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AI: rischio o opportunità?

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, S.M. il Re di Spagna Felipe VI, e il Presidente della Repubblica Portoghese, Antonio José Seguro, sono intervenuti al XIX Summit Cotec Europa che si è tenuto presso la Fondazione Giorgio Cini all’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. L’edizione di quest’anno, dedicata al tema “Rethinking work in the age of AI: Transformation, Opportunity, Governance”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, dell’impresa e dell’innovazione per riflettere sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta generando nel lavoro, nelle competenze e nei modelli organizzativi. Dopo gli interventi della Presidente del COTEC Italia, Fabiola Gianotti, e della Presidente della Banca centrale Europea, Christine Lagarde, hanno preso la parola i tre Capi di Stato, in qualità di Presidenti Onorari COTEC, concludendo i lavori del Summit.

di Salvatore Rondello | 19 Giugno 2026

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, S.M. il Re di Spagna Felipe VI, e il Presidente della Repubblica Portoghese, Antonio José Seguro, sono intervenuti al XIX Summit Cotec Europa che si è tenuto presso la Fondazione Giorgio Cini all’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. L’edizione di quest’anno, dedicata al tema “Rethinking work in the age of AI: Transformation, Opportunity, Governance”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, dell’impresa e dell’innovazione per riflettere sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta generando nel lavoro, nelle competenze e nei modelli organizzativi. Dopo gli interventi della Presidente del COTEC Italia, Fabiola Gianotti, e della Presidente della Banca centrale Europea, Christine Lagarde, hanno preso la parola i tre Capi di Stato, in qualità di Presidenti Onorari COTEC, concludendo i lavori del Summit.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha detto: “Il tema di questa edizione del Simposio Cotec interpella in profondità le nostre democrazie. Con il suo impatto e il suo potenziale trasformativo l’Intelligenza Artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società. L’Intelligenza Artificiale sta incidendo, con una velocità senza precedenti, su processi industriali e servizi, sulla pubblica amministrazione, su ricerca scientifica, sulla scuola, sulla sanità, sull’accesso ai beni della cultura e dell’informazione.

Questo affascinante strumento offre nuove opportunità per istituzioni, imprese e singole persone. Può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse. Al tempo stesso appare pervasiva e suscettibile di incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato. A differenza di precedenti rivoluzioni tecnologiche, che hanno riguardato soprattutto attività manuali e ripetitive, si tratta di sviluppi di capacità generative che intervengono direttamente su funzioni di alto contenuto cognitivo: elaborazione di informazioni, scrittura, analisi, progettazione, consulenza, supporto decisionale. I calcolatori elettronici che danno vita alla intelligenza artificiale da quali valori sono guidati? Per quali obiettivi sono stati programmati? In una società libera, il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità, del rendere conto. Assistiamo, certamente a un processo di ridefinizione di compiti, di competenze richieste, di trasformazione del contributo fornito dall’elemento umano e del suo significato nella catena del valore dei prodotti.

Il processo indotto non comporta soltanto trasformazioni nel mercato del lavoro e delle professioni, con la potenziale perdita di posti di lavoro in attività esistenti, ma pone il tema del possibile aumento delle disuguaglianze, a livello nazionale e fra gli Stati, a partire dal monopolio e dall’accesso a competenze sempre più qualificate. Che forma prenderà il mondo nei prossimi anni, è uno degli interrogativi che si pone, opportunamente, questa sessione Cotec di Venezia. L’incontro odierno assume, pertanto, un valore particolare. Le Fondazioni Cotec di Portogallo, Spagna e Italia hanno promosso negli anni un dialogo fecondo sull’innovazione. Oggi sono chiamate a misurarsi con una responsabilità conseguente: contribuire a una risposta europea alla trasformazione del lavoro nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare, adeguandole al futuro, le basi del connubio tra innovazione, lavoro e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni”.
Il Capo dello Stato è stato accolto al suo arrivo dal governatore del Veneto Alberto Stefani e dal sindaco di Venezia Simone Venturini.

A Venezia al XIX vertice COTEC Europa dal titolo “Ripensare il lavoro nell’era dell’Intelligenza Artificiale: trasformazione, opportunità e governance”, il Capo dello Stato ha anche detto: “La dicotomia tra benefici e minacce di un salto tecnologico si presenta ciclicamente nella storia. Sull’intelligenza artificiale l’Unione Europea  deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla, necessaria, produzione di regole alla operatività. E’ indispensabile che i governi membri dell’Unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune. La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa. È una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria. Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare, adeguandole al futuro, le basi del connubio tra  innovazione,  lavoro  e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni. Ogni grande innovazione ha sollecitato speranze e timori, generando progressi quando compresa nei suoi fini intrinseci e orientata al progresso dell’umanità. Questa dicotomia va sciolta. Non nella direzione di una demonizzazione del cambiamento. Al contrario: per esaltarne gli immensi effetti positivi. Sapendolo sapientemente governare, con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone, moltiplicare la consapevolezza, dunque la libertà, dei cittadini e sapendo che il lavoro di ciascuno vi è strettamente connesso”.

