Quasi tutti i media italiani hanno esondato con dichiarazioni di esponenti politici del centro-sinistra, tese ad avvalorare il convincimento che in terra di Francia si stesse consumando un percorso politico anticipato con grande lungimiranza da les italiens, come al solito un po’ sgangherati, ma sempre più geniali. I commenti normalmente documentati e in controtendenza dei corrispondenti a Parigi dei maggiori quotidiani sono così stati quasi sempre relegati nelle pagine interne, per lasciar spazio a commentatori nostrani e stanziali nel Bel Paese e ad un mare di commenti o di interviste di esponenti politici, in gran parte tesi a fornir ricette alla brava Ségolène Royal sul come agganciare il presunto centrista Bayrou e dar vita anche sulla Senna al Partito Democratico in salsa francese.Intervistato dal vice direttore del Corriere della Sera Dario Di Vico, che in questo desolante panorama dell’informazione nostrana dove si diventa ormai giornalisti professionisti pur – anzi, soprattutto – se non si è mai nemmeno vista in visita una redazione, è una testa fina, uno che sa le lingue, legge i giornali francesi e soprattutto conosce i dossier preparati dagli esperti di politica internazionale dell’Aspen Institute, come Giuliano Amato, non ha saputo trattenersi dal proporre la sua semplice ricetta: Ségolène alla Presidenza e François Primo Ministro.
Il tandem Bay-Roy, e prego i giovani colleghi di non confondere con i Ray Ban che sono un’altra cosa, in quasi tutti i commenti, non solo veniva auspicato, ma dato per possibile stante le caratteristiche dei due candidati, dimenticando il vecchio insegnamento del compagno Karl Marx secondo il quale è la struttura che, in ultima analisi, determina la sovrastruttura. Che riaggiornato significa che anche leader coraggiosi non possono e non vogliono non tener conto degli orientamenti della propria base elettorale. Puntuale è arrivata la dichiarazione di neutralità del leader dell’UDF, né con Sarko, né con Sego, per costruire un PDF aperto alla sinistra (ma solo agli elettori e non al PS) e alla destra. Romano Prodi, dal canto suo, si è affrettato a declinare l’invito dell’entourage della Royal per un comizio in terra di Francia, limitandosi a mandare un video di auguri. Cosa che sta mettendo in grande imbarazzo all’interno del PSE gli ex, post, ante pci-comunisti, i quali, dopo aver rinunciato a far entrare il nuovo partito nell’alveo del socialismo europeo, vedono il governo di cui si sentono azionisti di maggioranza, andare sull’Aventino in occasione di uno scontro cruciale per il futuro delle istituzioni europee.
Naturalmente, immediatamente dopo l’annuncio aventiniano di Bayrou, si è assistito al fiorire di italici commenti del tipo ‘l’avevo detto’ da parte degli stessi protagonisti e molti non si sono astenuti dallo spiegare dove aveva sbagliato e a fornire nuovi consigli ‘vincenti’ a Ségolène, che per intanto la sua partita l’ha già vinta, indipendentemente dal risultato dell’altra domenica. Un esempio per tutti il commento del braccio destro di Francesco Rutelli nonché ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: Royal doveva allearsi con Bayrou già al primo turno. Quando si dice arrampicarsi sugli specchi, dimenticando che il doppio turno è fatto proprio perché al primo ognuno possa esprimere ciò che vale, per poi allearsi al secondo!
di Adalberto Bartolomei
fonte L’Opinione – Edizione 91 del 27-04-2007

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