Ricchi e poveri nell’era della crisi globale. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Un nota riservata, all’ultimo vertice europeo, indicava quali potrebbero essere le aree a rischio tumulti, cioè di gravi disordini per colpa dell’economia che non tira o della disoccupazione crescente. La notizia è stata tenuta bassa per non alimentare ansia. Tutti sono in cerca dei veri dati e della data d’inizio della ripresa. Ma oggettivamente nessuno lo sa. Al momento più che le previsioni sono ammesse le speranze. Confidando in Obama e nella Cina. Negli ultimi giorni anche da noi è tornato l’argomento della distribuzione del reddito. Ovvero della ulteriore approfondita diaricazione delle classi sociali in base al reddito percepito e distribuito. Per dirla in soldoni (soldoni, magari!!) il mare sempre più grande che divide ricchi e poveri. E’ stata una delle prime idee proposte di Franceschini da neo segretario del Pd, l’ha rilanciata l’altro giorno l’ex premier Romano Prodi, nel ritorno alla ribalta almeno televisiva, prima da Fazio a Che Tempo che fa e poi a Ballaro’ da Floris. Prodi lo dice chiaro: siamo un paese dalle grandi differenze sociali e economiche e non siamo stati capaci di fare una distribuzione equa dei redditi. Ammette che certo non riesce a farlo il governo di centro destra ma nemmeno lui –dice chiaramente – c’è riuscito o ne ha avuto il tempo quando era al governo. Non sappiamo davvero se la tassa una tantum per i redditi oltre i 120 mila euro l’anno pensata da Dario Franceschini sarebbe stata una goccia nel mare o qualcosa di più serio. Come non sappiamo al momento se i Tremonti bond saranno davvero uno strumento di aiuto alle piccole imprese o alle imprese finanziarie come le banche. Di certo c’è un problema di differenza certa tra chi ha pensione e stipendio e chi ha una attività professionale o commerciale. Professionisti e commercianti possono scaricare sui clienti, pensionati e stipendiati fissi possono scaricare solo sui risparmi al supermercato e quindi tirare la cinghia. In questo quadro fa un certo effetto la notizia della protesta al famoso e lussuoso ristorante Cambio di Torino dove alcuni manifestanti hanno tirato sterco ai ricchi clienti. Non siamo ai disordini di piazza per disperazione, ma insomma è un brutto segnale. Certo di questi tempi non è bello farsi vedere in un ristorante da 150-200 euro a coperto -pur avendone tutte le disponibilità- quando fuori centinaia di migliaia di connazionali dovrebbero vivere in un mese con tre o quattro volte quella cifra. Di questi tempi non c’è da meravigliarsi se molti ristoranti o negozi di lusso sono meno pieni o anzi quasi vuoti. Così c’è anche un po’ da rimanere allibiti davanti a un listino prezzi di un ristorante che recita: spaghetti 18 euro, tortellacci 22, grigliata mista 26. Purtroppo abbiamo dimenticato rapidamente il rapporto con le lire e non sempre ci mettiamo lì a fare il confronto: perché a suo tempo nessuno ci avrebbe chiesto per un piatto di spaghetti 34 mila lire o per una grigliata mista 50 mila lire. Sembrerà minutaglia ma è la somma e la moltiplicazione di questi prezzi che ha dato un duro colpo al potere d’acquisto/spesa dei nostri portafogli. Ma ci sono anche ristoratori virtuosi: a Castel San Pietro c’è un ristorante che propone i prezzi in euro ma al centesimo (che non si vedono più) dedotti dalla esatta divisione di lire/euro: esempio una tagliatella 5,17 (era diecimila lire), un prosciutto di Praga 4,65 (eran novemila). Segni. Commercianti e professionisti dovrebbero mettersi una mano su cuore, come i ricchi e super ricchi dovrebbero mettersi una mano o anche due mani nelle tasche, perché un paese moderno si vede anche dalle forme di inclusione e coesione sociale nei momenti di difficoltà. E lo Stato dovrebbe chiedere a tutti di contribuire secondo le capacità, e cioè proprio nel momento del bisogno sarebbe ora di far pagare le tasse a quelli che fanno i furbi ai danni di tutti. Oltre al buon senso lo dice anche la Costituzione.Che non sarebbe male applicare, prima o poi.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

Il problema è che l’economia ripartirà a patto che stipendiati e pensionati siano sempre più poveri, perché non è vero che l’economia riparte dai consumi e dal basso, l’economia riparte con l’inflazione al galoppo solo quando sono individuati nuovi spazi franchi della speculazione e del profitto. M.S.
Appunto ,la Costituzione . Che a richiamarne l’attuazione si passa per patetici . Meglio cambiarla ,per renderla più adeguata agli interessi dei governanti . Prodi compreso ,che c’era lui a portare la moneta unica nel nostro Paese. A non accorgersi che l’equazione semplicistica di mille lire eguale un euro ,praticata sui prezzi al consumo ,era la più grossa truffa da contrapporre agli stipendiati fissi .
Al punto che è una boutade la contrapposizione tra ricco e povero (la società di eguali non esiste ,lo si è visto ,anche quella è una truffa ) ,mentre bisognerebbe pensare a fare leggi eque ,comprensibil e giuste . Ma chi deve farle gode di privilegi tali da cercare con favore le connivenze , le scappatoie ,gli apparati burocratici….e vuole mettere le mani nelle tasche solo degli altri : perche le proprie non sono tasche , ma teche di sociali e politiche virtù.
Non ricordate chi velocemente approfittò di una legge che aboliva le tasse di successione ? Chi poi le ripristinò subito ,come prima esigenza del Paese ! Ma come si può parlare ancora di ricchi e poveri ? Lo sterco nel ristorante per ricchi fa notizia ….avete pensato ai seggi degli “onorevoli”? La Costituzione parlerebbe anche di loro….ma sono articoli inattuati.