Per chi non lo avesse capito (e molti giornali hanno finto di non capire o hanno comunque ignorato il particolare) il caso ha voluto che il mancato voto del parlamentare in stato di custodia cautelare sia stato determinante per la bocciatura della legge di rendicontazione del bilancio.
Non può essere liquidata con una alzata di spalle o con trucido sarcasmo (abbondante nei nostri giustizialisti alle vongole) la richiesta del deputato Pdl Alfonso Papa, detenuto nel carcere di Poggioreale dal 20 luglio scorso che, attraverso il suo legale avvocato Giuseppe D’Alise, ha fatto sapere “di avere chiesto di partecipare al voto di fiducia al governo Berlusconi”.
Secondo quanto annunciato da una nota del gruppo Pdl alla Camera, Papa ha fatto anche presente, “di essere rammaricato della sua mancata presenza alle votazioni di questi ultimi giorni, grave vulnus al quorum dell’assemblea”.
Per chi non lo avesse capito (e molti giornali hanno finto di non capire o hanno comunque ignorato il particolare) il caso ha voluto che il mancato voto di Papa sia stato determinante per la bocciatura della legge di rendicontazione del bilancio e avrebbe potuto esserlo anche per la fiducia. Nel primo caso, essendosi verificata una partità di voti che ha determinato la debacle del governo, qualora Papa fosse stato presente in aula il risultato sarebbe stato opposto; nel secondo caso, invece, il voto di Papa avrebbe solo reso più ampio il margine. Naturalmente questo niente toglie allo stato di profonda crisi del governo e della maggioranza. L’argomento non può essere usato come giustificazione. Ma serve riflettere su questa circostanza per inquadrare nella sua giusta luce il dibattito di questi ultimi anni sulle prerogative degli eletti del popolo. Che non sono privilegi ma garanzie per il libero svolgimento del mandato finalizzate al rispetto della volontà degli elettori.
Per puro caso, sono stati i giudici a determinare l’esito del voto. E potrebbero esserlo ancora. Sicuri che vada bene così?

Per chi non lo avesse capito (e molti giornali hanno finto di non capire o hanno comunque ignorato il particolare) il caso ha voluto che il mancato voto del parlamentare in stato di custodia cautelare sia stato determinante per la bocciatura della legge di rendicontazione del bilancio.
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