Probabilmente tra qualità della politica e consenso elettorale non c’è sovrapposizione assoluta. Lo dimostra da una quindicina d’anni il fenomeno Berlusconi. Però assistendo in questi giorni anche alle esternazioni dell’altro campo, qualche sospetto sulla qualità dell’intero panorama politico si affaccia.
Prendiamo per esempio le recenti esternazioni televisive di Walter Veltroni. Nessuno nega la sua buona volontà e doverosamente dobbiamo aspettare l’esposizione del programma del partito democratico per sapere quali saranno quei 10/15 punti che lo caratterizzeranno [polemicamente contrapposti alle 270 pagine del programma Prodi, si potrebbe immaginare], ma dagli assaggi che ce ne ha fornito a Porta a Porta si può pensare che non si discostino molto da qualche punto di bell’effetto e di facile digestione.
I punti già annunciati sono:
a) che il fantomatico tesoretto venga destinati ai salari, che sono fermi al 2000
b) consistenti sgravi fiscali per le famiglie
c) stipendio minimo ai precari
Ora non si può negare che, almeno nelle intenzioni siano tutte cose belle ed istruttive, però ogni tanto vien fatto di domandarsi:
1) Perché i salari sono fermi al 2000? Se le aziende italiane, escluse quelle che operano nel campo della creatività e non si parla solo di moda, avessero la produttività intorno alla media dei nostri partner avanzati dell’Europa il problema non si porrebbe; in realtà queste aziende non possono avere quel livello di produttività per tutta una serie di inadeguatezze strutturali nelle aziende stesse, ma in primo luogo nell’ambiente non solo fisico in cui agiscono. Può darsi anche che il problema portante stia nella scuola, come sostiene Giavazzi, ma un fatto è che in questo paese da quasi vent’anni non si adeguano le infrastrutture.
2) Per abbassare la pressione fiscale può bastare inventarsi degli sgravi? Una politica fiscale si fa per intero, non con agevolazioni a pioggia e criteri di fantasia; altrimenti si rischia di fare come per l’adeguamento delle pensioni, che ha premiato chi era già in situazione di privilegio. Lo slogan pagare meno pagare tutti, se non è corroborato da un intervento pensante, assomiglia tanto al vecchio e velleitario lavorare meno lavorare tutti.
3) Per sterilizzare il precariato basta garantire una retribuzione minima? L’esperienza, confermata dalle analisi europee, ci dimostra che il precariato è un sottoprodotto della debolezza del mercato del lavoro, che non si può esorcizzare semplicemente con delle elargizioni, ma merita un intervento di presa in carico della flessibilità considerata nelle sue diverse accezioni, quelle positive e consapevoli da garantire, quelle subite e involontarie, per le quali occorre una politica che parta dall’individuazione e dalla rimozione delle cause, non certo da risolversi con una compensazione di carattere economico.
Sono tutte cose che meriterebbero un libro per ciascun punto e per la verità ne sono stati scritti più d’uno. Magari chi dovrebbe leggerli o non li legge o fa finta di non averli letti. Resta la percezione che, come al solito, si tratti solo di propaganda rivolta ai settori più deboli e perciò più abbordabili. Ma così non si imbastisce una strategia riformatrice. L’Italia ha bisogno forse di un quid in più di questa politica fatta di slogan che piace tanto al buon Walter.
Silla Cellino

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