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Ancora sangue a Gaza e in Ucraina, la domenica dell’ulivo, simbolo di pace

A Sumy, città ucraina, due missili russi uccidono 34 persone, tra cui 2 bambini, e ne feriscono 120, tutti civili. A Gaza city, un missile israeliano colpisce l’ultimo ospedale funzionante, in un territorio dove tutto ormai è stato distrutto e dove continua la strage del popolo palestinese. L’orrore che si può provare di fronte a questi fatti non può che essere lo stesso, come lo sgomento per la perdita evidente di ogni sentimento di umana pietà.

di Enrico Rossi | 14 Aprile 2025

A Sumy, città ucraina, due missili russi uccidono 34 persone, tra cui 2 bambini, e ne feriscono 120, tutti civili.

A Gaza city, un missile israeliano colpisce l’ultimo ospedale funzionante, in un territorio dove tutto ormai è stato distrutto e dove continua la strage del popolo palestinese.

L’orrore che si può provare di fronte a questi fatti non può che essere lo stesso, come lo sgomento per la perdita evidente di ogni sentimento di umana pietà.

Differente nei due casi è però il comportamento dell’Europa che usa due pesi e due misure.

In Ucraina si mandano ancora armi e si vuole che la guerra continui fino ad una assai improbabile vittoria dell’aggredito, finendo così per alimentare il conflitto.

Nella striscia di Gaza, diventata ormai “un campo di sterminio”, non si riesce neppure a far arrivare gli aiuti umanitari ad un popolo che muore letteralmente di fame e di sete.

Alla Russia si applicano sanzioni e se ne minacciano di ancora più pesanti. Con Israele si continua a commerciare e si vendono tranquillamente armi perché possa continuare a compiere il genocidio del popolo palestinese.

In entrambi i casi l’Europa è complice dell’orrore.

Neppure per le festività della Pasqua -cuore del messaggio cristiano, simbolo della vittoria della vita sulla morte, del bene sul male, della speranza sulla disperazione- si leva con la dovuta forza da parte dell’Unione Europea una richiesta di cessare il fuoco e, ancora meno, viene avanzata una proposta di pace.

Vergognoso è il comportamento del governo italiano, incapace di ogni posizione autonoma, di una proposta diplomatica che faccia almeno discutere.

Ieri, è tornato Papa Francesco tra la folla in piazza San Pietro, vestito di bianco e senza i naselli per l’ossigeno.

Non resta che sperare in lui, credenti e non credenti, per un messaggio di pace, contro la follia della guerra e della corsa agli armamenti.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: enrico rossi, governo, governo italiano, misure, persone, speranza, usa

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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