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Ancora tu…

Il professor Ernst Nolte nel 2003 in Italia ospite della presidenza del Senato, tenne una lezione nella quale si sosteneva che lo Stato di Israele, in quanto Stato etnico, era l’erede diretto del Terzo Reich. Da questo giornale fu risposto al professore, che pure era un esimio conoscitore della storia del fascismo europeo, che Israele non era uno Stato etnico, era uno Stato del Ritorno. Le Nazioni unite nel 1948 ritennero che gli ebrei dispersi e perseguitati per migliaia di anni in tutti gli angoli di Asia ed Europa, avessero diritto a ricostruire la loro patria nei territori biblici di Giudea e Samaria.

di Riccardo Bruno · 31 Ottobre 2026

Il professor Ernst Nolte nel 2003 in Italia ospite della presidenza del Senato, tenne una lezione nella quale si sosteneva che lo Stato di Israele, in quanto Stato etnico, era l’erede diretto del Terzo Reich. Da questo giornale fu risposto al professore, che pure era un esimio conoscitore della storia del fascismo europeo, che Israele non era uno Stato etnico, era uno Stato del Ritorno. Le Nazioni unite nel 1948 ritennero che gli ebrei dispersi e perseguitati per migliaia di anni in tutti gli angoli di Asia ed Europa, avessero diritto a ricostruire la loro patria nei territori biblici di Giudea e Samaria. Tutti i non ebrei che avrebbero riconosciuto questo diritto, avrebbero potuto diventare cittadini di quello stesso Stato. Cosa di cui forse il mondo si sarebbe dovuto accorgere in queste elezioni. I quattro partiti arabi presenti al voto, hanno ottenuto 18 seggi, rappresentando praticamente il venti per cento della popolazione non ebraica. Tra arabi ed ebrei israeliani c’è diffidenza, certo ma non c’è discriminazione. Gli arabi in Israele sono liberi di fare quello che gli pare, i commercianti, i medici, gli insegnanti, i soldati e i parlamentari. Ci sono matrimoni misti in Israele e soprattutto non ci sono le leggi razziali che ci furono nel Terzo Reich.

Un illustre medio orientalista ospite di una trasmissione televisiva che commentava il voto in Israele, ha detto che il paese non era normale perché appunto i partiti arabi non erano mai stati al governo. Dall’apartheid all’anormalità. Un bel passo avanti. Anche l’Italia, dove il partito comunista, nonostante prendesse il doppio dei partiti arabi, non essendo mai stato al governo dopo il 1948 e per altri 40 anni, era un paese anormale. Solo che l’anormalità di Israele non va misurata rispetto all’Europa, semmai rispetto al mondo arabo che la circonda completamente. Non trovi nessun partito ebraico alle elezioni nei paesi che circondano Israele. O perché non si fanno le elezioni, o perché gli ebrei sono stati interamente epurati. Questa è un’altra differenza dal Terzo Reich che il professor Nolte non aveva colto. A parte le dimensioni della Germania rispetto ad Israele e la numerosità della popolazione, ridicolo solo compararli, fuori dalla Germania, in Austria, in Slovenia, nei Sudeti, fino al mar Baltico, ancora a Lubecca, c’erano milioni di tedeschi. Arrivi ai confini di Israele e non trovi più un ebreo nemmeno a cercarlo. Come fa Israele a occupare Gaza o l’intera Cisgiordania? Non ha una popolazione sufficiente per farlo. Israele lotta per la sua sicurezza.

Per quanto di terra ne abbia sempre avuto poca, quella conquistata nelle guerre in cui è stata aggredita, Israele l’ha sempre messa a disposizione in cambio della pace. L’Egitto lo dimostra. Cessate le ostilità con Israele, anche senza riconoscimento formale, l’Egitto ha riottenuto il Sinai. Gaza che era egiziana, invece Sadat non se l’é ripresa e nessuno più la rivendica. Ci facessero pure lo Stato palestinese e per questo obiettivo lavorarono tre amministrazioni israeliane, Peres, Rabin, Olmert. Ogni volta che credettero di aver raggiunto un accordo, quello saltava perché i palestinesi avevano cambiato idea. Bill Clinton si prodigò per la pace durante il suo mandato e alla fine perse la pazienza. “A quelli non interessa ottenere lo Stato palestinese. Vogliono solo ammazzare gli ebrei”. Trump ha detto che Netanyahu deve il successo elettorale al suo sostegno, in verità lo deve a Clinton, perché Bibi da sempre pensa la stessa cosa di Bill, che se volevano lo Stato, gli arabi lo avrebbero fatto nel 1948. Vogliono solo distruggere quello ebraico. Nella testa di Hamas non ci sono due Stati. Ce n’è uno soltanto che schiacci finalmente Israele, dalla terra al mare.

