Gli amici socialisti – quelli veri, in quanto amici e in quanto socialisti – non si offenderanno se in maniera ruvida pongo una questione che è per loro vitale quanto lo è per gli ex PCI-PDS-DS. Mi riferisco al loro rapporto con la memoria di Bettino Craxi: che non può essere evocato o obliato secondo convenienza.
Mi offre l’occasione di affrontare l’argomento quanto sta avvenendo dopo l’intenzione manifestata da alcuni sindaci di centro-destra, in primo luogo il sindaco di Milano Moratti, di ricordare lo statista socialista nella toponomastica delle loro città. Mi ha messo profondamente a disagio la fretta con cui alcuni esponenti del PSI hanno baldanzosamente diffidato questi sindaci dall’appropriarsi di Bettino, che è sempre stato uomo di sinistra. Una fretta sospetta, quasi un ammiccare alla parte opposta per dire “guardate che noi non c’entriamo niente con queste iniziative”.
Il vero problema, cari amici socialisti, non sono le vie intitolate a Craxi dai sindaci di centro-destra ma quelle che non vi è stato ancora possibile fargli intitolare dalle amministrazioni di centrosinistra di cui fate o facevate parte. E’ un problema grosso come una casa, che riguarda non solo voi ma anche il PD (nel quale solo in pochi se ne rendono conto).
Le condanne e la diversa valutazione sulle vicende oscure di tangentopoli non c’entrano. Piuttosto la damnatio memoriae è un’arma di cui, non da oggi, da quella parte si fa ampiamente uso. Bettino Craxi veniva offeso e dileggiato già negli anni ’80 dal vecchio PCI e dalla sinistra DC che oggi costituiscono ancora l’ossatura del PD. E prima di lui la stessa cosa era successa al fondatore della socialdemocrazia in Italia, Giuseppe Saragat. Saragat è stato presidente della repubblica oltre che uno dei migliori e più moderni uomini politici italiani: le strade intitolate a lui si potrebbero tenere a mente, tanto sono poche. Pietro Nenni, lo storico segretario del PSI è adeguatamente rappresentato nella toponomastica nazionale. Ma perché nelle giunte ove c’erano i democristiani, nel dare via libera alla intitolazione, questi si consolavano pensando al socialista che era approdato alla alleanza di centrosinistra. E nelle giunte dove c’erano i comunisti essi pensavano al Nenni del Fronte Popolare.
Dunque, amici socialisti: ricollocare Craxi nella dimensione sua propria di statista è cosa buona e giusta chiunque la faccia. Che lo facessero anche gli esponenti della sinistra sarebbe auspicabile. Se non avviene, questo è un problema della sinistra. E a voi socialisti spetta di farlo presente. Non di fare finta che questo problema non esista.
Nicola Cariglia

Credo che Silla, che conosco e da cui sono conosciuto da moltissimi anni, abbia correttamente interpretato il mio pensiero.
In effetti nessuno invoca la “santificazione” di Craxi. Vogliamo che abbia il suo: per le grandi intuizioni politiche, per la forza con cui seppe restituire un ruolo da protagonista al PSI ed anche per i suoi errori.
Fra questi errori, alcuni riguardano anche i rapporti con il PCI di allora. Con un approccio diverso, forse, si sarebbe potuti pervenire alla creazione di una grande forza socialdemocratica tramite la confluenza dei tre partiti aderenti all’internazionale socialista: in ordine cronologico, PSDI, PSI e PDS.
Di questo si dovrebbe discutere: degli errori politici compiuti da Craxi e da tanti altri esponenti degli altri partiti di sinistra, e della positiva e forte carica di novità che lo stesso Craxi ed altri seppero immettere nella esangue e arretrata sinistra italiana.
Tutto ciò al fine di capire perchè la strada sia poi stata smarrita.
Le altre cose, le banalità e le beceraggini, lasciamole ai Di Pietro, Travaglio, Grillo e alla loro squallida compagnia di giro.
Io invece sono completamente d’accordo a metà [cit.] con Nicola. Come ho già scritto commentando il compagno Mazzeo, si rende un pessimo servizio non a Craxi, ma alla storia del socialismo italiano limitarsi ad una rissa tra cani e gatti sull’intitolazione di una strada, senza approfondire storicamente i valori del movimento, anche controversi, dal dopoguerra fino all’esperienza craxiana con le sue luci e le sue ombre. E non posso pensare che sia un problema che riguardi solo i socialisti.
Concordo in pieno con la tua analisi Nicola e credo anche io che finchè il mondo postcomunista non farà i conti per davvero con la storia del socialismo italiano, ed anche con quella di Bettino Craxi, per la sinistra italiana non ci potrà essere un futuro.