Da oltre 30 anni assente dalle programmazioni, l’Ottava sinfonia di Mahler è stata riproposta al Teatro del Maggio nell’ambito del ciclo Mahler/Schubert, che ha connotato la stagione in corso e che si concluderà nel prossimo festival.
L’Ottava in mi bemolle maggiore, composta nel 1910, è nota come sinfonia Dei Mille, a causa del suo monumentale organico strumentale, che consta di un’orchestra foltissima (sono presenti anche l’organo e il pianoforte, oltre ad un numero sterminato di fiati), doppio coro (accanto a quello del Maggio, vi era il complesso corale del “Carlo Felice” di Genova), coro di voci bianche e ben otto cantanti solisti. In effetti l’Ottava è l’ultima delle sinfonie mahleriane in cui è previsto l’elemento vocale, ma qui, a differenza delle precedenti (Seconda, Terza e Quarta), esso assurge a fattore di assoluto protagonista, essendo utilizzato in maniera organica e continuativa all’interno dei due ampi movimenti di questo eccezionale capolavoro sinfonico; infatti, la prima parte si basa sull’inno “Veni creator Spiritus” di Rabano Mauro, pur con qualche modifica, mentre la seconda ha per testo la scena finale del Faust di Goethe. Dunque una sinfonia inusitata nella struttura, nell’organico e nella sua elaborata articolazione, ma da considerarsi ancora come la manifestazione estrema di una forma musicale, che il genio di Gustav Mahler seppe portare fino alla sua massima dilatazione ed all’esaurimento delle sue possibilità espressive.
Per tenere insieme in modo coeso un organico così colossale e, al tempo stesso, riuscire a realizzare un’esecuzione convincente, oltre alle qualità degli interpreti occorre senza alcun dubbio una bacchetta di alto livello; ebbene, Fabio Luisi ha pienamente dimostrato di essere un direttore capace di penetrare con profondità e con meditata cura interpretativa il complesso mondo musicale e filosofico di Mahler, riuscendo a restituire con straordinario equilibrio il suo grande capolavoro sinfonico, mantenendone la sua unitarietà e compattezza, pur nella straordinaria varietà timbrica, agogica ed espressiva. Da parte loro gli orchestrali del Maggio hanno offerto una prova di eccezionale impegno e bravura, unita a quella dei due cori ed anche dell’ottimo complesso del Coro delle voci bianche del Maggio musicale. E non ultime, davvero grandiose le qualità vocali dei solisti, alcuni dei quali chiamati ad uno sforzo esecutivo notevole. Nell’ordine, i soprani Jennifer Rowley, Valentina Farcas e Francesca Longari, i contralti Olesya Petrova e Diana Haller, il tenore Brenden Gunnell, il baritono Roman Trekel e il basso Rafał Siwek.
Successo entusiastico di un pubblico che aveva esaurito il teatro in ogni ordine di posti ed ha applaudito per ben otto minuti.
Luca Summer

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