La rendita elettorale del Likud è oramai divenuta inattaccabile, soprattutto dopo il clamoroso fallimento compiuto da Sharon che, ritiratosi unilateralmente dalla striscia di Gaza, come ricompensa, venne bombardato dai territori abbandonati. Volete liberarvi di Netanyahu, portarlo a processo e seppellirlo per sempre? Rendete sicura Israele da ogni aggressione e Netanyahu perderà interamente la sua base elettorale. Più facile che gli europei abbiano presto gli stessi problemi di Israele. La candidata della Linke a Berlino, Elif Eralp, ha appena ammesso di aver paura per lei e la sua famiglia dei pro Pal. E la Eralp è mussulmana. Bisogna aspettare di conoscere meglio i pro Pal italiani, questo Siehr ad esempio, un tipetto interessante. Presto si saprà se la Eralp ha torto o ragione.

Riccardo Bruno

Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

Sezione: Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Dietro l’apparente felicità di una famiglia benestante si nasconde un patto dal prezzo terribile. Nel thriller psicologico di Paolo Strippoli, amore e controllo si confondono, mentre segreti, fragilità e ossessioni conducono verso una catastrofe inevitabile. Maria Rita Monaco riflette sui legami familiari e sulle conseguenze di un amore che, anziché proteggere, finisce per distruggere.

Sulla nuova legge di Bilancio si può dire che è mediocre rispetto alla grandezza dei problemi di finanza statale, e velleitaria nella ricerca ovunque di piccolo consenso, ma per lo meno non scassa i conti pubblici. Non è poco, in un anno elettorale.  Il Ministro dell’economia Giorgetti, nella settimana in cui è cautamente passato all’opposizione dentro la Lega, ha confermato senso di responsabilità.

La politica è lo specchio di ciò che siamo. O forse l’interfaccia attraverso la quale mostriamo soltanto ciò che ci fa comodo far vedere. La recente legge elettorale riporta al centro una questione fondamentale: il diritto dei cittadini di scegliere davvero i propri rappresentanti. Quelli del territorio. Ma prima di indignarci per ciò che la politica decide dovremmo porci una domanda scomoda: quando c’era da agire, noi dov’eravamo? Dove sono state le piazze gremite, le proteste, le mobilitazioni capaci di far sentire la voce dei cittadini? Dove sono finiti quelli che oggi si lamentano, denunciano, accusano e dispensano lezioni di democrazia? Il discorso riguarda tutti, ma diventa particolarmente scomodo per chi vota a Sinistra.

Quando un personaggio come Youssef Siher arriva a evocare Hitler che difende eroicamente la Germania dai “terroristi” alleati, il problema non è più soltanto la miseria intellettuale di certe provocazioni, ma il contesto politico e culturale che consente a simili discorsi di trovare ascolto, legittimazione e complicità.

Dovevano bloccare Milano, hanno finito per giocare a mosca cieca in Tangenziale. I 25mila partecipanti alla manifestazione di ieri, secondo la stima della Questura, hanno potuto sfilare, gridare contro il Governo e annunciare l’ennesima rivoluzione. Il centro cittadino, questa volta, è rimasto fuori dal percorso. E già questa è stata una buona notizia. Il merito va riconosciuto a chi ha gestito l’ordine pubblico. Prefettura, Questura e Forze dell’Ordine hanno affrontato un appuntamento delicato con una capacità di prevenzione e una gestione che, a mio giudizio, sono state ottime. La Tangenziale Est è stata chiusa prima dell’arrivo del corteo e riaperta dopo circa tre ore.

L’obiettivo principale di queste elezioni era quello di rovesciare il regime di Netanyau al potere e non metterlo in condizione di perseguire la sua strategia di guerra permanente.
In una società profondamente lesionata dai fatti di questi ultimi tre anni e molto divisa sul piano politico il risultato ottenuto, a partire dalla copiosa partecipazione democratica al voto é tutt’altro che trascurabile.

