L’aria che tira è che i Due, dopo, si metteranno d’accordo su riforme dello Stato e -dicono quelli che ne sanno- anche su molto altro. I Due (con l’iniziale maiuscola) sono Berlusconi e Veltroni. Che si studiano, che si copiano, che si sentono, che si piacciono, in fondo. Silvio per la prima volta in vita sua, anche se non lo ammetterà mai, è costretto a rincorrere una immagine di ringiovanimento e di vitalità che il candidato parallelo gli impone. Walter è costretto per la prima volta in vita sua a fare scelte in prima persona che coinvolgono un po’ più che una città e che non riguardano solo film o musei. I Due sono pronti a darsi battaglia elettorale ma sono ancor più pronti a collaborare subito dopo il 14 aprile. Ne sono convinti gli osservatori più esperti. Deve averlo capito anche Bruno Vespa, il vero official cerimonier d’ ogni uscita fondamentale dell’uno e dell’altro. Parrà paradossale ma stavolta, nel 2008, dopo quindici anni di competizioni e sfide all’ultimo voto, che vinca l’uno o l’altro non è poi così importante. Perché in palio non c’è solo il governo del Paese ma la scommessa di rifare l’Italia, che in questi 15 anni di finto maggioritario bilaterale tutti hanno contribuito a buttare giù. E per farlo non basta una parte. Che i due, Walter democratico Veltroni e Silvio popolar libertà Berlusconi siano condannati ad andare d’accordo lo dimostra che sono finiti entrambi al Centro. E se ben guardiamo, scopriremo che invece di averne rifatta una di Democrazia Cristiana, ne stanno nascendo due: per un totale del 70-75 per cento del potenziale elettorato. Come dice Diliberto (Comunisti Italiani e uno dei leader con Bertinotti e Pecoraro della nuova Sinistra Arcobaleno) alla Berlinguer su Primo Piano TG3, un partito che ha dentro De Mita la Binetti e Marini non sarà un partito di sinistra!? . E Tabacci Rosa Bianca lì vicino annuisce. E un partito con dentro Berlusconi Tremonti Gasparri Fini che lascia fuori una più Destre di Storace e altri non è più un vero partito di centro destra ma al massimo di centro-centro destrina lieve. Insomma né più né meno come 30 anni fa quando nella Grande Democrazia Cristiana cera la Sinistra Dc, attuale PD, e i dorotei i fanfaniani i gavianei ecc la destra Dc, attuale Partito del Popolo. Il che ci dice che avevano ragione quelli che confessavano fin da subito che il maggioritario italiano era finto, che il maggioritario non era la medicina di tutti i mali politici italiani, che le coalizioni erano degli escamotages che potevano far vincere ma non facevano governare. Perché è vero che Prodi è stata l’ultima vittima di questo inghippo ma anche Berlusconi, prima, anche se ha governato per tutti i 5 anni di legislatura, non ha avuto vita facile nella sua coalizione, tant’è vero che adesso lì vuole tutti dentro, altro che coalizzati. L’altra novità è più stilistica e d’immagine ma non meno significativa. Il bello è che ci siamo finalmente scrollati di dosso le etichette faunistiche e vegetali. Basta con Ulivi, Margherite, Querce, basta con Asinelli, Porcellum, si torna ai nomi e ai marchi più squisitamente politici, ancorché molto semplici e compressi: Partito Democratico con molte ispirazioni ed aspirazioni americane, e Partito del Popolo (con aggiunta delle Libertà), perché altrimenti farebbe molto cinese. Il tutto molto ma molto concentrato al Centro. Quindici anni fa si erano innamorati delle formule “schieramento di destra” “schieramento di sinistra”, con relativa alternanza, ora la radice strettamente proporzionale del nostro sistema ci riporta ad una alternanza tra due centri. Talmente al centro insieme che domani si parleranno tra loro più che all’interno dei loro neo partiti. Sensazioni.
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Fabrizio Binacchi

Va a finire che i laici, i liberali e i socialisti verranno salvati da Casini e dagli altri democristiani…