Da qualche tempo il ministro Sacconi razzola male. Il
riferimento non è solo alle note vicende di Eluana Englaro,
ma soprattutto a quei temi e a quegli argomenti in cui aveva
cominciato predicando bene. C’è un Libro Verde, prodotto dal
suo ministero sul futuro del modello sociale intitolato “La
vita buona nella società attiva”, e datato 25 luglio 2008;
c’è una discussione sui temi proposti, c’è un progetto di
Libro Bianco che dovrebbe trarre le conclusioni della
discussione e costituire la summa programmatica nel comparto
salute/lavoro per i prossimi anni. Tra i temi in
discussione, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali,
si sosteneva giustamente che nell’attuale struttura vi sono
molte iniquità di trattamento, derivanti da una rigidità dei
trattamenti stessi [cassa integrazione, indennità di
mobilità e di disoccupazione] e che ciò costituisce,
soprattutto con riferimento ai gruppi più tutelati, un
ostacolo oggettivo ai processi di mobilità ed al dinamismo
del mercato del lavoro. E fin qui, appunto, predicava bene.
Qualche tempo è passato; e siamo in ritardo sia per la
conclusione della discussione sia per la pubblicazione del
Libro Bianco propositivo. Ma nel frattempo nell’andamento
delle relazioni industriali si sono determinati diversi
sviluppi, alcuni dei quali si pongono in diretto contrasto
con i principi affermati nel Libro Verde. In particolare
bisogna guardare ai risultati dell’accordo governo-regioni
per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga.
Innanzi tutto il principio della deroga. E’ consuetudine
almeno da vent’anni, da parte di tutti i governi che si sono
succeduti, di utilizzare la formula “in attesa della riforma
organica degli ammortizzatori sociali”. Prima la politica di
Damiano, impostata dal precedente governo, che aveva
tracciato alcune linee programmatiche comunque ben lungi
dall’essere realizzate, e adesso le recenti misure anticrisi
hanno proseguito nell’azione di aggiustamento ed anche di
espansione degli interventi a sostegno del reddito, ma non
distaccandosi dagli attuali strumenti o innovando rispetto
ad essi. Il recente accordo Governo/Regioni accentua questa
incapacità, anzi la rende ancor più grave nel momento in cui
stanzia 8 miliardi di euro per i prossimi due anni,
riconoscendo preliminarmente che il sistema degli
ammortizzatori in deroga non rappresenta una riforma degli
ammortizzatori sociali, ma si limita solo alla
predisposizione di strumenti, neppure innovativi, collegati
all’eccezionalità della situazione economica. Quanto alla
destinazione delle risorse, si segue il tracciato fissato
dalle disposizioni anticrisi e quindi, con l’assegnazione
delle funzioni distributive agli strumenti determinati dalla
contrattazione collettiva, come per esempio gli enti
bilaterali, si ritorna al solito giochetto di privilegiare i
settori forti e protetti e lasciare le briciole agli altri.
In secondo luogo, nella stessa giornata dell’accordo, il 12
febbraio, Sacconi completava l’opera dichiarando che al
momento attuale non esistono le condizioni di un impegno
proiettato indefinitamente nel tempo per una riforma
strutturale in materia di ammortizzatori sociali, la quale
dovrà essere ulteriormente rinviata ad una fase di maggiore
stabilità economica. Naturalmente la colpa [non senza una
reale componente di verità] è del precedente governo che ha
bruciato ingenti risorse sull’abolizione dello scalone.
Tutto questo accade in un momento in cui si avverte come le
prime conseguenze della crisi economica vadano a riversarsi
sulla crisi sociale, determinando come effetto che tutti i
settori del mondo del lavoro ne sono colpiti, ma che i primi
sono quelli più esposti e meno garantiti, con in più il
rischio che ampi settori delle categorie semigarantite ma
non troppo vengano in pratica anch’essi emarginati.
Siccome, nonostante la sua appartenenza a questo governo,
del ministro Sacconi abbiamo stima, ci auguriamo che questa
stanca gli passi e ce la faccia a razzolare un po’ meglio.
Purtroppo non l’aiuta affatto l’ambiente governativo di cui
fa parte e anche l’opposizione, specie su questi temi, resta
sempre divisa e internamente lacerata tra i buoni propositi
di scuola e gli estremismi di fatto.
Silla Cellino

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