Eccolo qui, il grande palcoscenico del midterm, il giudizio di Dio di un’America spaccata in due, dove non si salvano né i vincitori né i vinti. Da una parte c’è lui, Donald Trump, con quella sua criniera sfacciata e quel tono da padrone del vapore che parla alle pance, ai rancori, alla rabbia cieca di una provincia dimenticata. Non cercate in lui la nobiltà di Washington o il rigore dei Padri Fondatori; c’è solo l’istinto primordiale del predatore mediatico, un uomo che ha trasformato la presidenza in un’estensione del proprio ego, un ciclone che travolge le istituzioni con la stessa disinvoltura con cui si firma un assegno.

L’indiscrezione, che circolava da tempo, ora è notizia ufficiale: Christine Lagarde lascerà la guida della Banca centrale europea (Bce) il 7 febbraio prossimo, in anticipo di otto mesi sulla fine ufficiale del suo mandato. A comunicarlo è stata la banca stessa in una nota. Il Consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte ha salutato la presidente con una lunga standing ovation, poche ore prima di decidere di lasciare invariati i tassi d’interesse dell’Eurozona. In un breve video, Lagarde ha definito l’istituzione “una roccia” e ha detto di lasciarla pronta per il futuro.

Per Trump il presidente ucraino rappresenta il principale ostacolo ad un accordo di pace che lui avrebbe già negoziato, ma non confessato, con Vladimir Putin a Anchorage, in Alaska, il 15 agosto dello scorso anno alle spalle e sulla pelle degli ucraini. Anche la settimana passata l’inquilino del Cremlino ha ribadito che il Donbass è storicamente russo e che russi e ucraini sono geneticamente un unico popolo. Ma quella fetta di territorio è stata trasformata in una cintura-fortezza su cui fa perno l’intero assetto difensivo dell’Ucraina

Il professor Ernst Nolte nel 2003 in Italia ospite della presidenza del Senato, tenne una lezione nella quale si sosteneva che lo Stato di Israele, in quanto Stato etnico, era l’erede diretto del Terzo Reich. Da questo giornale fu risposto al professore, che pure era un esimio conoscitore della storia del fascismo europeo, che Israele non era uno Stato etnico, era uno Stato del Ritorno. Le Nazioni unite nel 1948 ritennero che gli ebrei dispersi e perseguitati per migliaia di anni in tutti gli angoli di Asia ed Europa, avessero diritto a ricostruire la loro patria nei territori biblici di Giudea e Samaria.

«Pensavo di apparire come un medico, perché faccio sentire meglio le persone». Con queste parole Donald Trump ha cercato di spiegare l’immagine creata con l’intelligenza artificiale che lo ritraeva come Gesù mentre guarisce un malato in un letto d’ospedale. L’immagine includeva anche simboli patriottici e militari statunitensi. Trump, però, l’aveva fatta grossa e, dopo poche ore, il post è stato rimosso in seguito alle accuse di blasfemia mosse da esponenti cattolici ed evangelici.

Le stime Istat di ottobre 2026 fotografano una realtà senza sconti: l’indice dei prezzi al consumo schizza al +5,4% su base annua, rispetto al +4,2% di settembre e toccando picchi che non si vedevano da oltre tre anni. A spingere la fiammata sono in primo luogo i beni energetici (quelli regolamentati da Arera balzano da +25,8% ad un impressionante +59,5%), ma la contrazione picchia duro anche sulla vita quotidiana: il “carrello della spesa” sale al +2,5% e i prodotti ad alta frequenza d’acquisto toccano il +5,8%.

Dal 26 al 29 ottobre 2026 si è tenuta la Quinta Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC). Evento rilevante per la vita politica e istituzionale del Partito e della Repubblica Popolare Cinese, al quale hanno partecipato 162 membri e 117 membri supplenti del Comitato Centrale.

Il giorno dopo la Cassazione, il direttore della pastorale sociale diocesana descrive una città “molto meno contrapposta” rispetto al passato e chiede al governo un impegno concreto. Il 6 novembre adorazione eucaristica in tutte le 88 parrocchie su salute e lavoro.

Finché l’umanità ha accettato per buona questa logica marxista della indissolubile dipendenza dal Creato, e si è adattata da “scimmia imitatrice”, non ha sbagliato una sola virgola, tant’è che è vissuta così per decine di millenni e senza quella incertezza di futuro che oggi ci assilla. Poi l’uomo moderno, da quel gran presuntuoso che è diventato, maneggiando saperi e soldi, e dandosi sepoltura sotto montagne di tecnologia suicida, ha creduto di saper addomesticare e sfruttare la natura: e come eccellente risultato ha ridotto i sistemi sociali e l’habitat, in un ammasso di rifiuti infetti e mortali.

