L’uno spara parole a raffica senza incespicare. L’altro pure con qualche titubanza in più. “Tene rem, verba sequentur”, diceva Cicerone: se conosci l’argomento le parole seguiranno. E Walter Veltroni e Silvio Berlusconi l’argomento lo conoscono bene visto il profluvio di parole con cui hanno inondato l’apertura della campagna elettorale nel salotto tv di Bruno Vespa. Complice anche un contraddittorio puramente virtuale che evidentemente risentiva del nuovo clima buonista per cui i due leader non potevano che fare belle figure. Per il resto un paio d’ore a spron battuto per dire cosa? Le stesse cose. Centoventi minuti non sono bastati per distinguere le due ricette ma solo a capire qualche differenza nelle parole d’ordine. Veltroni dice ai suoi “si può fare” (poveretti, ne hanno bisogno, i sondaggi sono impietosi), Berlusconi ribatte “Italia rialzati”. Non è granché.
Entrambi sono impegnatissimi nella corsa al partito unico, e qui Veltroni si sente avvantaggiato mentre Berlusconi rincorre sapendo che il suo terreno è stato dissodato un po’ troppo in fretta. Alla ricerca del nuovo si sentono tutti e due i padri della rivoluzione migliore ma dimenticano che le rivoluzioni per prima cosa fanno morti e feriti e solo dopo fanno la storia.
Entrambi vogliono diminuire le tasse ma se Veltroni solo pochi giorni fa chiedeva un accordo immediato col centrodestra per un intervento sui salari fermi dal 2000, ora sta sul vago (Padoa Schioppa ha gelato anche lui facendo scomparire il tesoretto). Berlusconi punta all’abolizione dell’Ici sulla prima casa e a ridisegnare le aliquote già “corrette” all’insù da Prodi. Ma anche il Cav si è fatto prudente, promette l’intervento sull’Ici nei primi cento giorni, per il resto la data è da destinarsi.
Nessuno comunque si aspetti dal centrosinistra gli errori della campagna elettorale del 2006. Veltroni è altamente circospetto, sa che sono stati fatti regali grossi così alla controparte (ricordate il tormentone sulla tassazione delle rendite finanziarie di Prodi?), è impegnato a ribaltare un risultato che per ora lo vede perdente. E Berlusconi farà bene a non dar nulla per scontato: Uolter potrà anche sembrare a volte un incantatore di serpenti ma nessuno sa se poi li incanta davvero.
Enrico Buffoni

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