Riteneva che la Politica fosse un’attività essenziale per il bene dello Stato, che esigesse dunque cultura ( almeno un minimo, che diamine ! ).
Renato Altissimo, già segretario nazionale del Partito Liberale Italiano, ha ricevuto un meritato omaggio: sia dai vari gruppi di liberali convenuti a Roma da tante regioni per l’ultimo saluto nella basilica di San Lorenzo in Lucina, sia da diversi esponenti di partiti e/o sedicenti partiti più o meno diversi o lontani dal liberale. Omaggio meritato, sì. Perchè Altissimo è stato un cittadino e un politico rispettabile della Repubblica. Imprenditore, dedito al lavoro nella fabbrica di fanali per automobili ereditata dalla famiglia, aveva “fatto carriera” fino ad essere eletto presidente dei giovani industriali e successivamente vicepresidente di Confindustria. Liberale per cultura e convinzione, si era iscritto al PLI ( quello di Croce ed Einaudi, di Bozzi e Valitutti ), partecipando alle campagne elettorali ed ai congressi accanto a parlamentari come Baslini e Malagodi. Finchè, poi, era stato eletto segretario politico nazionale, succedendo a Valerio Zanone e ad Alfredo Biondi, a metà degli scorsi anni Ottanta. Gli stessi durante i quali era stato ministro : dell’Industria; e, due volte, della Sanità. Sostenitore dei governi di pentapartito – PLI ,PRI, PSDI, PSI e DC – e, in particolare, di una sempre più stretta collaborazione tra i quattro partiti laici di allora, non si considerava un politico di professione, non gli piaceva vivere come un politico a tempo pieno, ma riteneva che la Politica fosse un’attività essenziale per il bene dello Stato, che esigesse dunque cultura ( almeno un minimo, che diamine ! ), attitudine alla concretezza, al pragmatismo, vivacità di partecipazione. Nè soltanto spettacolo, nè un “teatrino”, nè un’attività totalizzante o soffocante! Riconosceva il ruolo del Parlamento, il metodo elettorale proporzionale garante dei diritti delle minoranze; così come il ruolo dei congressi per la scelta e la definizione della linea politica e per la garanzia della democrazia interna dei partiti. Negli anni in cui varii magistrati svolsero indagini – gli anni cosiddetti di Tangentopoli - altri colsero l’occasione per farsi pubblicità o costruirsi carriere ( comunque affari loro ), Altissimo riconobbe di avere chiesto finanziamenti per le campagne elettorali ( perchè, scusate la domanda, ora non vengono più chiesti ? ! ) e confermò di averli utilizzati per l’attività del suo numericamente piccolo partito. Punto. A Firenze, Renato Altissimo veniva non spesso, ma volentieri. Lo si ricorda tra i protagonisti del XVII congresso nazionale, aperto al palazzo dei congressi in via Valfonda da una memorabile relazione di Valerio Zanone, del quale condivideva le scelte politiche; e, tra le altre occasioni, in veste di ministro della Sanità, ad inaugurare la nuova ala dell’Istituto Ortopedico Toscano ( I.O.T. ), sul Viale dei Colli.

Quanta distanza dallo squallore di oggi…