Le elezioni di metà mandato sono spesso percepite come un referendum sull’operato dell’amministrazione in carica. Quelle del prossimo 3 novembre lo sono ancora di più, considerando che in questo primo biennio del secondo mandato di Trump alla Casa Bianca i repubblicani hanno controllato entrambe le Camere del Congresso. L’economia rimane la principale preoccupazione per gli elettori quando si avvicina il momento di recarsi alle urne, ma le crisi di questi ultimi mesi, prime tra tutte carovita e aumento dei prezzi dei carburanti, hanno concentrato l’attenzione degli americani su problemi più immediati.

La scarcerazione di Youssef Siher riporta alla luce uno dei problemi più evidenti dell’Italia: il rapporto sempre più conflittuale tra magistratura, politica e sicurezza pubblica. Un sistema nel quale ogni decisione controversa provoca uno scontro istituzionale, alimentando nei cittadini la sensazione di uno Stato incapace di affrontare con fermezza questioni delicate come la violenza nelle piazze e il radicalismo politico.

I 100 euro stanziati dalla legge finanziaria appena approvata dal Consiglio dei ministri sono una cosa un po’ diversa da quella che sembrerebbe a prima vista. Non sono infatti 100 euro una tantum per ogni bambino appena nato. La manovra 2027 prevede un fondo per i nuovi nati: lo Stato dovrebbe versare 100 euro all’anno per ogni bambino fino al compimento dei 18 anni. Un piccolo salvadanaio previdenziale che, sulla carta, potrebbe arrivare a circa 1.800 euro. Sulla carta, appunto.

La scarcerazione di Youssef Siher, indicato dagli inquirenti come amministratore del Movimento 17 ottobre, riaccende il dibattito sulle violenze che hanno colpito Milano. L’avvocato Gennaro Colangelo propone un’iniziativa collettiva per tutelare cittadini e commercianti, accertare le responsabilità e ottenere il risarcimento dei danni.

Poiché, ieri sera, i telegiornali hanno aperto sullo sciopero di oggi, puntando a creare un clima di allarme che rischia di delegittimare preventivamente l’intera mobilitazione, credo sia giusto raccontare chi, perché e dove centinaia di miglia di persone saranno in piazza. Sono previste manifestazioni in più di cinquanta città con lavoratori, studenti, pensionati, movimenti per la casa e associazioni pacifiste.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riportato la CDU al governo promettendo una svolta sull’immigrazione, e continua a spostare il partito su posizioni sempre più restrittive. Le urne dell’Est non lo hanno premiato. Lo scorso settembre l’AfD ha più che raddoppiato i propri voti in entrambi gli Stati che hanno votato: 43,8 per cento in Sassonia-Anhalt, 38,2 per cento nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove la CDU è scesa sotto il 5 ed è rimasta senza seggi.

E così, eccoli qua. Con la loro altisonante dichiarazione di guerra politica, i deputati della Lista Araba Unita si alzano sullo scranno per gridare che sono pronti a cacciare Benjamin Netanyahu. Lo dicono con la foga tipica di chi crede che basti abbattere un uomo per cancellare la storia, per risolvere il groviglio di odio, sangue e sabbia che da decenni consuma questa terra martoriata. Si pongono come i nuovi giustizieri, l’ago della bilancia di un Israele sempre più frammentato, convinti di poter guidare il destino di un paese che, in fondo, li guarda sempre con il dito sul grilletto.

Dopo il risultato devastante per la famiglia Bolsonaro, uscita sconfitta dalle elezioni in Brasile a seguito della svolta storica di Lula, nella notte stessa del ballottaggio ha cominciato a muoversi la brama golpista degli alti vertici della famiglia. Flavio (come era noto a tutti già durante le elezioni) ha delle spiegazioni da dare alla polizia in merito a inchieste che vanno dal riciclaggio di denaro al peculato, e che coinvolgono le milizie dello Stato di Rio de Janeiro.

L’8 ottobre, con un post sui social, Donald Trump ha fatto sapere che gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran “prima delle elezioni di midterm”. Una frase che lega apertamente il calendario della guerra, in corso ormai da otto mesi, a quello delle urne, e che suggerisce quanto il voto del 3 novembre possa incidere non solo sugli equilibri interni a Washington ma anche sulla sua politica estera.

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