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Aborto: Molise senza medici abortisti

Solo un ospedale in tutta la regione pratica interruzioni volontarie di gravidanza. In 22 ospedali italiani e 4 consultori almeno una categoria tra ginecologi, anestesisti, infermieri e OSS è obiettore al 100%. 18 ospedali con il 100% di ginecologi obiettori.

di Redazione Pensalibero.it | 2 Gennaio 2022

In Italia ci sono almeno 22 ospedali in cui almeno una categoria tra medici ginecologi, anestesisti, personale infermieristico e OSS) è obiettore di coscienza al 100%. È il dato principale che emerge dai dati aggiornati dell’indagine “Mai dati!” curata da Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista e resa nota con l’Associazione Luca Coscioni (QUI le mappe dettagliate per strutture). Le due autrici spiegano nel dettaglio il preoccupante scenario molisano, in questi giorni protagonista delle cronache perché il concorso indetto per cercare nuovi medici in grado di garantire il servizio di IVG, in sostituzione dell’unico medico non obiettore a tempo pieno prossimo alla pensione, è andato deserto:

“Sul Molise abbiamo il dato completo ma aggregato, cioè l’Asrem non ci ha inviato i dati per singolo ospedale come avevamo chiesto. Nonostante questo, sappiamo che gli unici due ginecologi non obiettori (uno a tempo pieno, una a tempo parziale) su ventisette sono al Cardarelli di Campobasso. D’altra parte dalla Tabella 23bis della Relazione ministeriale, sappiamo che su tre ospedali, solo uno effettua IVG (i dati sono del 2019, ma nulla sembra essere cambiato da allora). Degli altri 27 ginecologi dipendenti Asrem sappiamo che non effettuano aborti ma non come sono distribuiti (il dato è del 2 agosto 2021) tra il già nominato Cardarelli, l’Ospedale Veneziale di Isernia, il San Timoteo di Termoli e il  Caracciolo di Agnone (le pagine dedicate agli ospedale nel sito Asrem sono “in aggiornamento” da mesi, forse dal concerto di Natale del 2018). 

In generale in Italia sono 72 gli ospedali con personale obiettore tra l’80 e il 100% e 18 quelli con il 100% di ginecologi obiettori. 4 invece sono i consultori con il 100% di personale obiettore. Le regioni in cui c’è almeno un ospedale con il 100% di obiettori sono: Abruzzo, Veneto, Umbria, Basilicata, Campania, Lombardia, Puglia, Piemonte, Marche, Toscana, Sicilia.

Le risposte (e quindi i dati) sono ancora parziali e presto saranno tutti pubblicati integralmente.

Si tratta di dati che non compaiono nella Relazione sulla legge 194/78 del Ministero della Salute, che, aggregando i dati per Regione, di fatto non rende pubbliche le percentuali di obiettori delle singole strutture e non vede quelle in cui c’è il 100% di obiettori. 

“La legge 194 del 1978 prevede che ‘gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza – ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato e segretario nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Chiediamo in primis alla Regione e più in generale al Ministro della salute l’invio di ispettori presso le strutture con il 100% degli operatori obiettori di coscienza e le Regioni per sapere com’è garantito l’espletamento delle procedure di IVG; in che modo le Regioni ne garantiscono l’attuazione; quali sono le misure messe in campo, quali le criticità di applicazione e i costi dell’obiezione. Chiediamo inoltre che sia istituita una commissione di inchiesta parlamentare per chiarire le criticità nell’applicazione della 194 e verificare eventuali interruzioni dell’espletamento del servizio. 

Conclude Filomena Gallo: “Occorre inoltre che il Ministero della salute inserisca la prestazione IVG nel sistema di monitoraggio LEA e almeno un indicatore del tipo ‘presenza di almeno una Unità Operativa operante l’IVG nel 100% delle strutture ospedaliere regionali’”.

Note

* L’indagine di Lalli e Montegiove tramite accesso civico generalizzato, nata con l’obiettivo di appurare se la legge 194/78 sull’interruzione volontaria della gravidanza sia effettivamente applicata, evidenzia come la Relazione sulla stessa legge del Ministero della salute pubblicata lo scorso 16 settembre (con un anno e mezzo di ritardo) e i dati in essa contenuti restituiscano una fotografia poco utile, sfocata, parziale di quanto avviene realmente nelle strutture ospedaliere del nostro Paese. La relazione dovrebbe restituire un quadro il più possibile realistico sullo stato di applicazione della legge, “anche in riferimento al problema della prevenzione”, al fine di avviare tutte le manovre correttive per superare le diseguaglianze tra le regioni e assicurare a tutte le donne l’accesso all’IVG. Di fatto, sia il ritardo nella presentazione, sia gli indicatori e le modalità di raccolta e di analisi dei dati, rendono la relazione un’osservazione passiva e neanche tanto veritiera della realtà, e che rende impossibile qualunque possibilità di miglioramento.

Pubblicato in : Primo pianoTag: commissione, costi, dichiarato, italia, lombardia, medici, misure, molise, natale, pensione, puglia, sicilia, toscana

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