occupazione, c’è paura del futuro, anche quello di domani , non quello del 2020. Anche per evitare corse e rincorse a chi la dice più grossa bisognerebbe che tutti pensassimo non solo al buon senso delle regole ma anche al senso della parole, che pronunciamo e scriviamo. Il buon senso del vecchio medico di famiglia diceva che se ti somministro un antibiotico che ti debilita poi ti do anche delle vitamine, così nel buon senso del paese si dovrebbe immaginare che accanto all’aggressione del virus economico ci vogliono anche medicine ricostituenti. Strumenti e stimoli della famosa crescita, ma contestuale, non postuma. E sarebbe già una pre-vitamina evitare il contagio di chi la spara più grossa.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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