Dopo che gli avversari avevano masticato amaro fin dal lontano 2009, anno in cui il governo Berlusconi l’introdusse, finalmente pareva fosse cosa fatta l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Anzi la sinistra intera la dava per cotta e mangiata. Il ministro della Giustizia Orlando, non ultimo tra i numerosi fautori della soppressione, nel novembre scorso aveva attribuito al governo la delega a scadenza per mutare quello che oggi ancora è reato penale, ma che nel centrosinistra penale non deve essere, in un dolo da sanzionare amministrativamente, ma senza puntigliosità. Com’è noto però, radunatosi al fin l’esecutivo, l’epilogo proposto è andato di rimando. Ben s’intende per ora.
All’inizio c’era parso Alfano l’ispiratore politico di tale battuta d’arresto. Un po’ per pudore quale firmatario ex Ministro della Giustizia nel 2009 e un po’ per convinzione perché, sia pure a modo suo, ha bazzicato il centrodestra per anni. Poi però abbiamo inteso quanto favorevolmente avesse colto le ragioni dei tecnici che ne reclamano da tempo l’abrogazione e quanto fosse preoccupato della percezione della sicurezza in questo particolarissimo momento tanto da rimandare a data da destinarsi qualsiasi decisione.
Renzi è indubbiamente per la depenalizzazione sia per mentalità sia per strappare consenso alla sua sinistra. Però ha fatto due conti e dichiarato che l’elemento psicologico è molto importante quando si tratta di sicurezza. Così ha traccheggiato, poiché in questi tempi perigliosi la gente non avrebbe condiviso la sua scelta pur definita logica.
Anche la Boschi ha registrato un problema di percezione di sicurezza che resta alto nell’opinione pubblica malgrado, a suo dire, i crimini siano diminuiti da un anno in qua. Così i tempi per la depenalizzazione, che ovviamente va fatta ci mancherebbe, non sono maturi. Occorre preparare il terreno prima di dare un messaggio conforme, ma che oggi verrebbe recepito come ampiamente negativo e, immaginiamo, foriero di amarezze in campagna elettorale.
Come previsto altre voci dall’esecutivo si sono dilettate a colpi di “si perbacco, ma non ora”, senza aggiungere ne togliere quanto già codificato da Renzi il Magnifico. Tutti hanno deliberatamente deciso di rimandare ogni risoluzione, malgrado in proposito avessero le idee chiare – bontà loro – corroborate dalla lunga militanza. Non si può negare infatti che abbiano avuto anni per maturare una scelta sull’esistenza o meno della clandestinità, sui rischi o sulle potenzialità dell’immigrazione, sull’esigenza o meno che chiunque debba essere identificato alla bisogna. Perfino – ma questo avrebbe implicato impegno – per mettere mano alla normativa per scongiurare l’intaso delle Procure, per modificare le parti di scarsa correntezza e di verificata inapplicabilità, addirittura migliorarla dotandola di strumenti conformi ad affrontare le nuove incalzanti realtà. Piuttosto prendere una scorciatoia e copiarne una in vigore in un altro paese, dove abbia dimostrato efficacia nelle strade e accoglienza nei palazzi di giustizia.
D’altra parte questa sarabanda di onorevoli dichiarazioni così accorte sulla percezione della sicurezza – in luogo della pretesa di sicurezza – e sull’aspetto psicologico che farebbe fluttuare pericolosamente masse improvvide, proprio ora con le Amministrative alle porte, hanno fatto aggio sulla loro coscienza e sulla occorrenza di promuovere ciò in cui credono. Non lo confrontano e non lo sottopongono al giudizio degli elettori. E allora proprio non ci siamo! Questi bussano alle porte camuffati con panni altrui. Non tirano nessuno per la giacchetta, perché l’hanno sottratta per indossarla temporaneamente. E statene certi che quando sarà loro opportuno la getteranno alle ortiche. Così, perché deve prevalere l’opportunità politica – che in questi casi classifichiamo miserevole – con le ragioni del tornaconto sfacciatamente esibite alla luce del sole senza il conforto di qualche opinionista lodevole, che anzi ne dà resoconto senza alcun trasecolamento. Come a dire, fatevene una ragione: non per sostenere idee e valori, siamo qui per la rendita di posizione.

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