
È morto Antonio Negri, filosofo e militante politico comunista, come lui stesso amava definirsi.
Fu tra fondatori di Autonomia operaia, teorico e giustificatore della violenza nelle lotte operaie e studentesche degli anni 70. Per questo venne arrestato e, dopo quattro anni di carcerazione preventiva, processato e condannato per associazione sovversiva.
Fuggito a Parigi, poi è tornato in Italia dove ha finito di scontare gli anni in regime di semilibertà.
L’ex presidente Francesco Cossiga, all’epoca del processo Ministro dell’interno, ebbe poi a dichiarare: “fu un’ingiustizia, si sarebbe meritato una piccola condanna per aver incitato qualche studente, ha pagato un prezzo sproporzionato alle sue responsabilità e fu una vittima del giacobinismo giustizialista”.
Antonio Negri è stato anche uno dei più importanti filosofi marxisti contemporanei. Il suo libro “Impero”, pubblicato nel 2000, ha avuto un successo mondiale e sottopone a critica la globalizzazione capitalista.
Proprio per le sue posizioni politiche, negli anni 70, lo scontro con il Partito Comunista Italiano fu netto e aspro.
Personalmente ho sempre pensato che la rivoluzione con le armi in Italia fosse già stata fatta con la guerra di Liberazione, e che, dopo la Costituzione democratica e antifascista, il terreno nuovo dell’impegno per una società più giusta fosse quello delle lotte sociali non violente e dell’attività politica in Parlamento e nel Paese.
Anzi, la violenza e il terrorismo delle frange estremiste negli anni 70, come poi si è visto, fino all’uccisione di Aldo Moro, sono stati funzionali a una pesante reazione, ad una controffensiva che ha ridotto gli spazi democratici e fatto arretrare i diritti sociali.
Antonio Negri, negli anni 70, non fu l’ideologo delle Brigate Rosse e non fu partecipe a bande armate, ma fu il teorico simpatizzante della violenza di massa.
Lui stesso a fine anni 90 bollò quelle sue posizioni come superficiali e irresponsabili.
Restano, a mio avviso, di interesse e di attualità il suo lavoro di filosofo e le sue analisi sul capitalismo globale e sui soggetti sociali impegnati a cambiare le cose nel nuovo contesto mondiale.
Enrico Rossi

Una prece…al peggio poniamo fine.