Se già Tom Ford ci aveva piacevolmente convinti con il suo primo film “ A Single Man” presentato a Venezia un paio di anni fa, con “Animali notturni” (Venezia 73) si conferma regista di tutto rispetto.
Basato sul romanzo Tony & Susan di Austin Wright, il mondo patinato dell’arte, la vacuità degli “intellettuali” estimatori delle istallazioni, è presentato da Ford con occhio che può anche sembrare “distaccato” ma è soprattutto aggressivo ( nel prologo del film, ancora fra i titoli di testa, donne nude di taglia XXXXL, o per meglio dire ultra obese, ballano, ammiccano, mentre la parvenza di un sorriso non arriva più su della bocca e nei loro occhi sembra di leggere una richiesta di aiuto .
E già dal prologo Tom Ford contrappone il brutto al bello, la natura all’arte sottolineando attraverso le immagini il concetto basilare del film: l’arte è fissata una volta per tutte, la vita trasforma e può sformare il corpo (ammetto che la vista di quelle donne nude sfatte e sformate era quasi insopportabile), ma Ford vuole portarci a considerare che nonostante tutto, anche se la vita è un tradimento continuo, la vita vale sempre più dell’arte.
Le stesse donne le ritroviamo , quali istallazioni, sdraiate su pedane bianche, in tutte le posizioni, come morte nella galleria di Susan (Amy Adams) ricca e raffinatissima proprietaria della stessa. Susan, in crisi fin dalle prime scene, comincia a non credere più nel proprio lavoro, credeva di amare ed essere amata ma scoperto il tradimento del marito, comincia a riconsiderare il loro rapporto. Un giorno riceve un libro scritto da Edward, il suo primo marito, il suo amore giovanile che ha caparbiamente sposato nonostante la contrarietà dei parenti (la madre in primis) e che ha poi lasciato accusandolo di essere “debole”, incapace di affermarsi come scrittore , buono solo ad insegnare letteratura in una piccola università.
Susan soffre di insonnia e di notte si immerge nel libro e più legge più resta intrappolata nella storia violenta che sta leggendo e contemporaneamente ripensa al suo primo matrimonio fino a vedere nel protagonista Tony lo stesso Edward.
Ford fa interpretare da Jake Gyllenhaal sia Tony, protagonista del libro che Susan sta leggendo, sia Edward nei frequenti flash-back sapientemente inseriti, come ulteriore piano di lettura del film.
Il film infatti ha tre piani di lettura legati indissolubilmente da Susan.
1) Susan legge il libro 2) La storia di Tony e della sua famiglia, la sua ricerca di vendetta nei confronti di chi ha violentato ed ucciso moglie e figlia, 3) i flash-back in cui Susan e Edward erano ancora innamorati.
Ford denuncia il mondo elitario in cui lui stesso vive e ne evidenzia la freddezza dei sentimenti come la casa di Susan che pur bella è fredda. Lì Susan vive i suoi ricordi, le sue incertezze, i suoi errori che sembra prima o poi debbano essere pagati.
E quindi Ford imbastisce, proprio partendo dal secondo piano di lettura, un thriller violento e bestiale ambientato in un Texas infido e polveroso, contrapponendo alle luci forti e abbaglianti degli spazi aperti, il buio della casa di Susan concentrata nella lettura e nel ripensamento delle sue scelte di vita, fino all’epilogo finale riprendendo Susan in primo piano, fino al particolare dell’occhio con cui si chiude il film.
Maria Rita Monaco

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