Allo stato delle cose è impossibile risolvere l’asfissiante problema economico italiano non solo per le difficoltà a recedere dai Trattati Europei, ma essenzialmente per la confusione politica in atto.

La Germania, nonostante il suo funesto passato fosse stato bocciato dalla storia, tenta imperterrita d’imporre la sua sovranità ai paesi più deboli economicamente.
A subire le manie di grandezza politica della Merkel ci sono l’Italia, la Grecia, La Spagna e il Portogallo.
In considerazione di tale clima europeo c’è chi vede l’Italia morire per la seconda volta a seguito dell’accettazione delle direttive culturali, giuridiche e politiche dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America.
Per evitare ciò sarebbe indispensabile riconquistare la Sovranità nazionale e popolare, ricollocando la Costituzione al vertice del nostro ordinamento per poi tentare di ricondurre il popolo italiano alla disciplina dei rapporti economici.
Ha ragione Luciano Del Vecchio quando afferma che l’Unione Europea ha quasi estinto la sovranità economica italiana. Per sottrarre l’Italia ai vincoli imposti dall’Ue, bisognerebbe recedere dai Trattati europei sottoscritti. Ciò non è possibile fare per la mancanza di Leggi italiane atte a dette operazioni.
Allo stato delle cose è impossibile risolvere l’asfissiante problema economico italiano non solo per le difficoltà a recedere dai Trattati Europei, ma essenzialmente per la confusione politica in atto e per l’assenza di un governo forte e deciso a ripristinare la solidarietà nazionale.
Il PD avviato a conquistare la maggioranza elettorale si ritrova a dover superare le accuse dei partiti avversari per il coinvolgimento nello scandalo della Banca MPS.
Ai problemi della Banca MPS si uniscono le altalenanti accuse di Vendola al Professor Monti e di questi a Vendola. Il PD è consapevole delle difficoltà d’abbattere quando dovesse formazione il governo vincendo le votazioni.
A rendere più pesante il clima politico del PD è il giudice della Procura di Palermo Antonio Ingroia, che alla guida del suo partito, Rivoluzione Civile, mira a colpire il PD di Bersani e il PDL di Berlusconi ritenuti responsabili della crisi economica e civile dell’Italia imposte da Monti.
Con Ingroia si sono schierati il Dott. Antonio Di Pietro dell’IDV e l’ex giudice De Magistris, ora Sindaco di Napoli.
A memoria storica il PM Ingroia è stato un noto giudice di sinistra, attento ai problemi riguardanti la legalità e la trasparenza. Una prova di rispetto della Legge l’ha data indagando sui rapporti Mafia-Politica per le stragi in cui sono morti Falcone e Borsellino.
Inspiegabile, per chi ha apprezzato il suo rigore nelle indagini assegnategli, è accettare religiosamente la decisione della Consulta di cancellare le intercettazioni telefoniche tra Napolitano e l’ex ministro Mancino riguardanti i suddetti accertamenti Mafia Stato. L’invito dell’ONU è sembrato un combinato politico per allontanarlo dalla Procura di Palermo.
Il sospetto di poter essere costretto ad appendere la toga al chiodo, come hanno fatto Di Pietro e De Magistris trova riscontro nel voler intraprendere la carriera politica.
Dalla politica il Dottor Ingroia non potrà ottenere i riconoscimenti conseguiti da magistrato. In politica sarà un numero di tutto rispetto in uno scenario di comparsa.
A far comprendere al dottor Ingroia la diversità dei ruoli tra magistratura e politica è stata il rifiuto di Beppe Grillo a unirsi per dare più forza alla lotta contro i responsabili della crisi economica di cui soffre l’Italia.
Il Dottor Ingroia lotta il Professor Monti quale responsabile dei danni apportati al Popolo italiano per salvare le Banche tedesche, Francesi e in parte la MPS italiana.

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