Condivido l’iniziativa di
convocare un’Assemblea nazionale dei democratici laici, liberali e socialisti.
Penso che questa iniziativa, che ha la sua genesi in Toscana, possa contribuire
a stimolare un processo nazionale di aggregazione delle realtà organizzate e dei
singoli che hanno i medesimi riferimenti ideali. Con questo auspicio, operando
in una realtà diversa, qual è quella della Sicilia, do la mia convinta adesione.
Mi permetto di esprimere, di
seguito, alcune valutazioni che offro come contributo al dibattito e che
ciascuno potrà liberamente giudicare.
1) Liberali e socialisti.
I liberali ed i
socialisti non soltanto hanno alle loro spalle tradizioni differenti, ma sono portatori di esigenze e di istanze diverse. Sono perfettamente d’accordo con la
lezione di Benedetto Croce secondo cui il “liberal-socialismo” era un ibrido che generava confusione, sia dal punto di vista teorico, sia nelle sue conseguenze
pratiche. Per quanto mi riguarda, mi definisco liberale ed, idealmente, mi collego all’organizzazione dei partiti liberali europei.
Ho molto apprezzato la risposta che il Direttore di “Pensa libero“, Nicola Cariglia, ha dato all’onorevole Turci. La Costituente socialista è cosa buona e giusta, ma non si
può chiedere a persone che socialiste non sono di confluire puramente e semplicemente in un nuovo soggetto politico socialista. La lista della “Rosa
nel pugno“, che pure io ho finito per votare nel 2006, non soltanto non è stata all’altezza delle aspettative, ma non potrebbe essere riproposta.
Oggi tanto i liberali ed i loro cugini repubblicani, da un lato, quanto i socialisti, dall’altro, sono oggettivamente accomunati da una medesima esigenza pratica: contrastare la
logica del bipolarismo forzoso, che vuole costringere tutti a stare o nella coalizione di Centro-Destra in compagnia di leghisti, clericali e post-fascisti,
o nella coalizione di Centro-Sinistra, in compagnia di post-comunisti e di nemici ideologici dell’Occidente, degli Stati Uniti, di Israele. In entrambe le
coalizioni, quali abbiamo conosciuto dal 1994 ad oggi, si sta male. Per quanto mi riguarda ho sempre votato per il Centro-Sinistra, nel 1994, nel 1996, nel
2001 e nel 2006: ma non ci saranno ulteriori repliche di un film troppe volte già visto. Grazie, ho già dato.
Nelle prossime elezioni politiche, che potrebbero tenersi ad aprile del 2008, tanto i liberali, quanto i socialisti, avrebbero pertanto interesse a presentarsi in una aggregazione
terza, non collegata né con Berlusconi e la rinnovata “Casa delle libertà”, né con il Partito Democratico.
La sciagurata legge elettorale vigente consente la presentazione autonoma di liste, o coalizioni di liste, che non siano interessate a conquistare la maggioranza relativa e,
quindi, a concorrere alla spartizione del premio di maggioranza. Si obietterà: perché gli elettori dovrebbero votare per liste di minoranza? Perché queste
liste potrebbero comunque servire a far eleggere buoni deputati e buoni senatori i quali poi, nelle aule parlamentari, liberamente darebbero il proprio sostegno
alle iniziative legislative ed agli indirizzi amministrativi che ritengono nell’interesse del Paese, ed altrettanto liberamente voterebbero contro i provvedimenti sbagliati, a prescindere da chi li proponga. Così come vuole la Forma di governo parlamentare, prevista dalla Costituzione vigente. Poiché questi ipotetici deputati e senatori, liberali e socialisti, sarebbero eletti per forza propria, cioè in base ad un onsenso ottenuto da un proprio elettorato di riferimento, avrebbero le mani libere.
2) Caratteristiche della Coalizione “terza”.
Sarebbe opportuno che la coalizione, in quanto tale, non avesse una connotazione laicista. In modo da offrire la possibilità anche alla neo-costituita “Rosa Bianca” di collegarsi. Penso che posizioni cattolico-liberali come quelle di Tabacci meritino rispetto e simpatia.
In altri termini, tre liste differenti potrebbero collegarsi alla predetta coalizione: a) una lista socialista, che si richiamasse alla tradizione del socialismo liberale e
democratico riformista: da Filippo Turati a Giacomo Matteotti, da Carlo Rosselli a Giuseppe Saragat, da Pietro Nenni a Bettino Craxi; b) una lista
liberale-repubblicana, espressamente collegata all’organizzazione dei Liberali europei, ed erede sia del liberalismo italiano di Cavour, della Destra Storica,
di Giolitti, di Croce, di Einaudi e di Malagodi, sia della tradizione repubblicana di Mazzini, di Cattaneo, di Ugo La Malfa, di Rosario Romeo, di Spadolini; c) una lista espressione di quel cattolicesimo liberale che non vuole restare asservito a Berlusconi
iascuna delle tre liste potrebbe fare campagna elettorale autonomamente, cercando il consenso in nome dei propri ideali e dei propri programmi, senza confondersi con le altre liste collegate. La chiarezza di posizioni accrescerebbe il consenso complessivo — restando il collegamento in una stessa coalizione soltanto un fatto tecnico, imposto dalla legge elettorale — cosicché ciascuna delle tre liste avrebbe concrete chances di superare il due per cento in ambito nazionale ed avere così diritto a rappresentanza parlamentare.
Il ragionamento vale a condizione che la coalizione nel suo insieme superi il dieci per cento del totale nazionale dei voti validi espressi; si veda l’articolo 83 del DPR n. 361/1957, come modificato dall’articolo 1, comma 12, della legge n. 270/2005. In caso contrario, la soglia di sbarramento per ogni singola lista si eleverebbe al quattro per cento. Per il Senato, le condizioni fissate dalla legge sono più gravose: si richiede che la coalizione raggiunga almeno il 20 per cento sul piano regionale. Per il Senato sarebbe, quindi, preferibile presentare un’unica lista, che dovrebbe superare l’8 per cento dei voti validi espressi in ogni regione.
So che gli amici di “Pensa libero” sono da sempre su queste posizioni. Il problema è superare le resistenze di quei liberali, repubblicani, socialisti, che potrebbero preferire l’opzione, certo più comoda e conveniente, di restare all’interno di grandi coalizioni, o di grandi partiti, e di accontentarsi delle poltroncine e degli strapuntini che verrebbero loro graziosamente concessi. Nei momenti di difficoltà si vede quanto valgano gli ideali che si professano: se valgono, si è disposti a rischiare per essi.
Livio Ghersi
pubblicato nel sito
www.livioghersi.it
