Se oggi, invece che gli inglesi, avessimo dovuto essere noi italiani a raccontare al mondo chi siamo attraverso uno spettacolo, ancora una volta saremmo ricorsi al passato.

La cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, al di là della spettacolarità da kolossal con cui ci ha divertiti e, a tratti, persino emozionati, ci ha offerto anche l’occasione di una riflessione, alquanto amara a dire il vero, sulle cose di casa nostra, sui nostri eterni guai, sulle nostre infinite diatribe, sulle miserie che ci affliggono quotidianamente, ma soprattutto sulla nostra endemica incapacità di sentirci nazione, se non in rarissimi casi destinati però a restare solo momenti isolati in una storia che di unitario ha soltanto la parvenza, ma non la sostanza.
Se oggi, invece che gli inglesi, avessimo dovuto essere noi italiani a raccontare al mondo chi siamo attraverso uno spettacolo, ancora una volta saremmo ricorsi al passato, l’eterno nostro passato che racconta di grandi individualità ma non la storia di un popolo che non c’era e che non c’è ancora oggi; avremmo riportato in scena i Romani – forse, chè la dura legge del politically correct probabilmente censurerebbe anche loro – il genio anticipatore di Leonardo, di Galileo, la musica operistica di Verdi e Puccini, ma ci saremmo fermati lì, perchè non siamo in grado di vivere nella contemporaneità, di dotarcene come strumento di vita quotidiana e misura di progettazione del futuro, come potremmo dunque raccontarla agli altri?!
Non saremmo sfuggiti alla retorica, perchè è la lingua che parla il passato, nel nostro paese, ed avremmo inscenato una rappresentazione di ciò che fummo, separatamente, per non dover raccontare ciò che siamo, oggi, unitariamente, perchè in realtà non lo sappiamo neanche noi. E cosa dovremmo raccontare al mondo, come potremmo spiegare lo squallore del gioco dei mimi del trio ABC, o le algide controfigure dei tecnici al governo, o peggio ancora l’assenza totale dei giovani, e dunque del futuro, sulla nostra ribalta nazionale?!
Quale immagine di vetustà imbiancata e non per questo dignitosa avremmo offerto al mondo, quella di un paese vecchio come la tradizione olimpica ma incapace di rinnovarsi come invece essa sa fare e vuole fare ogni quattro anni, grazie alla vitalità di popoli e di nuove generazioni che si rinnovano, si passano il testimone e si dicono che si può andare oltre, migliorarsi, sfidare i propri limiti e correre più veloce, saltare più in alto, diventare più forti. E farlo con la consapevolezza che l’oggi è già domani e bisogna essere preparati a questa sfida.
Gli inglesi sono un popolo che non ha bisogno di una Costituzione scritta per sancire il patto che li unisce, non si baloccano con le leggi elettorali perchè quella che hanno li soddisfa e rappresenta perfettamente l’esatto equilibrio fra cittadini e politica, mantengono una monarchia come simbolo di unità ma non se ne fanno schiacciare perchè hanno conquistato da tempo immemorabile il sentimento della libertà individuale, e non si nascondono dietro i loro fallimenti perchè ritengono persino di poter loro sopravvivere – furono Impero ed oggi sono nazione – vivono la crisi economica e sociale come noi, ma non si sentono finiti perchè mai si sono permessi di pensarsi così.
Gli inglesi sono quelli che, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, hanno mandato a casa, con i dovuti onori e ringraziamenti, Winston Churchill ed hanno voltato pagina perchè sapevano di dover andare avanti – noi l’avremmo messo in una camera iperbarica e probabilmente oggi starebbe ancora a fare il senatore a vita accanto ad Andreotti.
Nella cerimonia di apertura di Londra, abbiamo visto il passato, ma soprattuto abbiamo sentito la contemporaneità, sottolineata e scandita dalla musica, tutta la musica rock e pop che ha accompagnato la nostra vita e quella che oggi diverte e fa ballare, e perchè no pensare, i ragazzi di tutto il mondo – un linguaggio trasversale in grado di essere capito da tutti e che guarda avanti, non sta chiuso in teatri polverosi ma nasce dalla strada ed esplode sui palchi degli stadi, nei video di Youtube, sui Social Network, negli IPod di giovani e meno giovani di ogni razza e colore. La musica, quella musica, scandisce il tempo che non si limita a passare, come nel nostro paese, ma ha un senso nel suo cammino perchè è un presente che si fa già futuro e non conosce sosta.
