Se si voleva una conferma dei disastri che attendono Firenze a causa del governo Salvini-Di Maio, puntualissimo è arrivato il ministro per le infrastrutture, Danilo Toninelli a togliere ogni dubbio. Il ministro ha preso posizione sulla eterna questione dell’aeroporto, in attesa, come è noto, di lavori di adeguamento senza i quali impossibile sarebbe alla lunga proseguire l’attività.
“È un aeroporto profittevole, perché dovremmo metterci 150 milioni di soldi pubblici?”, ha dichiarato Toninelli, indicando che dovrà essere il concessionario ad effettuare gli investimenti nell’ aeroporto. Potrebbe sembrare una dichiarazione sensata, ma non lo è. Anzi, è una dichiarazione ostile e minatoria: il governo – sembra dire Toninelli – non metterà i già scarsi soldi di chi dispone per opere nei comuni che non sono retti da maggioranze omogenee a quella del governo. Si tratta, inoltre, di una posizione, come al solito rivelatrice della ignoranza degli esponenti della maggioranza di governo sulle questioni tecniche e amministrative. Negare i soldi si può per scelta politica. Ma non con la motivazione che il concessionario sta guadagnando. Nella visione di “decrescita felice” dei governanti attuali, hanno forse la precedenza le imprese che perdono? E come si immagina di risollevare la nostra economia con imprese dai bilanci dissestati? E perché un concessionario in perdita dovrebbe essere favorito rispetto ad un altro che dimostra di sapere lavorare?
Sono sciocchezze, quelle del ministro Toninelli, sparate a raffica, senza un minimo di riflessione. Senza nemmeno una lettura frettolosa dei contratti con cui le concessioni vengono rilasciate e senza la minima considerazione del fatto che obblighi e diritti sono stabiliti per entrambe le parti. A tre mesi dal voto, per Firenze, una cosa appare evidente. Cambiare in meglio, rispetto alla attuale amministrazione, non è possibile puntando sui 5 Stelle o sul Centrodestra. L’alternativa si trova altrove. Ed è per questo che è nato Punto e a Capo.
Nicola Cariglia

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