
Ieri sera, a reti quasi unificate, gli accordi tra Israele e Hamas venivano raccontati come cosa fatta, con tanto di benedizione episcopale di Trump. Ma la realtà è molto meno solenne di come la si vorrebbe dipingere. Hamas resta un’organizzazione jihadista che si nutre di guerra e propaganda, Israele è uno Stato democratico che deve proteggere i propri cittadini. Due mondi inconciliabili, due logiche opposte: la liberazione di cinquanta ostaggi è un sollievo immenso, ma non scalfisce le radici di un conflitto che affonda nei secoli.
Un’intesa autentica ha bisogno di tre pilastri: chi decide, cosa concede, come si verifica. Nel caso in questione, il comando è diviso tra capi politici, milizie e sponsor esterni; le concessioni sono viziate dall’asimmetria per cui a Hamas conviene alimentare il fuoco basso mentre a Israele conviene spegnerlo; la verifica resta impossibile finché a Gaza non esiste un monopolio legittimo della forza. Così ogni tregua diventa provvisoria, ogni firma un anticipo, ogni mappa carta a perdere.
Il vero nodo non è il numero degli ostaggi liberati, ma la logica del sistema: teologia politicizzata, economie sommerse, milizie che spadroneggiano, un circuito mediatico che trasforma il martirio in spettacolo. O c’è una sconfitta militare che spezza la catena jihadista, oppure serve politica adulta: sicurezza verificabile, poteri locali disarmati, confini gestibili, scuole che smettano di insegnare la contabilità dell’odio. Meno retorica, più controllo. I terroristi vanno eliminati: non sono interlocutori credibili con cui sedersi a trattare. Rimango dell’avviso che la normalizzazione dell’area arriverà soltanto quando Hamas sarà neutralizzato militarmente.
Per questo cinquantasette, cento o tutti gli ostaggi liberati restano luce preziosa, ma non sono l’alba. L’alba arriverà quando chi governa temerà di più i propri controlli interni che la piazza, e l’odio tornerà a essere maleducazione, non identità.
Ed è per questo che, al di là delle celebrazioni televisive e delle benedizioni altisonanti, preferisco osservare e raccogliere fatti concreti, mantenendo uno scetticismo storico che i proclami propagandistici di Trump, sempre tesi all’autocelebrazione del proprio smisurato ego, non potranno mai scalfire.
Piero Terracina

Intesa raggiunta tra Israele e Hamas. Lo annuncia il presidente Usa, Donald Trump.
Ostaggi, vivi e morti, rilasciati 72 ore dopo la firma. Lunedi’ si riunira’ la Knesset per avallare l’ accordo. Il 57 per cento territorio di Gaza sara’ ancora controllato da Israele fino a quando la situazione sara’ stabilizzata con la restituzione di Gaza. A Israele restera’ solo una fascia di controllo di un chilometro presidiato da una forza di intermediazione. Restano alcune incognite, tra cui l’ Iran che vede realizzato quel Patto di Abramo che lo isoleta’ sempre piu’. Il patto siglato vede d’ accordo anche Russia e Cina oltre a 31 Paesi arabi e musulmani.
La firma prevista oggi alle 11 in Egitto. Al via la prima fase con il cessate il fuoco. Qatar.mediatire chiave conferma. Israele e’ impegna a restituire Gaza e a non occupare la Cisgiordania.
Intesa include rilascio degli ostaggi e ritiro dell’ IDF da quasi il 50 per ceti di Gaza.
Saranno rilasciati anche prigionieri palestinesi, ma non sembra che sia prevista l’alimentazione di Barghuti.
Saranno rilasciati 1900 prigionieri palestinesi.
Festeggiamenti a Gaza per l’ accordo.
Redazione Pensalibero

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