Conoscete la Legge di Sturgeon? Essa così recita: “Il novantacinquepercento di qualsiasi cosa è una schifezza”. Quando Theodore Sturgeon (nell’anno di grazia 1951) enunciò questa verità fondamentale, non doveva essere particolarmente cinico. Essa è solo e soltanto la limpida traduzione dell’osservazione della realtà (o, sarebbe meglio dire, delle realtà) da parte di un individuo cosciente e acuto (..!).
Come dargli torto? Prendiamo, per esempio, il Santuario dei cetacei: un triangolo di mare che si situa nell’alto Tirreno tra Francia, Corsica e Liguria. Noi credevamo che fosse uno spazio dove balene, delfini e altri cetacei che frequentano le nostre acque potessero riprodursi, vivere e prosperare in relativa tranquillità, e invece… Invece, ecco quei guastafeste di Greenpeace a dirci (la notizia è stata in certa evidenza sui media la scorsa settimana) che il nostro mare è infestato di batteri fecali e di quant’altro normalmente riversato nelle acque dagli scarichi fognari, oltre a tutto il resto. Il fenomeno sarebbe peraltro riconducibile (è d’obbligo usare il condizionale) a quelle metropoli in miniatura che sono le navi da crociera.
Così, oggi le nostre coste risultano presidiate dai depuratori e quindi il paradosso è che nel corso degli ultimi decenni è stata tolta (o almeno, così si pensa) la… merda (si, diciamolo, perché di questo si tratta) dai litorali, ed è stata “spostata” in alto mare, addirittura in acque internazionali – dove tutto è permesso. Insomma, se sono (o meglio: sarebbero, anche qui il condizionale è d’obbligo) stati ripuliti i mari nei pressi delle coste (dalla Toscana fino alla Camargue – immaginate voi! – quante città, quanti milioni di persone campano sul turismo nei mesi estivi…), perché – vien da domandarsi –, perché questo doppio regime, forse che lo scempio del mare aperto è un lusso che possiamo permetterci? Ma il mare (il mare tutto, che, se non sbaglio non ha confini eccetto che nella testa degli uomini, è – oppure non è – una risorsa economica?
Se dunque fosse vero – e probabilmente lo è – quanto ha denunciato la multinazionale ambientalista, il “Santuario dei cetacei” ci conferma una cosa che putroppo già ben conosciamo: che non basta chiamare le cose in un certo modo, perché esse siano effettivamente ciò che viene detto, promosso, divulgato, ‘venduto’, somministrato. Una enunciazione banale, si dirà: meno banale è il trasformarla in uno strumento quotidiano di lettura degli eventi, in un approccio disincantato alle cose degli uomini.
La realtà ci si mostra in modo spesso – anzi, quasi sempre – beffardo, ingannevole, double faced: sta a noi cercare di essere sempre dei vigili, tenaci e spudorati rompiscatole, impiccioni, critici e scettici.
Nessuno oggi sarebbe così folle da dichiarare che il mare non sia una risorsa economica. Il dramma è proprio qui. L’indifferenza e le cattive prassi si insinuano nel conformismo che cloroformizza ogni confronto ed impedisce alle opinioni dissenzienti di emergere allo scoperto. Evidentemente c’è qualcuno cui va benissimo trattare il mare come una cloaca, perché questo gli gonfia i bilanci di utili (e questo di per se non ci creerebbe alcun tipo di problema), la questione è che tutto ciò sia possibile mentre si elegge un pezzo di mare a ‘santuario’, in un luogo che due Stati sovrani hanno inteso e si sono impegnati a salvaguardare, in ragione del suo ingente patrimonio naturalistico e faunistico. La ‘coesistenza’ ci sorprende!
Non ho mai avuto simpatia per le crociere, né interesse per le gare nautiche; non sono un armatore, non faccio commerci – tanto meno tramite mare. Però, di una cosa vorrei restare convinto: che tutte queste attività possano continuare ad essere esercitate – secondo modalità e quantità che evidentemente vanno ridefinite – in modo che non sottraggano a me e ad altri milioni di individui il solo piacere di pensare e confidare che ci sia un luogo ove i cetacei possano esistere al riparo da minacce, di qualsiasi tipo.
Vorrei restare convinto, dicevo: però, anche qui, come si fa a non usare il condizionale? L’esperienza altro non consente. E non lo consente Sturgeon, con la sua ferrea legge che – per come vanno le cose – difficilmente potrà essere smentita.
Paolo Marini

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