In alcuni casi s’insiste nella richiesta del “nuovo”, come se fosse un valore in sé. In altri casi si alimenta un assetto istituzionale gerontocratico. Trovare la giusta misura è appunto la cosa più difficile che ci sia.

Una regola di buon senso vorrebbe, quindi, che, si considerassero inadatte a ricoprire incarichi istituzionali, o di direzione politica, le persone che hanno superato una certa età anagrafica. Quelle persone potranno sempre dare un contributo alla società occupandosi di altro: dedicandosi alle riflessioni teoriche, al riordino delle memorie; ma vanno liberate dal peso quotidiano di pressanti responsabilità.
Nell’Italia odierna si assiste ad una divaricazione di tendenze. In alcuni casi s’insiste nella richiesta del “nuovo”, come se fosse un valore in sé, con accenti non diversi da quelli usati dai futuristi negli anni Venti del Novecento. In altri casi si alimenta un assetto istituzionale gerontocratico, che accentua la divaricazione fra il “Palazzo” e l’opinione pubblica. Entrambe queste tendenze sono viziate da mancanza di equilibrio, ma trovare la giusta misura è appunto la cosa più difficile che ci sia.
Non mi rallegro del fatto che i grandi elettori non abbiano trovato di meglio che rieleggere il Presidente Napolitano; facendo gli opportuni scongiuri, mi viene in mente il Presidente della Repubblica tedesca von Hindenburg che aveva 84 anni quando fu rieletto per un secondo mandato, con il voto dei socialdemocratici e dei democratici tedeschi di ogni tendenza, nella speranza che potesse fare argine all’ascesa di Hitler. Il ballottaggio presidenziale si tenne il 10 aprile 1932 e sappiamo come si sono svolti i fatti successivi.
In realtà la rielezione di Napolitano è soltanto un espediente per prendere tempo, a fronte della incapacità di far prevalere un’opzione diversa nell’attuale Parlamento frammentato. Non ci sono parole per descrivere il disastro politico del Partito democratico. Si sapeva che quel partito era tenuto insieme soltanto da logiche di occupazione del potere; ma si sperava che dirigenti politici — i quali oltre tutto si vantano di essere “professionisti” della politica — avessero doti di mediazione e capacità manovriere. Doti e capacità che, alla resa dei conti, hanno dimostrato di non possedere.
Questa vicenda è servita a fare chiarezza fino in fondo. Per comprendere come orientarsi nel futuro.

Con 10 anni di ritardi gli elettori di sinistra hanno aperto gli occhi.
Già dal gennaio 2003 si capì l’ambiguità dei rappresentanti politici della sinistra, allorquando, durante il governo berlusconi, si fece confluire nell’INPS il fondo dei dirigenti INPDAI, il cui bilancio cominciava a dare segni di cedimento.
Fatto che si è puntualmente verificato .
Ad oggi i deficit del fondo ex-dirigenti ammonta a 23 MILIARDI di euro.
Questo vero e proprio esproprio dei contributi dei lavoratori dipendenti è avvenuto nel più assoluto silenzio da parte degli organi di informazione, di destra , sinistra e centro.
SILENZIO ASSOLUTO DI:
CGIL- CISL- UIL
TALK- SHOW TELEVISIVI e relativi presentatori
TELEGIORNALI
ORGANI DI STAMPA
FORZA ITALIA; LEGA NORD; ALLEANZA NAZIONALE; CDU; CCD; UDEUR; REPUBBLICANI; FIAMMA TRICOLORE; DS; MARGHERITA; RIFONDAZIONE COMUNISTA; SOCIALISTI; VERDI; PSI ecc.
E tutto questo si è ripetuto nel 2012 facendo confluire nell’INPS, il fondo dipendenti pubblici INPDAP con tutti i suoi debiti !!!