Su “il manifesto” del 10 dicembre è apparso un editoriale intitolato “Black out in Iraq” firmato da Giuliana Sgrena. Saltiamo pure le farmeticazioni tipo “Sei ostaggi possono essere ben sacrificati sull’altare delle elezioni del 15 dicembre che saranno celebrate da Bush come storiche ma che non fermeranno il bagno di sangue. Che continuerà a colpire indiscriminatamente” E qui si intravede un subdolo auspicio.
L’articolo si conclude così: “Bisogna agire subito prima che sia troppo tardi, salvare gli ostaggi prima che sia troppo tardi, salvare gli ostaggi per ristabilire un contatto con quel mondo che è stato disumanizzato dalla guerra e dall’occupazione. Condannando il terrorismo che uccide innanzitutto iracheni, come quelli che viaggiavano sull’autobus di Nassirya. Ma chi lotta per la liberazione del proprio paese non è un terrorista anche se usa mezzi inaccettabili e condannabili come i sequestri di civili o l’uso della violenza per imporre le proprie scelte. Fare di tutta un’erba un fascio serve solo a chi vuole diffondere il terrore. E senza informazione il compito è facilitato.”
In sostanza si condanna il terrorismo, ma si giustificano i terroristi.
Onore e gloria a Nicola Calipari, un eroe purtroppo scomparso per salvare una invasata.
L’addetto alla rassegna stampa
Sergio Brera

Quando fu rapita, inizialmente ero pro-sgrena. Poi vedendo la pubblicità che si faceva il compagno su tutte le TV ho inizato a pensarci. Lo sfogo di Emilio Fede – ricordate? – mi fece giungere ad una conclusione.
Le parole della Sgrena fin da quando è stata liberata mi fanno solo ribrezzo.