Gentili amici di Pensalibero, caro Pierfranco, scusatemi per la brevità di questo scritto. Sono molto preoccupato per l’involuzione democratica del nostro paese e temo perfino derive antidemocratiche. Potremmo esserci infilati in una deriva antidemocratica ed autoritaria alla quale è necessario rispondere.
L'”autorevole costituzionalista” Ds Prof. Stefano Ceccanti riuscì a mischiare bene le carte nel 2005 e fece accettare la legge elettorale della Toscana , frutto dell’inciucio DS AN FI, come una legge accettabile e positiva. Io la consiero la vera madre del “Porcellum” ed insieme a voi, agli amici del comitato Oltre di Comeana, e a tanti altri, ci siamo spesi per raccoglie le firme per sottoporla a referendum.
Ciò cui abbiamo assistito nella composizione delle liste bloccate è qualcosa di aberrante, che non ha niente a che fare con nessun tipo di democrazia. Avremo di fatto un governo che nomina la propria maggioranza parlamentare, fatta in primo luogo da nani, nanetti e cortigiani/e. Ieri sera a Radio 24 , Arturto Diaconale li ha definiti un Parlamento di esecutori. A queste condizioni, secondo lui, sarebbe sufficiente che il parlamento fosse composto da cento persone. Bel modo di ridurre i costi della popolitica dico! Ossia abolendo le funzioni del parlamento.
In rete monta la protesta, c’e’ voglia di far qualcosa, di reagire. C’e’ chi sta proponendo di rimandare al presidente della repubblica Giorgio Napolitano, sulla carta, molto sulla carta, il garante della costituzione, il proprio certificato elettorale. Una protesta plateale, visibile, e di contenuti.
la finisco quì. Spero che possiate riprendere con convinzione questo tema nei vostri interventi sul sito e sui giornali.
Allego un promemoria di come ando’ a finire negli anni venti con l’introduzione delle liste bloccate.
Damiano Baroncelli
Prato
Come è possibile che la storia sia sempre e solo oggetto di strumentalizzazioni delle parti e quando è necessario invece ripercorrerne l’esperienza non venga mai fatto da nessuno ?
Dal 1922 il regime fascista realizzò, progressivamente, un sistema elettorale improntato su criteri diversi da un’equa rappresentanza democratica. La legge 18 novembre 1923, n. 2444 (c.d. legge Acerbo), sanciva che il partito che avesse conquistato almeno il 25% dei voti avrebbe ottenuto addirittura 2/3 dei seggi. Il restante 1/3 sarebbe stato suddiviso tra le varie liste di opposizione. La legge Acerbo del 1923 si iscriveva perfettamente nel programma del regime fascista, che voleva stravolgere le basi di uno stato liberale ormai afasico e agonizzante. Infatti l’abnorme premio di maggioranza sancito dalla nuova normativa aveva il chiaro obiettivo di rafforzare fino a renderla padrona della Camera elettiva la maggioranza fascista.
Lo stravolgimento del sistema elettorale conobbe un ulteriore “salto di qualità” con la legge 17 maggio 1928, n. 1019, la quale sanciva che la scelta dei candidati alle elezioni doveva essere operata dai rappresentanti delle associazioni di categoria; essi avrebbero proceduto compilando una lista di candidati successivamente approvata dal Gran Consiglio del Fascismo; ai cittadini non restava che approvare o disapprovare in blocco con un “sì” o un “no” la lista.
Infine, con la legge 19 gennaio 1939 n. 129, la Camera dei Deputati fu abolita e sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni, non più elettiva in quanto i suoi membri sarebbero stati proclamati dall’ alto.

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