
“Ciao Federico”. “Ciao Fabrizio”. “Da dove vieni?”. “Da Roma, ieri sera come al solito ho fatto Ballarò e in questi giorni siamo in prova con Fiorello”. Federico Taddia, classe 1972, da Pieve di Cento, provincia di Bologna, è scrittore, conduttore, pensatore e soprattutto autore. Il suo sito web si apre con questa frase: “Scrivo, parlo e scrivo per altri che parlano”. www.federicotaddia.com Fisico super secco, occhialetti da filosofo, viso quasi puntuto, ha partecipato al mio ciclo “Le Pagine della Tv” (promosso dalla Fondazione del Monte www.fondazionedelmonte.it ) nella puntata dedicata alla tv dei bambini e delle famiglie, con il direttore dell’”Antoniano” padre Alessandro Caspoli. E tra una confessione e l’altra sulla fine della tv dei ragazzi e sul ruolo della parola e del teatro ci fa una confessione bomba. “Ai miei figli nascondo la tv”. E lo ammette: io che faccio televisione da anni, e che scrivo per la televisione e per programmi di prima serata, “ebbene vi dico che da noi si cena senza tv”. “Lo sai Fabrizio che mio figlio di otto anni mi ha chiesto cos’è Paperissima?” “E tu cos’hai risposto?” “Più o meno un programma di gag e di satira. Si vive benissimo lo stesso.”. Taddia scrive da quando aveva 22 anni su Topolino. “Il fantastico e il bello lo puoi imparare meglio a teatro. La tv dei ragazzi di una volta quella di Chissà chi lo sa con Febo Conti oggi è improponibile ma certo i bambini e i ragazzi hanno diritto ad un loro flusso, che non deve essere un angolo”. In effetti il flusso c’è, come ricorda l’attuale direttore dell’Antoniano e quindi organizzatore dello Zecchino d’Oro Alessandro Caspoli, perché ci sono ben venti canali dedicati ai bambini e ai ragazzi tra satellitari e terrestri ma si vive di segmentazione e di commercializzazione. Ma tutti ricordano solo “il coccodrillo come fa?” Altri anni, altre ere geologiche. Già: il mercato e la tv dei bambini, bel tema, bel dilemma. “Dunque Federico, quando decidete di guardare a casa la tv dunque è un avvenimento?”. “Sì dev’essere una scelta condivisa e consapevole. Anche arrivare alla Tv non è facile e non si può accendere automaticamente o meccanicamente. In ogni caso non c’è la tv dove si mangia. Quando si decide di guardare un programma si decide insieme”. Filosofia di Taddia, sicuramente coraggiosa. E probabilmente ben meditata se proviene da uno che in televisione ci sta e di televisione mangia. Federico è riuscito a fare con Screen Saver, un programma di bambini e ragazzi fatto per i ragazzi, una vera scommessa di linguaggio e di impostazione, quasi un anti “Amici”. Lì ad Amici la competizione e il giudizio dei grandi, qui a Screen Saver la cooperazione e la collaborazione e il giudizio interno dei partecipanti. Ma la televisione popolare vuole la concorrenza e il “sangue”. E Amci è anora lì, Sreen sSaver è chiuso. Ma Taddia lancia un una sfida per se stesso verso il 2012 e ha anche un sogno che mi confida. “Dobbiamo riscoprire la provincia italiana che è contenitore di mille storie belle e soprattutto vere. Magari partire da lì e fare un giro della provincia e capire come i ragazzi e i bambini giocano, crescono, si formano. E poi sfatare alcuni luoghi comuni come quello sulla lettura: “leggi che cresci e diventi uomo” “Bisogna dire a tutti invece che bisogna leggere perché è bello”. Già questo Federico Taddia lo vedremmo proprio bene a condurre “Per un pugno di libri”. Ci sta a pennello. Come una bella frase in un buon libro.

Lascia un commento