Non abbiamo mai pensato che la P2 del Venerabile Licio Gelli, che pure annoverava quasi duemila tra politici, alti dirigenti dello Stato, vertici delle forze armate e dell’ordine, uomini della finanza e dell’industria oltre ad una serie di pedine collocate in gangli vitali dei ministeri, fosse qualcosa di più che una congrega di affaristi e carrieristi.
Figuriamoci se possiamo prendere sul serio la storia della cosiddetta P3 imperniata su un faccendiere quasi in disarmo e qualche altro personaggio in cerca di benemerenze da fare fruttare per le mediazioni tra ambienti politici, giudiziari ed economici.
Ancora una volta il nostro si dimostra il Paese che sa ignorare le cose serie ma che non lesina energie ed attenzioni dietro alle fregnacce.
Altro che P3! Succede che davvero si sta tentando un nuovo scippo alla sovranità popolare, il secondo in venti anni, per dare vita ad un governo del tutto svincolato dagli esiti elettorali, e le pagine dei giornali, i notiziari televisivi ed i vari talk show di imbambolamento ci propinano da mane a sera la fola della Patria in pericolo per i maldestri maneggiamenti di tre o quattro personaggi da opera buffa.
Ci scuserete se ci ripetiamo. E’ un’altra la “cupola” di cui ci dobbiamo preoccupare: la solita che ci ha portato ai giorni nostri dopo aver realizzato il golpe mediatico-giudiziario dei primi anni ’90 ed essersi spartiti beni e aziende statali, concessioni e licenze, ed altri infiniti vantaggi tramite il controllo bancario, finanziario e delle regole relative.
Non si sa, ormai, se restare sbalorditi dalla grande faccia di tolla o dall’arroganza dettata dall’enorme senso di impunità.
Avevano imposto il loro finto bipolarismo per massimizzare il controllo del potere economico su quello politico. Ma avevano giurato che, con un sistema bipolare, sarebbero finiti gli innumerevoli compromessi e le manovre interminabili che impedivano ai governi decisioni tempestive; e che, sempre tramite bipolarismo, l’elettore avrebbe scelto direttamente i governi; e che, se le maggioranze elette si fossero dimostrate non in grado di governare, la parola sarebbe tornata alle urne “come nelle moderne democrazie dando un calcio ai bizantinismi della prima repubblica”.
Ed ora, cosa stanno tentando di fare, se non dare vita ad un governo “tecnico” , “di responsabilità nazionale”, “di emergenza” ?
Tutto, insomma, all’infuori di rispettare patti e regole alla base di una legge elettorale che noi abbiamo sempre considerato una schifezza, ma che loro ( centrodestra, centrosinistra, poteri economico-finanziari e giornali posseduti) hanno propinato agli italiani.
Sorprende che fra i fautori di questa nuova sospensione “sine die” della sovranità popolare ci sia anche il PD. Se D’Alema e compagni pensano di ricavare da un ennesimo pasticcio una boccata di ossigeno per guadagnare tempo, stanno compiendo l’ennesimo errore. Che questa volta potrebbe davvero distruggere il loro partito e la loro storia.
Una volta erano quelli che “venivano da lontano”. Rischiano di finire come quelli che se ne vanno, alla spicciolata, da un Di Pietro qualsiasi.
