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Ancora una aggressione alla stampa durante la contromanifestazione dei centri sociali

Ancora tensioni a Milano, ancora un episodio che riapre una questione troppo spesso sottovalutata: la libertà di stampa e il clima di intimidazione che si respira in alcune frange della protesta politica radicale. Nella giornata di sabato 18 aprile, durante una contromanifestazione organizzata da collettivi e centri sociali in risposta a un’iniziativa della Lega, una troupe di TgCom 24 è stata aggredita, spintonata e costretta ad allontanarsi dal corteo. Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, la situazione è rapidamente degenerata: gli operatori sono stati circondati e ostacolati nel loro lavoro, mentre la giornalista impegnata nella telecronaca è stata a sua volta bersaglio di atteggiamenti intimidatori.

di Luca Rampazzo | 19 Aprile 2026

Ancora tensioni a Milano, ancora un episodio che riapre una questione troppo spesso sottovalutata: la libertà di stampa e il clima di intimidazione che si respira in alcune frange della protesta politica radicale.

Nella giornata di sabato 18 aprile, durante una contromanifestazione organizzata da collettivi e centri sociali in risposta a un’iniziativa della Lega, una troupe di TgCom 24 è stata aggredita, spintonata e costretta ad allontanarsi dal corteo. Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa, la situazione è rapidamente degenerata: gli operatori sono stati circondati e ostacolati nel loro lavoro, mentre la giornalista impegnata nella telecronaca è stata a sua volta bersaglio di atteggiamenti intimidatori.

Non si tratta di un episodio isolato. Al contrario, si inserisce in una sequenza ormai consolidata di atti ostili nei confronti dell’informazione, in cui la presenza di telecamere e microfoni viene percepita non come garanzia di trasparenza, ma come elemento da respingere. Un cortocircuito pericoloso, soprattutto in un contesto democratico.

Un clima di ostilità crescente

L’elemento più preoccupante non è solo l’aggressione in sé, ma il contesto culturale che sembra legittimarla. In più occasioni, settori dell’estrema sinistra hanno mostrato un atteggiamento di chiusura — quando non apertamente ostile — verso i media non allineati. La cronaca di sabato sembra confermare questa deriva: impedire la documentazione di un evento pubblico equivale, nei fatti, a limitare il diritto dei cittadini a essere informati.

In questo quadro, resta aperta una domanda politica: quale sarà la reazione delle forze istituzionali, in particolare del Partito Democratico? Le aggressioni alla stampa dovrebbero rappresentare una linea rossa invalicabile, indipendentemente dal contesto o dal colore politico degli aggressori. Eppure, precedenti analoghi non hanno sempre registrato prese di posizione nette e tempestive.

Il contesto milanese e il ruolo dei centri sociali

La vicenda si inserisce anche nel più ampio dibattito sul ruolo dei centri sociali a Milano. Strutture come il Lambretta — formalmente oggetto di controversie giuridiche sulla legittimità dell’occupazione — continuano a essere punti di riferimento per una galassia politica che oscilla tra attivismo e conflitto aperto.

Nella stessa giornata, in via Rizzoli 13/a, si è tenuto un evento per celebrare il compleanno del Lambretta. Non vi sono conferme che i protagonisti degli scontri del pomeriggio vi abbiano preso parte. Ma, qualora fosse accaduto, non rappresenterebbe certo un elemento sorprendente, quanto piuttosto la prosecuzione — su un piano diverso — di una mobilitazione che alterna momenti di socialità a episodi di forte tensione.

Libertà di manifestare, libertà di informare

È doveroso ribadire un principio fondamentale: in uno Stato di diritto, la libertà di manifestare e quella di informare devono coesistere. Una protesta può essere anche radicale, maè accettabile che si trasformi in un contesto in cuiqualcuno aggredisce i giornalisti e li allontana con la forza.

L’episodio di sabato rappresenta dunque un banco di prova per la politica milanese e nazionale. Non solo per condannare quanto accaduto, ma per riaffermare con chiarezza che la violenza — anche quando si ammanta di giustificazioni ideologiche — resta inaccettabile.

E che la libertà di stampa non è negoziabile.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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