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Accise: servono tagli strutturali, non temporanei e in deficit

Gli sgravi fiscali “a fisarmonica” tra il 18 marzo e i primi di luglio, inizialmente pari a 20 centesimi al litro su benzina e gasolio, hanno drenato circa 1,5 miliardi di euro dal bilancio pubblico. Ieri il Consiglio dei Ministri ha messo sul piatto altri 125 milioni di euro per uno sconto da 17 centesimi sul gasolio, valido fino al 6 agosto. Forse il governo avrebbe voluto replicare l’esperienza degli scorsi mesi – che, per dimensioni, è seconda solo al maxi-taglio da 25 centesimi del 2022, costato circa 9 miliardi – ma non vi sono le condizioni.

di Istituto Bruno Leoni | 29 Luglio 2026

Gli sgravi fiscali “a fisarmonica” tra il 18 marzo e i primi di luglio, inizialmente pari a 20 centesimi al litro su benzina e gasolio, hanno drenato circa 1,5 miliardi di euro dal bilancio pubblico. Ieri il Consiglio dei Ministri ha messo sul piatto altri 125 milioni di euro per uno sconto da 17 centesimi sul gasolio, valido fino al 6 agosto. Forse il governo avrebbe voluto replicare l’esperienza degli scorsi mesi – che, per dimensioni, è seconda solo al maxi-taglio da 25 centesimi del 2022, costato circa 9 miliardi – ma non vi sono le condizioni. Così, si punta a una più modesta sforbiciata, sfruttando il meccanismo delle “accise mobili”, che difficilmente potrà valere più di 5 centesimi al litro, e altre risorse prese dalle sanzioni antitrust e dal fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Meglio di niente? Fino a un certo punto: perché, in questo come in altri casi, il metodo è altrettanto importante della sostanza.

Il metodo, in tale frangente, si compone di due aspetti. In primo luogo, l’intervento sulle accise sarebbe finalizzato a smorzare le oscillazioni dei prezzi che dipendono perlopiù da vicende esterne, cioè dall’andamento dei mercati petroliferi mondiali. Così, anziché trasmettere il senso dell’urgenza di utilizzare meno carburante (che sta diventando più scarso a causa della situazione in Medio Oriente) o di trovare alternative, si dà la sensazione che benzina e gasolio siano più abbondanti di quanto sembrino. Per di più, i continui interventi, stabiliti letteralmente di settimana in settimana visto che il 4 agosto si deciderà se e come prorogare gli sconti, disorientano i consumatori e creano ulteriore incertezza.

Secondariamente, la copertura di queste misure verrà inevitabilmente finanziata dal deficit. Contabilmente si dirà che la fonte è l’extragettito Iva più gli altri capitoli di bilancio citati, ma nella sostanza – dacché il denaro è fungibile e non sono previsti altri tagli di spesa – è inevitabile che l’effetto sarà di peggiorare la tenuta delle finanze pubbliche. Forse non in misura drammatica, anche perché il ministro Giancarlo Giorgetti ha ben chiaro quanto sia importante tenere i conti in ordine e infatti si è opposto a estendere lo sgravio anche alla benzina. Ma, ancora una volta, si ha la sensazione che la spesa pubblica sia considerata intangibile.

A peggiorare il tutto sarà l’attesa manovra, anch’essa in deficit, da 14 miliardi di euro, che conterrà voci legate alla difesa e alla sicurezza energetica: alcune saranno probabilmente spese sensate, altre molto meno, ma nessuna di queste maggiori uscite sarà compensata all’interno del bilancio pubblico.

Intendiamoci: siamo perfettamente consapevoli che le accise italiane sono altissime. Siamo convinti che ci sarebbero i margini e le ragioni per ridurne l’entità. Ma questo avrebbe senso solo se fossimo di fronte a una manovra strutturale e garantita da tagli di spesa. L’Italia sta andando nella direzione opposta. Come sempre.

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : Editoriale

Info Istituto Bruno Leoni

L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le “idee per il libero mercato”.
L’IBL vuole dare il suo contributo alla cultura politica italiana, affinché siano meglio compresi il ruolo della libertà e dell’iniziativa privata, fondamentali per una società davvero prospera e aperta.

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