Nicola Cariglia

Le maschere del Potere
La P3 non ha la forza della P2 e questo è certo. Lascia comunque l’amaro in bocca che a distanza degli anni Settanta cioè oltre trenta anni dopo il “faccendiere” Carboni sia ancora in auge nonostante le accuse che lo hanno colpite, le condanne anche se non quella più insidiosa: mandante con altri dell’uccisione del banchiere Roberto Calvi, impiccato al ponte dei frati neri a Londra. Resta un fatto che proprio i lettori di Pensalibero non possono sottovalutare. Il problema è che il grado di corruzione di questi anni non è inferiore a quelli della Prima Repubblica e non ha a che vedere con il filanziamento occulto dei partiti. Qui siamo di fronte ad arricchimenti personali alla caccia “all’affare” e al peso che personaggi come Carboni in Sardegna e con altri titoli politici Dell’Utri in Sicilia hanno nei rapporti con il principale partito italiano di governo (Pdl). Lo sfrenato liberismo per se stessi (le proprie famiglie e le proprie aziende) succhiano risorse pubbliche e cercano tutti i vantaggi possibili scavalcando leggi e regolamenti delle pubbliche amministrazioni. Niente di nuovo sotto il sole, ma quando un partito per funzionare sceglie questi scarsi valori etico-pubblici la previsione storica è infausta. E non c’è “massa” di elettori che tenga. E’ successo al Pnf, alla Dc, al Psi, al Pcus e un domani forse anche al Partito comunista cinese. Per fare funzionare la politica bisogna che almeno la democrazia formale funzioni. L’esempio più paradossale è quello della convocazione del Collegio dei probiviri del Pdl (mai convocato neppure per nominare il presidente e il segretario del consesso). Tutti coloro che hanno militato a vario titolo nei partiti della Prima Repubblica sanno benissimo della scarsa attendibilità dei collegi dei probiviri e dei collegi dei garanti vari, ma una cosa è certa: non hanno mai raggiunto la decadenza morale dei “partiti persona”. Il bipolarismo-bipartitico in Italia non riesce a nascere, se non come grottesca imitazione, perché la nostra storia è diversa da quella statunitense, inglese o tedesca. Siamo più deficitari, non c’è dubbio. Quello che finora non è riuscito al Pd, frutto prevalente del “post” Pci e delle sinistre Dc, non sta certo riuscendo al Pdl che pure aveva tanto enfatizzato l’accordo fra Forza Italia e An.
La verità è che nel Centro-Destra è tempo di pensare al “dopo” Berlusconi, anche se il presidente del consiglio farà molto (spero non di tutto) per rimanere al potere sconfiggendo e neutralizzando ogni tipo di avversario politico interno ed esterno. Se si ha uno sguardo sottile sulle cose si intuisce che il “tempo degli onori stanno per finire”, ma è proprio questo che deve preoccupare. Questo non è un problema di Bersani o dell’irresponsabile Di Pietro o del tatticismo di Casini. Questo problema dovrebbe riguardare tutti i circoli ideali e materiali che stanno attorno al Premier. Vorrei davvero che i “congressi locali” che saranno programmati dessero un’identità al principale partito di Centro-Destra, ma sono scettico che ciò avverrà. Si dovrebbe, se mai, riflettere su quanti in questi anni si sono comportati come stupidi cortigiani, rinunciando, appunto, al libero pensiero.
Il timore di un nuovo “governo tecnico”, magari guidato dal governatore della Banca d’Italia (meno importante ora che c’è la Bce) ha un fondamento, ma ha anche alcune condizioni. La prima è fare una profonda bonifica della quantità crescente ed insistente di uomini di “malaffare” e dai comportamenti legali molto dubbi che popolano, come sempre, i partiti di governo e poi dalla necessità di fissare su pochi punti un patto per riformare la Costituzione. Non va sottovalutata, infine, la crisi generale del Paese visto che la ripresa è lentamente incominciata ma riguarda per ora meno della metà dell’apparato industriale italiano. La verità è che questo è un Paese dove la democrazia conflittuale non esiste più dagli anni Settanta, anche se c’è stato persino il terrorismo. Solo che in questi anni sta peggiorando la qualità della vita e in autunno avremo altre decine di migliaia di cassintegrati, mentre alcune centinaia di migliaia vedranno scadere quella straordinaria e saranno sottoposti all’esubero (alla fine del lavoro). Personalmente faccio fatica a fare previsioni, ma il pessimismo che muove i miei pensieri mi fa intravedere scenari pessimi. So che molti lettori vorrebbero, come me, un sussulto di democrazia laica e liberale al potere. No, non credo ci sarà. Spero però che la capacità critica di molti ex-liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti abbia ancora la capacità di orientare la propria opinione. Non siamo, metaforicamente, al 25 luglio, magari siamo alla vigilia del processo di Verona, ma il risultato non cambia. Il regno dell’ottimismo meneghino, della maschera sorridente davanti a un baratro di contraddizioni, sta per tramontare. Se siamo quello che diciamo non possiamo avere miti intramontabili, a meno che non appartenga alle speranze e alle filosofie degli “uomini liberi”. Quelli che non hanno creduto al “leader maximo”, al Capo carismatico, all’infallibile leader d’azienda, così come non hanno creduto al “Migliore”, al “Piccolo padre”, al “Duce supremo”, al “Principe della storia”.
