C’era una volta l’inaugurazione solenne dell’anno giudiziario. Quei magistrati in toga ed ermellino che scandivano con tono solenne e linguaggio aulico e arcaico lo stato della nostra giustizia potevano apparire un po’ fuori del tempo.
Ma conservavano tutta la loro autorevolezza. E si capiva che i concetti che procuratori generali delle corti di appello e, soprattutto, della Cassazione snocciolavano leggendo le relazioni davanti ad autorità istituzionali, magistrati, avvocati, forze dell’ordine, non erano solo un consuntivo di attività. Esprimevano piuttosto il tentativo di indirizzare la giustizia penale e civile e di uniformare l’applicazione della legge.
C’è oggi una cerimonia che sembra un caravanserraglio: a volte a fare più rumore sono proprio i magistrati, divisi in correnti che protestano in forme clamorose. Così fanno anche gli avvocati e l’inaugurazione, ormai non si sa più da quanto tempo, ha perso qualsiasi solennità.
Ha assunto la forma di un talk show, nel quale ognuna delle parti in commedia si presenta già pronta con la trovata giusta per attirare l’attenzione su quello che afferma essere il vero problema della giustizia. Tutti hanno qualcosa da dire; purtroppo nessuno sente il dovere di ascoltare (le ragioni altrui).
E l’inaugurazione dell’anno giudiziario è diventata la sede per lanciare accuse senza mai ammettere responsabilità.
Quest’anno, se possibile, tale fuga dalle responsabilità è stata resa più evidente dal posto vuoto di primo presidente della Corte di Cassazione lasciato libero da Nicola Marvulli e ancora vacante. Le faide e i formalismi che investono l’intera magistratura non hanno consentito di trovare un successore.
E, intanto, la litania della denuncia delle responsabilità altrui si è ripetuta: mancano i soldi, mancano gli uomini, mancano le buone leggi (fatte da un Parlamento, peraltro, che vanta il maggior numero di magistrati ed ex magistrati al mondo).
E nessuno che abbia il coraggio e l’onestà di rispondere ad una semplice domanda da farsi allo specchio: siamo sicuri che nelle condizioni date (cioè con questi codici e con questi mezzi, che non sono inferiori rispetto agli altri Paesi europei) l’amministrazione della giustizia che abbiamo in Italia sia la migliore possibile?
Per non dire di un’altra domanda che andrebbe fatta ai sostenitori di quella finzione che è l’obbligatorietà dell’azione penale:come si concilia tale obbligatorietà con l’asserita insufficienza di uomini e mezzi?
Anno Giudiziario/1: ormai è un talk show
C’è oggi una cerimonia che sembra un caravanserraglio: a volte a fare più rumore sono proprio i magistrati, divisi in correnti. Tutti hanno qualcosa da dire; purtroppo nessuno sente il dovere di ascoltare.

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