Alla luce di quanto accaduto in queste due ultime settimane, ha ancora senso parlare di un’alternativa di governo di centrosinistra? E anche l’alternativa Europa sì-Europa-no non sembra avere tanto più senso!

L’inizio della partita faceva intravedere un chiaro favorito: il Pd; anche se, naturalmente, non ancora vincitore. Nel campo del centro-sinistra, l’accordo per il futuro governo prevedeva inizialmente un’alleanza Udc-Pd-Sel; ma, nel giro di una settimana, la precedente a questa, l’accordo è diventato carta straccia! Prima, si è detto, “ognuno organizzi il proprio campo”: l’Udc il centro e il Pd la sinistra. Poi, in buona sostanza, da un lato sia Sel che l’Udc hanno precisato di non nutrire addirittura alcun interesse, reciproco, a condividere alcuna esperienza di governo; dall’altro, nel Pd è partito un fuoco amico di fila serrato nei confronti del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Da D’Alema ai “giovani turchi” (com’è vero che l’anagrafe di per sé conta poco!), da Fioroni a Rosi Bindi, fino a Enrico Letta, vicesegretario del partito, che ad horas è intervenuto nel dibattito, sostenendo in particolare al Corriere della Sera che “nel centrosinistra (senza trattino!) chi, sondaggi alla mano, dà per scontato il successo, brindando alla fine del berlusconismo e alla difficoltà di reiterare l’esperienza di Monti, commette un errore madornale. Anticamera di una sconfitta probabile”.
Nel campo del centro-destra, invece, quello che si è manifestato in via definitiva è il fatto che non esiste più un’alleanza possibile tra il centro e la destra, salvo che, tra manifestazioni del primo e tentennamenti del secondo, sia Casini che Berlusconi decidano entrambi di puntare all’ipotesi di un Monti-bis, con il concorso di forze originariamente posizionate, si diceva, sia al centro che a sinistra degli opposti schieramenti. Dopo aver parlato il giorno prima con Monti, il sindaco di Firenze ha dichiarato al TG5: “la sinistra di governo, negli ultimi anni, ha fallito”, con buona pace di Bersani e di tutti coloro che a sinistra si stanno ancora affannando nel tentativo di organizzare il proprio campo.
Alla luce di quanto accaduto in queste due ultime settimane, ha ancora senso parlare di un’alternativa di governo di centrosinistra?
Nel dibattito in corso, per profondità di analisi e rilevanza del punto di osservazione, spicca l’intervento del Capo dello Stato all’odierno Festival del Cinema di Venezia. In particolare, il presidente Napolitano ha invitato i partiti a rinnovarsi in fretta e profondamente, avendo come unica stella polare, di riferimento, la costruzione dell’Unione Europea. Mercoledì prossimo, la Commissione Ue renderà pubblica la proposta di regolamento per la nuova attività di sorveglianza bancaria. Il progetto è quello di unificare in mano Bce il controllo di vigilanza sulle banche nazionali dei paesi membri, con annesso potere, di vita e di morte, relativo alla concessione o revoca di ogni singola licenza bancaria. Si dovrebbe cominciare dal 2013 con le banche nazionali, potremmo anche dire sistemiche, e poi proseguire dal 2014 con le banche minori di rilievo territoriale. Unitamente alle altre misure che serviranno a rendere più saldo il governo della Bce in Europa, questo è senz’altro il fatto politico più importante degli ultimi venti anni almeno, da quando, caduto il muro di Berlino, ha iniziato a farsi strada un nuovo processo di integrazione e globalizzazione, sia economica che politica.
E pertanto, a pensarci bene, la forza degli eventi rende in effetti superflua quella distinzione a cui, nel senso tradizionale, per circa due secoli tutti ci siamo appoggiati: destra e sinistra, centrodestra e centrosinistra! E, a pensarci ancora bene, anche l’alternativa Europa sì-Europa-no non sembra avere tanto più senso! Sarebbe infatti il caso che ci impegnassimo viceversa tutti a parlare dell’Europa, di quell’Europa che gli uni o gli altri vorremmo che sia.

Lascia un commento