Mattarella ha citato Papa Leone XIV, e la sua prima enciclica ‘Magnifica humanitas’ spiegando: “L’intelligenza artificiale deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati. Il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”.
Il Re di Spagna, Felipe VI, ha detto: “Non possiamo costruire un futuro digitale europeo ignorando le nostre leggi, le nostre libertà e la nostra tradizione umanista. Non ci possiamo permettere di arrivare tardi. Perché in un mondo come quello attuale, arrivare tardi equivale a dipendere dalle decisioni prese da altri. Cotec Europa, l’organizzazione che riunisce i tre Paesi, ha saputo evolvere senza rinunciare alla sua missione. La dimensione nazionale, essendo importante, non basta  a fronte della accelerazione tecnologica, la concorrenza globale, le tensioni geopolitiche e alla necessità di rafforzare l’autonomia strategica, che si giocano sul terreno europeo. L’intelligenza artificiale può mettere nuovi spazi di conoscenza al servizio dell’efficacia e dell’efficienza, potenziando le nostre capacità fino a limiti insospettati. Ma senza adeguati strumenti normativi e istituzionali potrebbe agire in senso contrario: degradare il lavoro, concentrare la ricchezza e ampliare le disuguaglianze”.

Riflessioni comuni alle parole del Presidente Mattarella e del Re Felipe VI sono state pronunciate anche al presidente portoghese Antonio Josè Seguro.
Christine Lagarde, presidente della BCE, al Cotec di Venezia, ha detto: “I rischi posti dall’intelligenza artificiale al sistema finanziario tramite attacchi cyber creano una situazione che può essere grave, quindi dobbiamo reagire a livello europeo”. Si è riferita all’allarme innescato dal modello di IA di Anthropic Mythos e in generale alla possibilità che un attacco Ia possa minare la fiducia così rapidamente da innescare una correzione di mercato proprio laddove l’intelligenza artificiale ha creato maggiori concentrazioni di rischio.
In una nota della Fondazione Cini si legge: “Negli ultimi anni è emerso chiaramente che l’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia all’avanguardia in rapidissima evoluzione, ma anche un paradigma dirompente che obbliga aziende e pubbliche amministrazioni a ripensare il mondo del lavoro, le sinergie tra capitale umano e tecnologie digitali, la formazione del personale, la gestione dei processi organizzativi e produttivi e, in definitiva, i rapporti sociali. Il Summit si configura come luogo in cui poter consolidare l’alleanza tra le tre organizzazioni Cotec ed individuare strategie condivise per governare in maniera etica, efficace, più è sostenibile il nuovo scenario del mondo del lavoro, in linea con quanto indicato nell’Eu Artificial Intelligence Act. Al centro di questa rivoluzione c’è l’essere umano con la sua resilienza”.

L’obiettivo del Summit è comprendere come l’intelligenza artificiale possa contribuire a rafforzare la competitività europea senza compromettere la coesione sociale e i principi democratici. Intervenendo ai precedenti incontri COTEC, Mattarella ha sottolineato il rischio che il continente possa allontanarsi dalla frontiera dell’innovazione se non saprà investire con decisione nella ricerca, nella formazione e nell’attrazione dei talenti. Per il Capo dello Stato la sfida tecnologica non può essere affrontata soltanto in termini economici o industriali. Essa coinvolge la qualità della democrazia, la sostenibilità dello sviluppo e la capacità delle istituzioni di garantire pari opportunità alle nuove generazioni.
Una visione che richiama un principio fondamentale: il progresso tecnologico deve rimanere al servizio dell’uomo e non viceversa. Di fronte al cambiamento, il compito delle istituzioni non è ostacolare l’innovazione, ma governarla affinché i benefici siano distribuiti in modo equo e non producano nuove forme di esclusione.
È una riflessione che appare oggi più attuale che mai.
L’Unione Europea ha scelto di non limitarsi a inseguire l’innovazione, ma di contribuire a definirne le regole, promuovendo un modello che metta al centro trasparenza, sicurezza e tutela dei diritti fondamentali. Tuttavia, nessuna normativa potrà risultare efficace senza investimenti significativi nelle competenze e nella formazione continua.
La vera risorsa strategica dell’Europa resta infatti il capitale umano. Scuola, università, centri di ricerca e imprese saranno chiamati a collaborare per costruire una nuova cultura del lavoro capace di integrare conoscenze tecnologiche, capacità critiche e competenze trasversali. L’obiettivo non è sostituire la persona con la macchina, ma valorizzare una complementarità che consenta di amplificare creatività, innovazione e capacità decisionale.
Il Summit di Venezia assume dunque un significato che va oltre l’agenda dell’innovazione.
Esso rappresenta un laboratorio politico nel quale sperimentare nuove forme di cooperazione europea e delineare una visione condivisa del futuro.
In un’epoca caratterizzata da profonde trasformazioni geopolitiche, economiche e tecnologiche, la capacità di governare l’intelligenza artificiale diventa un elemento decisivo per la sovranità, la competitività e la coesione sociale del continente.
La questione fondamentale non riguarda soltanto ciò che l’intelligenza artificiale sarà in grado di fare, ma il tipo di società che l’Europa intende costruire attraverso il suo utilizzo. Da questa scelta dipenderà la possibilità di trasformare una rivoluzione tecnologica senza precedenti in un’opportunità di sviluppo sostenibile, inclusivo e umano. È questa la sfida che Venezia si prepara ad affrontare e che l’Europa non può permettersi di rinviare.

Salvatore Rondello

AI: rischio o opportunità?
Pubblicato in : Editoriale

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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