
“Le ragazze sono delle puttane, se vogliamo, ma la vita professionale è una puttana ben più ragguardevole, e che per giunta non vi dà nessun piacere”, afferma ad un certo punto del libro, ma non è del tutto esatto perché per l’autore, misogino e maschilista come pochi, donne, ragazze, puttane, hanno un solo nome, una sola rappresentazione: la vagina.
Poteva essere un romanzo sull’amore, quello lirico dei suoi genitori che scelgono di compiere insieme l’ultimo passo della loro vita, ma Florant-Claude, ormai quasi cinquantenne, insoddisfatto non solo delle sue storie d’amore ma anche della sua vita lavorativa, scoperto il tradimento della sua amica giapponese, Yuzu, molto più giovane di lui, viziata, lussuriosa e sicuramente non innamorata di lui, decide di fuggire. Si ritiene a ragione un perdente: “il mondo esterno era duro, spietato nei confronti dei deboli” afferma Florent-Claude per giustificare la sua incapacità di affrontare la vita. Lascia il lavoro al Ministero dell’Agricoltura l’ultima compagna e trova rifugio in alberghi dove non ha alcun interesse per l’arredamento, per le comodità, ma la sua unica richiesta è quella di avere una camera per fumatori, essendo oltretutto anche un accanito fumatore. Inizia così la sua discesa agli inferi, preda della depressione trova uno strano tipo di dottore che gli prescrive un farmaco innovativo, il Captorix che può essergli di aiuto nel combattere la depressione ma, fra gli effetti collaterali, quella “piccola compressa bianca, ovale, divisibile”, porta all’impotenza, alla fine della libido.
E’ un libro cupo e desolato sul male di vivere, sulla sofferenza, sulla sudditanza agli psicofarmaci. Attraverso Florent-Claude l’autore non dà speranze, provoca continuamente, ora strizzando l’occhio alle rivolte dei gilè gialli, (la rivolta agricola guidata da un nobile) ora lodando la lungimiranza turistica del generalissimo Franco, a tratti noioso, a tratti ironico, non riesce mai a suscitare l’empatia del lettore . Tanti gli argomenti trattati per sottolineare la crisi della società occidentale , crisi non solo economica ma anche e soprattutto culturale, e, in fondo, morale. Ha definizioni trachant per diversi paesi europei , (bella la definizione di Olanda), una stoccata per il Giappone, usa clichè omofobi, definisce l’Unione Europea una gran troia, a causa delle quote latte, non ama gli ecologisti che definisce così “gli ecologisti radicali sono degli imbecilli ignoranti e infine se la prende anche con i giornalisti “cretini e conformisti”. Alla fine della mia lettura sarei quasi portata a dargli ragione, almeno per quest’ultima osservazione visto che molti di loro si sono affrettati a definire “capolavoro” questo suo lavoro che io personalmente ho trovato lamentoso e deprimente., anche se credo che, nonostante tutto il libro vada letto, senza pensare di leggere un capolavoro, con tanta pazienza e buona volontà.
Maria Rita Monaco

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