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Aldo A. Mola: Storia della Massoneria in Italia. Dal 1717 al 2018.

Mola, a differenza di altri tardivi e occasionali “interessati” alla tematica, è in Italia il più completo, indiscusso e documentato storico della massoneria.

di Guglielmo Adilardi | 17 Settembre 2018

Ho letto molto rapidamente, con piacere e con interesse il volume di Aldo A. Mola, Storia della Massoneria in Italia dal 1717 al 2018. Tre secoli di un Ordine iniziatico (Bompiani,2018), approvandone completamente l’analisi basata fra l’altro su documenti inoppugnabili sparsi a profusione nelle ottocento pagine. Voglio ricordare che don Rosario F. Esposito con La Massoneria e l’Italia. Dal 1800 ai nostri giorni (1a ed. 1956, Paoline), Carlo Francovich, Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione francese (La Nuova Italia, 1974) e il suo Storia della Massoneria italiana dall’ Unità alla Repubblica (Bompiani, 1976), furono i primi testi scientifici a sdoganare in Italia la storia della massoneria, trascurata fino ad allora dai docenti universitari nostrani, mentre in mezza Europa (Belgio, Francia e soprattutto nella cattolicissima Spagna, fino dagli anni Ottanta venne creato all’Università di Saragozza, per impulso di un docente universitario, fra l’altro gesuita, José Antonio Ferrer Benimeli, il Centro di studi di ampiezza e qualità internazionali eccezionale (CEHME), ancora oggi faro di ricerche di qua e di là dell’Atlantico.

Dobbiamo riconoscere che Mola, a differenza di altri tardivi e occasionali “interessati” alla tematica, è in Italia il più completo, indiscusso e documentato storico della massoneria.

Quando mi confidò che si stava accingendo a scrivere una storia del trecentesimo della massoneria pensai subito ad una revisione e integrazione del suo ponderoso volume di cui sopra e dell’altro Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni edito nel 1992 e già alla 7a edizione. La sorpresa invece fu molta quando, leggendo la nuova opera, non trovai nessun “copia e incolla” dei precedenti studi, ma novità di documentazione sparsa a larga mano, originalità nel taglio dato, completezza degli argomenti. Quello di nuovo che gli studi del Mola sulla massoneria hanno dato alla storiografia italiana, poi seguita da tutti i docenti che si occuparono e si occupano del problema, è stata la connessione e l’intreccio fra la massoneria e la società italiana, prima completamente trascurati anche da storici di vaglia; come se la massoneria fosse una bocciofila o un circolo della pesca che non avesse avuto alcuna attinenza con la Storia d’Italia (Luzio docet).

Mola riposiziona il “potere” della massoneria nelle varie epoche nella sua giusta dimensione, liberandola da leggende, apologie e denigrazioni a iniziare dal ‘700 in Italia, ove prese le sembianze e i connotati delle nazioni estere che vi impiantarono le prime logge (Inghilterra, Austria, Francia). Perciò l’Autore scrive di una massoneria “in Italia”, ma non italiana al contrario di quanto scritto negliAnnali della storia d’Italia (Einaudi); si veda Per una Gran Loggia “nazionale” in Italia, (pag. 82). E precisa che essa nacque “policentrica”, eterodiretta e priva di un progetto propriamente “italiano” , anche perché all’epoca non ve n’era l’ombra.

<< Purtroppo l’immagine della massoneria italiana del ‘700 rimane legata a due figure non rappresentative: Giuseppe Balsamo, sedicente conte di Cagliostro, e Giacomo Casanova >>. La condanna di papa Clemente XII nel 1738 si riverberà per secoli sul sodalizio facendolo assurgere in Italia, a tratti, quale sentina di ogni maleficio con la correità dei poteri civili, sempre felici di trovare un capro espiatorio, tranne la pausa decennale delle logge pubbliche di Napoleone il Grande, che giustamente l’Autore colloca in ambito strettamente “governativo”, distinguendo bene i “giacobini” dei clubs rivoluzionari, ancorché Fratelli e le logge che si schierarono con l’Impero. Nel Risorgimento nostrano, inseminato dal trinomio francese: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza, riprese la guerra secolare fra Chiesa cattolica e massoneria. Furono proprio i clericali ad attribuire alla setta << …la veste di regista dell’unificazione nazionale. I massoni la indossarono volentieri, ma né Mazzini né Cavour furono mai iniziati in loggia >>. Inoltre questo atteggiamento, unitamente ai tanti errori dei vertici, darà luogo a quello che Mola indica quale antimassonismo fraterno, una specie di fuoco amico ancora oggi molto presente nei due corpi principali della massoneria italiota.