Pietro Caruso
Caro Nicola,
cercavo di leggermi i giornali in santa pace, ma col titolo di Repubblica, Bersani: Cricche figlie del ghe pense mi… me ne è subito passata la voglia, passerò a quelli stranieri, dopo un passaggio a Pensa Libero, per testimoniare il mio disgusto di questa sinistra ignorante che sa solo attaccare Berlusconi come fosse il Duce, invece come direbbe Mrs. La Palisse, è Berlusconi e non lo vinceranno mai se non lo capiscono per quello che realmente è, non la carictura che loro ne fanno.
Così anche la P3 o come meglio tu suggerisci, le leggi elettorali, devono smettere di farne caricature per spaventare gli elettori: Non ci cade nessuno.
Sono pienamente daccordo con te a riguardo, dovrebbero sedersi ad un tavolo per migliorare il sistema democratico con vero spirito di collaborazione, punto, per questo sono pagati.
Berlusconi è un vecchio ormai meritevole del massimo rispetto, appena un pò meno di Napolitano, che ha dato molto ma presto non avrà più l’energia necessaria, questa sinistra se non vi ascolta perde la sua unica buona occasione di governare, magari una volta mi soffermerò sul perchè, ma è comunque evidente.
Intanto ti ringrazio per il buon senso che sai esprimere senza ricerca del potere personale o associativo, ma come è possibile che non siamo in milioni ad accorgerci della differenza?
Caro direttore, ancora una volta, da vecchio liberale, sono d’accordo con te: NO al giustizialismo; NO alla P(olverone) 3.La cosiddetta sinistra e la cosiddetta destra dovrebbero tornare a coltivare la Politica.Quella ,sì, con la P maiuscola. Con la quale, ad ogni buon conto , non mi sembra che possano avere a che fare gli Scajola ( da antologia della faccia tosta il suo ineguagliabile ” devo verificare chi ha pagato il mio appartamento” ! ), i Cosentino, i Sica , i Brancher, con il resto della nota compagnia.
Interessanti alcuni spunti, specialmente la citazione “venivamo da lontano”. Il nostro commento è che la P3 non ha le caratteristiche della P2, se non altro perché la P2, come Voi sapete, aveva diverse centinaia di iscritti.
Gli adepti della P3 sono i classici amorali che già incontrava Vilfredo Pareto, ed avendo fatto uno studio sugli appalti pubblici del suo tempo, accennava alla presenza di personaggi che visitavano imprenditori dell’acciaio del nord e grossomodo dicevano che se volevano l’appalto dovevano pagare una tangente o altrimenti sarebbero stati esclusi dalla gara.
Come studiosi della corruzione abbiamo presentato una lettura in sede comunitaria, su loro richiesta, ed abbiamo scritto un documento di 6 pagine, per suggerire una metodologia per combattere la corruzione.
La stessa lettura, più o meno, venne presentata in lingua inglese per il seminario “How to restore ethics, public confidence and the rule of law in Iraq”.
Diteci gentilmente dove possiamo inviare detto documento.
Il Centro Studi ed Azione Vilfredo Pareto é stato fondato da un gruppo di industrieux, come definiva Saint Simon, e non riceve alcun finanziamento pubblico, né da partiti.
Cordiali saluti e grande coraggio
Giuseppe Anderlini
coordinatore CESA
Oppure, Caro Michele, si alzerà il consueto polverone a danno di qualche predestinato ed a vantaggio di qualche ben protetto, attrezzato ed altrettanto predestinato furbo……
Un faccendiere ” quasi in disarmo” ma che al momento dell’arresto aveva una borsa contenente 500 milioni di dollari( 400 milioni di euro) per corruzioni varie e che telefonava più volte al giorno ad eminenti membri del governo . Mi sembra sufficiente per essere preso sul serio, o no? Poi, naturalmente, come è successo per la P2 non se ne caverà nulla per omertà e protezioni reciproche è un altro conto!