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Anno vecchio, anno nuovo

Si spera che il nuovo anno porti una nuova stagione politica. Ma, intanto, il bilancio della “seconda repubblica” (che doveva portare stabilità) ci dice che le legislature sono durate in media 3 anni e mezzo: uno in meno rispetto alla media della “prima repubblica”.

di Angelo Giubileo | 2 Gennaio 2018

L’anno vecchio se ne va e l’anno nuovo subentra, come sempre accade secondo il ciclo naturale delle stagioni. In politica, una stagione qui da noi forse si chiude e se ne riapre speriamo un’altra fatta di consenso legittimo e democratico. Torniamo al voto di fine legislatura, dopo che molti analisti e commentatori hanno già dichiarato la “fine” della “Seconda Repubblica”. Senza che sia stato ancora chiarito cosa in effetti sia stata e abbia rappresentato.

Dal 1992 a oggi, 25 anni circa trascorsi, si sono succedute 7 legislature e 14 governi. In raffronto ai dati paralleli della “Prima Repubblica” – 46 anni circa, 1 assemblea costituente, 10 legislature e 28 governi -, emerge il dato di sintesi che, in media, mentre nella Prima una legislatura durava poco più di 4 anni e mezzo e un governo 1,6 anni; nella Seconda, e sempre in media, ogni legislatura è durata 3 anni e mezzo e ogni governo analogamente 1,7 anni, cioè in media poco più di un anno e mezzo. La maggior parte dei politici, vecchi e nuovi, ha sostenuto e continua a sostenere che quel che soprattutto occorra al paese sia la stabilità della legislatura e del governo.

Sappiamo tutti che la Prima Repubblica ha contato in genere stabilmente sull’asse della Democrazia cristiana, una specie di “partito della nazione”, la cui azione è stata inoltre supportata anche da altri piccoli partiti, a turno di destra o di sinistra. Quindi, non a caso, l’immagine del “partito della nazione” era stata riposta al centro della narrazione del paese dal partito e dal governo di Matteo Renzi, fino all’esito loro avverso del referendum costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno. E pertanto, se siete ancora alla ricerca di una ragione – un’unica ragione che più di tutte le altre spieghi i fatti accaduti, non solo negli ultimi 25 anni, ma durante il corso di tutta la storia repubblicana -, assumo qui l’ardire di indicarvene piuttosto un’altra, che ritengo sia quella della continuità tra vecchie e nuove generazioni di padrini.

Il termine “padrino” è d’uso in più ambiti, religioso, politico, sociale e assume un’ampia valenza di significati; anche dal punto di vista antropologico, nel qual caso, secondo il vocabolario Treccani, il padrino rappresenta “il membro adulto di una comunità (detto anche compadre) cui venga affidato un ruolo di patrocinio rituale nei confronti di un giovane”. E quindi l’Italia, non a caso, è il secondo paese più vecchio al mondo, superato in questa statistica solo dal Giappone. E se il dato vi appaia poco significativo, allora considerate anche questi altri che seguono. Tra i grandi paesi produttivi, dal 2000 al 2015, l’Italia è stato il paese con la più bassa crescita, in media pari a 0 (zero), seguito a ruota dal Giappone con un dato pari allo 0,8 di crescita media. E inoltre, se il Giappone risulta da tempo il paese con il più grande tasso di debito pubblico rispetto al PIL, oggi circa il 250%; l’Italia è da quasi tre decenni che deve affrontare una seria e persistente crisi del proprio debito pubblico, oggi oltre il 130% del PIL.

Nient’altro che “il grave peso” che i vecchi “padrini” continuano a scaricare sui giovani “figliocci”. Il vocabolario Treccani, per il termine figlioccio, dà un’unica definizione, all’apparenza di carattere quasi esclusivamente religioso: “Chi è stato tenuto a battesimo (o a cresima), rispetto a chi ve l’ha tenuto (compare o padrino, e comare o madrina), assumendosi con ciò l’obbligo morale di assisterlo spiritualmente e, se necessario, anche materialmente”.

Felice anno nuovo a tutti!

Angelo Giubileo

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, assemblea costituente, consenso, crisi, debito pubblico, democrazia, dichiarato, giovani, governo, legislatura, matteo renzi, mondo, nuove generazioni, prima repubblica, punto di vista, referendum, renzi, repubblica

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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