Abbiamo visto un paese, pur carico di gloria passata, capace di raccontarsi attraverso i propri personaggi di invenzione – da Mary Poppins ad Harry Potter, passando per James Bond e Peter Pan, fino a Mr.Bean – che non ha paura di mescolare alto e basso, di riconoscere ed esaltare la propria creatività, di identificarsi in eroi non convenzionali ma estremamente significativi dei mille volti e della tante anime che in sè raccoglie – e noi, saremmo mai stati capaci di farci rappresentare da Montalbano o da Fantozzi davanti agli occhi del mondo, rinunciando a tromboneggiare sulla gloria che fu?!
Ma è stata la conclusione della cerimonia a darci la misura esatta della distanza che corre per nostra disgrazia tra noi, prigionieri del passato che ci uccide, e gli inglesi, capaci di affrontare con pragmatismo il presente; vista la incresciosa diatriba apertasi fra i molti titolati atleti che ambivano ognuno ad accendere la fiamma olimpica nel braciere, nessuno di loro è stato scelto, ma insieme hanno pubblicamente passato il testimone a sette giovanissimi atleti che sono il presente e saranno il futuro della storia sportiva del loro paese – intanto noi stiamo ancora ad accoltellarci per mandare a casa gente che ci governa da un trentennio e che guarda ai giovani con l’odio livoroso di chi vede in loro solo dei nemici da abbattere per mantenere il potere.
E siccome non ci aspettiamo di vedere il nostro Presidente dal linguaggio forbito e retorico presentarsi dicendo “Napolitano, sono” come il commissario Montalbano, permetteteci una botta di sublime invidia per i sudditi di Elisabetta, che possono ridere con lei, ma mai di lei, con la consapevolezza che, comunque vada, il futuro è già iniziato e loro ci stanno dentro.
Noi – noi aspettiamo che i vecchioni decidano la nostra sorte, e non ci fanno ridere per nulla.

Cara Chiara,
Una nuova monarchia potrebbe in effetti salvare l’italia, supponendo qualcuno avendone le capacità, volesse sacrificarsi cosi tanto, per cosi poco.
Forse Paolo?
……per crescere economicamente in identica aspirazione.
Caro Marzio, sai meglio di me che il punto non è il problema,ma l’approccio con cui lo affronti. La globalizzazione tecnologica ha molte facce, e come sempre chi è in grado di capirla la usa al meglio, anche per crescere economicamente.
Carissima Chiara, i nostri botta e risposta sono simpatici, ma non so se lo sono per i lettori. Ma dico, più binario unico della globalizzazione tecnologica? Questo oggi è il problema dei problemi.
Se fosse un binario unico, tutti i paesi avrebbero la stessa storia, e non è così.
Avanti, indietro? Diciamolo binario unico, ma un binario unico è libero?
Marzio, veramente la contemporanietà dovrebbe appartenerci se la vivessimo, invece di limitarci a subirla. Certo che la Storia è libera, ma ferma non resta mai e indietro, almeno fino ad oggi, non è mai tornata.
Ma se questa contemporaneità non ci appartiene perché dovremmo indossarla?
Non credo che il 1945 sia l’ultima data della storia, e chissà che il futuro tanto adorato non riserva la sopresa di altre date e che la contemporaneità non passi di mano svelando piombo dove si credeva l’oro. I giochi sono tutt’altro che fatti e la storia è ancora libera a trecentosessanta gradi.
penso che tutto sia relativo e tutto ciclico,certo ,noi Italiani non abbiamo grandi vanti presenti da ostentare e non abbiamo mai avuto,come loro, una grande sorella America sempre presente, soprattutto nei momenti bui.Siate più ottimisti in quanto Italiani,tralasciamo finalmente queste frasi fatte! siamo sempre e comunque un popolo nato anche prima del 1861
E’ uscita dalla Storia per entrare nell’immaginario collettivo come inarrivabile icona pop. La sua contemporaneità è stupefacente. Ed ha la stessa età di Napolitano….
Zia Lilibeth è una Grande , , , anche se lo sapevamo già !!!