Stamattina, andando a vedere il sito internet dell’ANSA, ho trovato una notizia particolarmente curiosa ed altrettanto inquietante: a Singapore è stata legalizzata la compravendita degli organi. Al di là dei risvolti morali dati da una tale novità, il nocciolo della questione è sempre lo stesso: chi è ricco potrà prenotare l’organo di cui ha bisogno e ottenere, pagando, il migliore sul mercato; chi è povero aspetterà, fossilizzato in una lista d’attesa infinita, e probabilmente morirà prima di ottenere il trapianto.
Contemporaneamente, ho trovato gli ultimi aggiornamenti su quanto sta avvenendo in Senato: ormai, con 150 voti a favore, 123 contrari e 3 astenuti, il famoso ddl sul “biotestamento” è passato, non sollevando meritate e motivate polemiche. Voi direte: qual’è il legame fra queste due notizie apparentemente così lontane? Ebbene, in Italia il “mercato degli organi” è triste realtà da anni. E’ un commercio sordido e sotterraneo, che avviene all’ombra di cliniche compiacenti, clienti disposti a tutto (quando è in ballo la propria vita si può arrivare a commettere delle pazzie) e trafficanti dall’Asia e dall’Est Europeo totalmente privi di scrupoli. Per poche decine di migliaia di euro ci si può procurare un rene o addirittura organi vitali (è superfluo dire che il loro espianto coincida con la morte del donatore). Avete mai sentito qualcuno dei nostri politici esprimere anche solo due parole a proposito di un problema del genere? Mai. In compenso li abbiamo visti muoversi, con una fretta e uno zelo mai visti nemmeno in occasione delle peggiori calamità occorse al suolo patrio (dall’alluvione del Polesine ai terremoti del Belice e dell’Irpinia, e via discorrendo) per impedire dapprima che Eluana potesse morire e successivamente, visto che la loro vittima era riuscita a farla franca, per evitare che in futuro altre Eluane, o altri Welby, o altri Coscioni, potessero fare altrettanto. Il paese scricchiola sotto i colpi della crisi internazionale e l’emergenza data dal crimine organizzato è più attuale che mai, ma l’agenda dei lavori parlamentari è occupata in buona parte dalle preoccupazioni etico-religiose di matrice vaticana dell’armata neocon capitanata da Berlusconi (e che trova anche nel resto dell’Arco Costituzionale i suoi estimatori, non dimentichiamocelo).
Che cosa avrebbero da dire, questi strenui difensori del “diritto alla vita” a proposito del commercio legalizzato degli organi (visto che sulla crisi, sulla Mafia, sulla Camorra, sulla ‘ndrangheta, sulla legalità e sull’evasione fiscale non hanno ancora alcun argomento concreto da snocciolare ma solo qualche frase fatta, utile solo a cavarsela dinanzi a qualche giornalista neanche troppo impertinente)? Lo considerano positivo o negativo? O forse la loro preoccupazione per le anime delle povere Eluane d’Italia è una cosa (si sa, dalla Segreteria di Stato del Vaticano arrivano telefonate bollenti, c’è tanto voto cattolico in ballo e storie varie) e il senso degli affari un’altra (ci sono medici e cliniche che s’azzardano a fare qualche porcheria? Ma bisogna essere moderni, comprensivi: il denaro è denaro! Lo sappiamo tutti che le cliniche in ampie zone d’Italia, in Sicilia per esempio, sono soprattutto istituzioni dedite al lucro e non alla salute pubblica; non vorremo mica indignarci per quel che ha fatto il signor Angelucci, che oltretutto è un po’ l’amico di tutti quanti, nei bei palazzi romani)?
Sarei proprio curioso di formulare questa domanda ai vari Sacconi, Gasparri, Bongiorno, Cicchitto, Lupi, Bocchino e compagnia bella: “perchè vi affannate tanto per impedire ad una persona di scegliere come, dove, quando e come morire, e al contempo ve ne fregate di tutto il resto?” Perchè il problema è proprio questo. Non voglio darmi a delle insinuazioni malevole, ma i nostri governanti, se si trovassero nella situazione di coloro cui vogliono impedire di morire, andrebbero dritti dritti in Svizzera o chissà dove (forse potrebbero anche restare in Italia: a loro tutto è concesso), per poi ritornare indietro chiusi dentro un abito dalla forma oblunga, sormontato da una croce, circondato di fiori e trasportato da una strana station wagon nera… L’eutanasia e il rifiuto dell’accanimento terapeutico, per gli altri, è proibito; per loro, è solo una scelta di coscienza. E se invece si ammalessero e necessitassero di un trapianto? Non credo che si rivolgerebbero agli ospedali pubblici italiani, nè tantomeno che si metterebbero in lista ad aspettare un fegato o un rene o un cuore che non arriverebbero mai. Basterebbe una telefonata e, come per magia, quel rene, quel fegato e quel cuore apparirebbero subito, nemmeno li avesse generati con la sua bacchetta magica quel maghetto dai capelli biondi e gli occhialini che tanto piace a grandi e piccini (onde evitare spiacevoli quid pro quod: non stavo parlando di Tremonti, ma di Henry Potter). E chissà, quegli organi potrebbero avere anche una provenienza, diciamo, non proprio “tracciabile”…
A PROPOSITO DI BIOTESTAMENTO: IL VERO RELATIVISMO ETICO
Il paese scricchiola sotto i colpi della crisi internazionale e l’emergenza data dal crimine organizzato è più attuale che mai. Ma l’agenda dei lavori parlamentari è occupata in buona parte dalle preoccupazioni etico-religiose di matrice vaticana dell’armata “neocon”. Di Filippo Bovo

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