L’ampio excursus ricomprende anche la storia della massoneria europea, per niente perseguitata al contrario della nostra sempre al centro del maelstom nei suoi trecento anni di esistenza, che in qualche modo ebbe contatti con le logge italiane. In particolare l’Autore parte dal 1773 inizio della soppressione dell’ordine dei gesuiti dopo che alcuni stati li avevano espulsi ed anche incipit della leggenda secondo cui l’evento rimembrava quello dei Templari (caro alla fantasia sfrenata dei massoni), in secondo luogo, a diversità di quanto occorse ai Cavalieri del Tempio, si sospettò che i gesuiti non si sciolsero, ma si riorganizzarono in una specie di massoneria segreta per infiltrarsi nelle logge onde abbattere il potere monarchico e vendicarsi; insomma ne nacque la credulità di logge aperte a scorribande rivoluzionarie fino a dar voce che i gesuiti fossero segretamente a capo degli Illuminati di Baviera; aumentando così il discredito e il sospetto di pericolosità delle logge italiane.

Non manca, né poteva mancare uno spazio alla Rivoluzione americana e il racconto assai credibile della loggia Sant’Andrea riunita, non ritualmente, nella Taverna del Drago dalla quale spuntarono indiani rossi e variopinti che gettarono a mare le trecentoquarantadue casse di tè inglesi per poi rientrarvi, ma mai più visti uscirne.

Ma il tomo è molto di più, come scoprirà chi ha il coraggio di scalare questo monte del sapere.

Per l’Italia Mola indica un altro solo periodo in cui la massoneria ebbe una visione della nazione e perseguì con qualche risultato oltre alla laicità dello Stato anche misure di benessere per i cittadini, soprattutto per le classi più svantaggiate incidendo nella vita del Governo. Erano i tempi di Mazzoni, Lemmi, Crispi, l’età d’oro di congiunzione con lo Stato e con una visione della Nazione futura, i quali erano fra coloro che “fecero l’Italia” sul campo, non a parole, pagando con beni propri, carcere, esilio e vita, senza cospicui appannaggi. Il fascismo creò un solco, uno iato profondo fra il prima ed il dopo dittatura, anche tale periodo spiegato molto dettagliatamente, “documenti alla mano”. Successivamente ai Grandi maestri dell’età dell’oro vennero nel tempo i “succedanei”. Soprattutto nel dopoguerra la massoneria riemerse immemore della sua tradizione, della sua storia, senza obbiettivi a breve, medio e lungo tempo. Perseguitata ripetutamente da Chiesa cattolica e poteri politici alla fine della prima Repubblica e nella seconda, i massoni sono gli unici reietti della società italiana. Esclusi dalla comunione con la Chiesa, estromessi politicamente da tutti i consessi (anche quando i pochi partiti non avversi tacciono) godono ora del marchio da Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia col contorno impressionate di onorevoli e senatori che all’unanimità firmarono le conclusioni scritte male in italiano e ancor più digiune di diritto. Almeno la commissione della Tina Anselmi fece scrivere le sue conclusioni da un magistrato ed ebbe di contro le molte relazioni avverse di minoranza. Come se non bastasse la Chiesa mise sopra a posteriori il carico da novanta con la Placuit Deo (22.2.2018) del Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (peraltro ignorata totalmente dai massoni) che se letta fra le righe è una rinnovata condanna, precisando l’ “eresia” della massoneria. Mola spiega molto bene tutto questo percorso accusatorio e denigratorio degli ultimi tempi, quelli oggi incombenti, contrassegnati da ben due proposte per sciogliere il sodalizio, e la Regione Sicilia è alle prese con la delirante pretesa che i componenti del consiglio dichiarino se sono massoni: una proposta deplorata dal Gran maestro Stefano Bisi, nel preveggente libretto Massofobia. L’Antimafia dell’Inquisizione.

 

Questa di Mola è una Historia Augusta imperniata sui vertici. Esiste un’altra storia non di minore importanza che è la storia dei Fratelli nelle provincie d’Italia i quali nonostante gli sbrodolamenti esoterici e politici dei vertici hanno continuato fino al 1982 a fare politica buona nelle Amministrazioni locali in un afflato solidale e fraterno con la società in cui operavano senza tante parole esoteriche dentro e fuori le logge. Costoro furono i continuatori della Grande Massoneria che ha retto agli sconcerti passati e presenti dei vertici; ed è una storia locale ancora quasi tutta da scrivere.

Nell’Introduzione del nuovo volume Mola precisa che esso anticipa un “Trattato” per lui definitivo. Produrrà almeno in parte la documentazione raccolta in decenni di studi in Italia e all’estero. Curiosamente questo testo chiude a pagina 666 con il ritratto fotografico del Maestro Piero Musso. I satanisti non mancheranno di vedervi chissà quale macchinazione occulta.

Il libro è arricchito da un’appendice di inediti gustosi, da illustrazioni e da indici e, ovviamente, da un ricco apparato di note, che ne fa un testo di riferimento per studiosi e curiosi.

 

Guglielmo Adilardi

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazioni locali, anni, belgio, bindi, chiesa, chiesa cattolica, commissione, diversità, estero, europa, fascismo, francia, governo, importanza, integrazione, italia, laicità, mare, massoneria, misure, nazione, prima repubblica, repubblica, risorgimento, rosy bindi

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