
Dal suo doppio nome agli studi a Mosca, dalla nomina a primo ministro fino all’eredità di Arafat al crollo dei consensi. La visita del segretario di Stato Blinken a Ramallah rilancia il suo ruolo cruciale per Gaza. Anni fa Abu Mazen suscitava speranza. Eletto presidente dell’Autorità Palestinese dopo la morte di Yasser Arafat nel 2004, si presentava in giacca e cravatta, non tenute da battaglia come suo solito (sciatto). Era un nazionalista è un’ideologia che esalta e difende il concetto di patria, non un jihadista (è un termine nel linguaggio dell’Islam che connota un ampio spettro di significati dalla lotta interiore spirituale per raggiungere una perfetta fede fino alla guerra santa. Denunciava il terrorismo “di qualsiasi parte e in tutte le sue forme”.Un anno primo Ariel Sharon, allora primo ministro israeliano, lo aveva definito “un uomo responsabile”. Poi è venuto fuori che era tutta una allegoria.
Blinken vuole sopprimere il potere di Hamas sulla Striscia di Gaza. Il compito più complicato di Abu-Mazen è quello di trovare un accordo con la dissidenza armata e di tenere buoni americani e israeliani. Nessun leader può governare una nazione in cospetto di militanti che remano contro.
Nel caso in cui Abu-Mazen dovesse fallire nel tentativo di consigliare l’America e Israele a consentire ai palestinesi il conseguimento loro obiettivi politici.
Abu-Mazen preferisce una sintesi di negoziati, pressione politica e invito a partecipare dell’opinione pubblica. Dovrà convincere le fazioni armate ad accettare la strategia adottata dal Governo. In compenso, dovrà accogliere Hamas nel sistema politico, nell’OLP e nel parlamento.
Se Abu Mazen riuscisse ad ottenere il cessate il fuoco non probabile, potrebbe rivolgersi a quelli che sono i suoi principali obiettivi strategici : vincere su Israele e sull’opinione pubblica internazionale e indurre gli Stati Uniti a modificare la loro linea politica.
Gli Stati Uniti, e Israele, sono però discordanti alla richiesta di Hamas perché hanno fiutato che nelle liste dei feriti, che avrebbero la priorità a lasciare Gaza, si nascondono alcuni membri dell’organizzazione terroristica sunnita.
Ma è proprio il passaggio frontaliero con l’Egitto il nodo più difficile da sciogliere in queste ore, con Hamas che condiziona il via libera a questi sconfinamenti con il via libera alla messa in sicurezza dei feriti dal nord della Striscia.
Insomma, l’unica seria possibilità ad Abu Mazen è sempre stata Hamas (è un’organizzazione politica e paramilitare palestinese islamista, sunnita e fondamentalista di estrema destra)
che controlla Gaza da quando ne ha cacciato con la violenza l’Autorità Palestinese, dopo il ritiro di Israele da quel territorio nel 2005.
Abu Mazen ha 87 anni. Ciò che ora lo preoccupa di più è la sua eredità: che il suo ritratto resti appeso accanto per sempre a quello di Arafat: due veri fuoriclasse della “resistenza”, della lunga guerra contro sionisti, israeliani, ebrei e “il loro ruolo nella società moderna del terzo millenio”.
Tante sono le attese per Abu Mazen un futuro pieno di successo, pochi al mondo provano invidia.
Giuseppe Basilico
(da “Avanti Online”)

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