Senza negare l’importanza “storica” del referendum a Mirafiori, e senza sottovalutare la portata epocale delle “escort” in trasferta ad Arcore, é possible stigmatizzare la distanza e la sufficienza con le quali vengono seguite le vicende drammatiche e sanguinose della vicina Tunisia?
Nemmeno quando si tratta di Paesi contigui al piccolo cortile di casa nostra, la classe politica italiana riesce ad abbandonare il suo tradizionale provincialismo.
Siamo informati che in Tunisia é in atto il confronto politico per la formazione del nuovo Governo, dopo la fuga dal Paese del presidente Ben Ali in seguito alle violente proteste contro il suo regime. L’obiettivo sembra quello di un esecutivo di coalizione ed un ricorso alle urne entro 60 giorni. Ma come tutto ció possa riguardare l’Italia é tema che nessuno affronta. Il massimo dell’attenzione é per l’incolumitá dei nostri compatrioti ed un sospiro di sollievo ha accompagnato la ripresa dei collegamenti di Alitalia e Air One con la Tunisia.
Perfino il leader libico Muammar Gheddafi, ha superato in tempestivitá ed iniziativa il nostro Paese e l’Europa, dicendosi “rammaricato” per la destituzione di Ben Ali e proponendo “al popolo tunisino una democrazia diretta” sul modello della Libia.
Italia ed Europa, invece, hanno visto fallire la politica del “quieta non movere” a scanso di guai maggiori, ma non hanno preparato carte di ricambio. Come se l’altra sponda del Mediterraneo si trovasse chissá dove e non a quaranta minuti di volo da noi.
Il federalismo, la Padania et similia sono troppo assorbenti per farci comprendere che il nostro orizzonte arriva oltre e che Magreb, Libia, Egitto, Turchia, ed i loro problemi ci riguardano da molto vicino.
ALTRO CHE PADANIA: DI MAGREB, LIBIA, EGITTO E TURCHIA OCCORRE PARLARE
Italia ed Europa hanno visto fallire la politica del “quieta non movere” a scanso di guai maggiori, ma non hanno preparato carte di ricambio. Come se l’altra sponda del Mediterraneo si trovasse chissá dove e non a quaranta minuti di volo da noi.

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