
A Sumy, città ucraina, due missili russi uccidono 34 persone, tra cui 2 bambini, e ne feriscono 120, tutti civili.
A Gaza city, un missile israeliano colpisce l’ultimo ospedale funzionante, in un territorio dove tutto ormai è stato distrutto e dove continua la strage del popolo palestinese.
L’orrore che si può provare di fronte a questi fatti non può che essere lo stesso, come lo sgomento per la perdita evidente di ogni sentimento di umana pietà.
Differente nei due casi è però il comportamento dell’Europa che usa due pesi e due misure.
In Ucraina si mandano ancora armi e si vuole che la guerra continui fino ad una assai improbabile vittoria dell’aggredito, finendo così per alimentare il conflitto.
Nella striscia di Gaza, diventata ormai “un campo di sterminio”, non si riesce neppure a far arrivare gli aiuti umanitari ad un popolo che muore letteralmente di fame e di sete.

Alla Russia si applicano sanzioni e se ne minacciano di ancora più pesanti. Con Israele si continua a commerciare e si vendono tranquillamente armi perché possa continuare a compiere il genocidio del popolo palestinese.
In entrambi i casi l’Europa è complice dell’orrore.
Neppure per le festività della Pasqua -cuore del messaggio cristiano, simbolo della vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della speranza sulla disperazione- si leva con la dovuta forza da parte dell’Unione Europea una richiesta di cessare il fuoco e, ancora meno, viene avanzata una proposta di pace.
Vergognoso è il comportamento del governo italiano, incapace di ogni posizione autonoma, di una proposta diplomatica che faccia almeno discutere.
Ieri, è tornato Papa Francesco tra la folla in piazza San Pietro, vestito di bianco e senza i naselli per l’ossigeno.
Non resta che sperare in lui, credenti e non credenti, per un messaggio di pace, contro la follia della guerra e della corsa agli armamenti.
Enrico Rossi

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