Quella di Napoli sarà per il PD la madre di tutte le battaglie, da combattere, oltretutto, in condizioni quasi disperate. Dopo quindici anni di dominio assoluto, con esponenti del partito collocati al vertice delle istituzioni più importanti, dalla Regione al comune di Napoli, il PD si trova in condizioni di pratico auto-commissariamento. La girandola di nomi che girano in questi giorni per la candidatura a sindaco di Napoli ne sono la dimostrazione più inquietante: magistrati, prefetti magari anche poliziotti. Di un esponente del partito, dopo la fine ingloriosa delle primarie, neanche a parlarne. E’ un dato che preoccupa ancora di più se messo in relazione alla proposta, reiterata con forza in questi giorni, di un “papa straniero” dell’editore del giornale di riferimento Carlo De Benedetti.
E intanto gli avvenimenti incalzano.
Dovrebbe avvenire sabato 5 marzo la presentazione pubblica della candidatura a sindaco di Napoli di Luigi De Magistris, ex pm e attuale eurodeputato dell’IDV.
Per il momento ancora nessun commento dal Pd, che dopo il flop e le polemiche sulle primarie stava lavorando alla ricerca di una possibile candidatura unitaria.
Ma l’obbiettivo del partito di Di Pietro (il partito cresciuto grazie al trattamento di favore riservatogli da Veltroni alle ultime elezioni politiche, l’unico al quale venne concesso l’apparentamento) è proprio quello di profittare delle difficoltà dei democratici.
Ed è come affondare il coltello nel burro: alle primarie annullate tra mille veleni e sospetti di infiltrazioni e compravendita di voti si è aggiunto lo scioglimento del consiglio comunale grazie ad una mozione votata anche da nove consiglieri del PD.
A rendere ancora più evidente la crisi, la reazione impacciata del commissario provinciale del Pd di Napoli, Andrea Orlando: «È inaccettabile il tentativo di agire con scelte unilaterali che rompono la coalizione, prima di tutto per il metodo, e costituiscono un oggettivo regalo alla destra».
Si tratta di una reazione del tutto insufficiente che non fa che accrescere l’immagine di un partito allo sbando. A questo punto o Bersani coglie la palla al balzo per liberare il suo partito dalla zavorra del legame con Di Pietro e con l’Italia dei Valori oppure ne risulterà accresciuta l’immagine di incapacità a presentarsi come credibile alternativa al centrodestra.
A meno che il PD non sia ormai rassegnato a svolgere un ruolo secondario, al traino di Casini o di Vandola o a sostegno di un candidato premier scelto da De Benedetti e dai circoli finanziari a lui vicini. O non sia ossessionato dall’emorragia di voti proprio in direzione di Di Pietro. A furia di cavalcare gli stessi temi giustizialisti, niente di più probabile che una parte degli elettori pd finisca per preferire chi su quei temi ha posto da sempre il proprio sigillo.
P.

Proporrò la Rosetta di Napoli come leader della coalizione di centrosinistra.
Magari alla Rosy Bindi le facciamo fare la vice della Rosetta, così non si offende Niky.