
– La Casa Laica dovrebbe creare una fusione tra valori politici che provengono da tradizioni diverse, quali principi liberali potranno concorrere alla formazione di un dettato comune?
“E’ doveroso ricordare che il pensiero liberale è stato, nella storia italiana, sempre in minoranza, soverchiato ciclicamente dalle “chiese” vaticana, fascista e comunista.
Nonostante ciò alcuni principi, spesso usati anche da altre forze politiche, non hanno perso la loro valenza universale, come la difesa e rivalutazione dell’individuo, che dovrà essere al centro del dibattito politico, libero di esprimere le proprie ragioni senza essere travolto, privilegiando il ragionamento allo slogan ed il congresso all’adunata di masssa. Il senso dello stato: per un vero liberale lo stato è anteposto a garanzia dei diritti e della libertà del cittadino, prima di istituire un qualsiasi progetto di amministrazione e di governo. Un esempio lampante dell’attuale carenza del senso dello stato sono le recenti privatizzazioni nel campo dei trasporti che non hanno saputo difendere il cittadino tutelando l’ambiente, l’equilibrio tra gomma e rotaia e la libertà di scelta”.
– Si accenna, anche se sottovoce, alle diversità di radici politiche tra i soggetti che dovrebbero convivere nella Casa Laica. Quali, secondo lei, quelle comuni?
“La prima è sicuramente la laicità dello stato, bandiera e battaglia del liberismo che continuerà su diversi fronti. Nei rapporti con le confessioni religiose, nell’istruzione, nella cultura e nella coscienza civile. E’ importante non confondere il senso laico con l’anticlericalismo, come tante cattive e interessate interpretazioni vorrebbero fare.
Anche le lotte per la libertà individuale e dei diritti civili, nella scuola, nella ricerca scientifica, nella medicina, la parità di diritto tra eterosessuali e omosessuali, che incredibilmente in Italia è ancora tutta da combattere, sono valori comuni.
Propongo una riflessione a parte su una tematica sempre più urgente, il diritto dell’ambiente e la sua tutela, che chiede di essere posto all’ordine del giorno dalle organizzazioni mondiali sino alle amministrazioni locali per valutare quando e come questo diritto possa prevalere sul diritto del singolo cittadino.
Una responsabilità che i laici devono assumere anche per non lasciare questa bandiera in mano ai verdi ed agli pseudoambientalisti”.
– La prima forma a questo progetto è stata data alle passate elezioni comunali con la lista Saldarelli, potrà essere esportata?
“Dovrà essere riveduta, corretta, affinata, ma nella sostanza è stata un’ottima esperienza che avrà un nuovo banco di prova alle future elezioni regionali.
Nell’occasione la battaglia si farà vivace poiche si troverà di fronte il governo di Martini che si caratterizza proprio per la mancanza di laicità. Governo di grossi progetti che stanno devastando Firenze e la Toscana (e concordati con il governo Berlusconi), l’alta velocità e l’autostrada sulla costa tirrenica. Anche la prima approvazione dello Statuto regionale apre ad un vero e proprio regime presidenziale.
Dovranno poi essere evidenziate maggiormente le caratteristiche politiche del progetto, sacrificate stavolta dalla ricerca di una personalità di spicco, non voglio dire di spettacolo, che si è rivelata, con il senno di poi, non commisurata agli obbiettivi”.
– Il suo modello di sistema elettorale?
“Proporzionale secco, senza premi e sbarramenti”.
ADALBERTO SCARLINO
: è importante non confondere il senso laico con l’anticlericalismo. I laici si distinguono tanto per la difesa e la rivalutazione dell’individuo quanto per il loro senso dello stato a garanzia dei diritti e delle libertà del cittadino.

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