Alan Friedman è stato eletto 9° Presidente del Centro “Pannunzio”, l’associazione culturale fondata 50 anni fa a Torino da Arrigo Olivetti e Mario Soldati.Succede al dott. Camillo Olivetti .
Friedman, giornalista, economista, politologo, autore di best seller di fama internazionale, è stato corrispondente dall’Italia e dagli Stati Uniti e tra le firme più autorevoli del “Financial Times”. Laureato alla New York University, ha studiato alla London School of Economics and Political Science e alla John Hopkins University School of Advanced International Studies di Washington.
Vincitore per quattro volte del British Press Award (l’equivalente britannico del Premio Pulitzer), in Italia è commentatore di politica ed economia, collabora con testate giornalistiche ed è autore, conduttore e produttore di programmi televisivi. Nel 2003, insieme a Rupert Murdoch, Tom Mockridge e Emilio Carelli ha lavorato all’ideazione e al lancio di SkyTg24. Ha inoltre collaborato a lungo con Rai2, Rai3 e La7. Più recentemente, ispirato al suo libro “Ammazziamo il Gattopardo”, ha realizzato su La7, in collaborazione con “Il Corriere della Sera”, il programma omonimo in cui ha intervistato, in 6 puntate, gli ex Presidenti del Consiglio D’Alema, Monti, Berlusconi, Prodi, Amato e l’allora Presidente in carica Renzi. Il documentario da lui scritto, tratto dalla biografia “My Way. Berlusconi si racconta a Friedman” (Rizzoli, 2015), è stato distribuito da Netflix. Il suo ultimo libro, “Questa non è l’America” (Newton Compton, 2017), è una fotografia in tempo reale della società americana e un’analisi delle ragioni del passato e del presente che hanno portato all’elezione di Trump, il quale, a parere dello scrittore, nega la miglior storia americana snaturandola nel profondo.
Afferma il prof. Pier Franco Quaglieni, Direttore del Centro “Pannunzio”: «Per l’americano Friedman, Pannunzio è l’intellettuale liberale che durante la seconda guerra mondiale nel 1943, scrivendo un saggio su Tocqueville, dimostrava una irresistibile attrazione per la democrazia statunitense come patria di tutte le libertà».
«Friedman è uno dei successori – rileva in un comunicato il Centro “Pannunzio” – di Mario Soldati che, quando il fascismo divenne dittatura, emigrò negli Stati Uniti con l’intenzione di diventare cittadino americano per poter vivere in una libera democrazia. L’americano Friedman ha fatto dell’Italia la sua seconda casa, vedendo in questo paese una democrazia di cui contribuisce a denunciare con spirito indipendente i limiti e gli errori. Friedman è un fuoriclasse del giornalismo internazionale che non si lascia condizionare dalle logiche e dalle appartenenze ideologiche italiane, mantenendo una sua indipendenza dal potere, anche in questo ripercorrendo l’esempio di Pannunzio con “Il Mondo”. Il prof. Quaglieni ha assunto la carica di vicepresidente del Centro Pannunzio, lasciando la carica di direttore.
Di seguito, il saluto del nuovo presidente ai soci del Centro Pannunzio
“Cari consoci, cari amici del Centro Pannunzio, innanzitutto un grazie cordiale per avermi eletto a succedere a Camillo Olivetti alla Presidenza della nostra stimata iniziativa culturale.
Da americano è per me un grande onore essere Presidente di un’organizzazione così importante nella storia dell’Italia moderna, e avere come predecessori Mario Soldati, Arrigo Olivetti e Alda Croce. Mi impegnerò con forza e passione per rendermi utile al Centro, e per me questo vuol dire combattere per la libertà di espressione e per il pensiero liberale.
Oggi, come mai prima, dobbiamo difendere i valori fondamentali dell’Europa e dell’Occidente, a cominciare dai diritti umani e dai diritti civili. A questi vanno aggiunti il diritto al lavoro e alla libertà di stampa.
Dobbiamo ripristinare i nobili ideali della democrazia e non cedere alle fake news dei populisti, alla propaganda dei leader autoritari che cercano di delegittimare l’informazione e la libertà di espressione. Inoltre, a mio avviso, c’è bisogno di riflettere profondamente sullo stato delle cose, su come siamo arrivati a una situazione in cui le disuguaglianze di reddito e il disagio sociale in Italia, così come in America, tendono a nutrire il populismo e a facilitare il lavoro di politici con messaggi forti contro gli immigrati o contro le minoranze. Ho accettato la Presidenza perché vorrei che il Centro Pannunzio diventi un faro nel buio in questo momento storico, una voce contro le democrazie illiberali e contro la soppressione della verità nel discorso pubblico. Un faro, come è sempre stato, ma di più ora, in questo momento difficile nell’Occidente.
Ecco le mie aspirazioni. Spero che siano condivise da tutti voi. Ora rimbocchiamoci le maniche. C’è tanto da fare”.
Molti amichevoli saluti.
Alan Friedman

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