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Altissimo: uomo colto e politico non a tempo pieno

di Adalberto Scarlino | 19 Aprile 2015

Riteneva che la Politica fosse un’attività essenziale  per il bene
dello Stato, che esigesse dunque cultura ( almeno un minimo, che diamine ! ).

Renato Altissimo, già segretario nazionale del Partito Liberale
Italiano, ha ricevuto un meritato omaggio: sia dai vari gruppi di 
liberali convenuti a Roma da tante regioni per l’ultimo saluto nella
basilica di San Lorenzo in Lucina, sia da diversi esponenti di partiti
e/o sedicenti partiti più o meno diversi o lontani dal liberale.
Omaggio meritato, sì. Perchè Altissimo è stato un cittadino e un politico rispettabile
della Repubblica.
Imprenditore, dedito al lavoro nella fabbrica di fanali per automobili ereditata
dalla famiglia, aveva “fatto carriera” fino ad essere eletto presidente dei
giovani industriali e successivamente vicepresidente di Confindustria.
Liberale per cultura e convinzione, si era iscritto al PLI ( quello di Croce ed Einaudi,
di Bozzi e Valitutti ), partecipando alle campagne elettorali ed ai congressi
accanto a parlamentari come Baslini e Malagodi. Finchè, poi, era stato eletto
segretario politico nazionale, succedendo a Valerio Zanone e ad Alfredo Biondi,
a metà degli scorsi anni Ottanta. Gli stessi durante i quali era stato ministro : 
dell’Industria; e, due volte, della Sanità.
Sostenitore dei governi di pentapartito – PLI ,PRI, PSDI, PSI e DC – e, in particolare,
di una sempre più stretta collaborazione tra i quattro partiti laici di allora, non si
considerava un politico di professione, non gli piaceva vivere come un politico a
tempo pieno, ma riteneva che la Politica fosse un’attività essenziale per il bene
dello Stato, che esigesse dunque cultura ( almeno un minimo, che diamine ! ),
attitudine alla concretezza, al pragmatismo, vivacità di partecipazione. Nè soltanto
spettacolo, nè un “teatrino”, nè un’attività totalizzante o soffocante!
Riconosceva il ruolo del Parlamento, il metodo elettorale proporzionale garante dei diritti
delle minoranze; così come il ruolo dei congressi per la scelta e la definizione
della linea politica e per la garanzia della democrazia interna dei partiti.
Negli anni in cui varii magistrati svolsero indagini – gli anni cosiddetti di Tangentopoli -
altri colsero l’occasione per farsi pubblicità o costruirsi carriere ( comunque affari loro ),
Altissimo riconobbe di avere chiesto finanziamenti per le campagne elettorali ( perchè,
scusate la domanda, ora non vengono più chiesti ? ! ) e confermò di averli utilizzati
per l’attività del suo numericamente piccolo partito. Punto.
A Firenze, Renato Altissimo veniva non spesso, ma volentieri. Lo si ricorda tra i protagonisti del XVII congresso nazionale, aperto al palazzo dei congressi in via Valfonda da una memorabile relazione di Valerio Zanone, del quale condivideva le scelte politiche; e, tra le altre occasioni, in veste di ministro della Sanità, ad inaugurare la nuova ala dell’Istituto Ortopedico Toscano ( I.O.T. ), sul Viale dei Colli.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, confindustria, democrazia, firenze, Laici, lavoro, parlamento, pri, psi, renato altissimo, repubblica, roma, san lorenzo, sanità, valerio zanone

Info Adalberto Scarlino

Adalberto Scarlino ha svolto per lunghi anni l’attività di insegnante di italiano e storia nelel scuole medie superiori. Iscritto fin da giovanissimo al Partito Liberale Italiano è stato consigliere comunale di Scandicci negli anni sessanta e, tra gli anni ottanta e novanta, consigliere comunale a Firenze ed assessore nelle giunte Bonsanti, Lando Conti, Bogianckino e Morales. Segretario del circolo culturale Piero Gobetti e co-fondatore del Gruppo dei Centouno , è presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento. E’ autore, con Silvestra Bietoletti, di “Firenze, percorsi risorgimentali ” , Lucio Pugliese editore, seconda edizione 2010.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Alberto Lopez

    20 Aprile 2015 alle 13:41

    Quanta distanza dallo squallore di oggi…

    Rispondi

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