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A INSTABUL SONO MANCATI I VERI PROTAGONISTI…

Né Zelensky né Putin e neppure Trump sono andati a Istanbul. Forte delusione. Eppure qualcosa si muove se è vero che le delegazioni di Russia e Ucraina dal 2022 riprendono solo oggi a parlare di pace. Trump mette le mani avanti: “finché non ci vediamo io e Putin non cambia nulla”.
Non vogliamo e non dobbiamo perdere la speranza che cessi almeno il fuoco e la carneficina che ha fatto centinaia di migliaia di vittime, civili e militari, ridotto in macerie un Paese.

di Enrico Rossi | 16 Maggio 2025

Né Zelensky né Putin e neppure Trump sono andati a Istanbul. Forte delusione. Eppure qualcosa si muove se è vero che le delegazioni di Russia e Ucraina dal 2022 riprendono solo oggi a parlare di pace.

Trump mette le mani avanti: “finché non ci vediamo io e Putin non cambia nulla”.

Non vogliamo e non dobbiamo perdere la speranza che cessi almeno il fuoco e la carneficina che ha fatto centinaia di migliaia di vittime, civili e militari, ridotto in macerie un Paese.

A remare decisamente contro un’ipotesi di interruzione delle ostilità è ancora una volta l’Europa dei “volenterosi”, Francia, Germania e Inghilterra che avanzano nuove sanzioni contro la Russia e hanno ripreso a ragionare di una guerra in Europa.

La Germania, con il suo nuovo leader Merz, dichiara di voler costruire l’esercito più potente dell’Europa e accetta dalla NATO di giungere fino al 5% delle spese militari sul PIL.

La Francia, con Macron che a tutti costi vuole essere protagonista, parla della possibilità di un confronto nucleare e quindi nella necessità di investire in uno scudo di protezione.

Niente di tutto questo ha a che fare con la difesa comune europea, di un continente che ha già la seconda spesa militare del mondo, solo dopo gli USa e ben superiore alla Russia, e che ha il numero più alto di soldati.

Uno spirito bellicista pare si sia impadronito della classe dirigente politica europea.

Quando in passato questo è accaduto si sono preparate solo catastrofi.

Dice lo storico Alessandro Barbero che “come nel 1914 siamo in presenza di un riarmo impetuoso” e ci stiamo nuovamente “abituando all’idea della guerra”, stiamo “cancellando l’idea che la guerra sia è il male da evitare”.

La Chiesa invece continua la sua predicazione e la sua opera a favore della pace.

Bene ha fatto Meloni a parlare telefonicamente ieri con Papa Leone XIV e a non aver partecipato all’incontro dei volenterosi a Kiev.

La foto di Starmer, Merz e Macron, sorridenti come ragazzini in gita e in abiti sportivi, è allo stesso tempo stupefacente e inquietante.

Tutta la sinistra italiana deve schierarsi con nettezza contro il riarmo e chiedere che si lavori per la pace.

Alleanza Verdi e Sinistra e M5stelle sono già su queste posizioni mentre il PD deve superare incertezze e ambiguità dovute soprattutto alla minoranza interna del partito.

Sbaglia chi dice che così il nostro paese verrebbe marginalizzato in Europa.

Credo invece che potrebbe svolgere un ruolo peculiare e importante solo con una posizione pacifista e rispettosa della nostra Costituzione, la quale -non dimentichiamolo- prima di ogni altra valutazione afferma che “‘Italia ripudia la guerra”.

Enrico Rossi

Pubblicato in : AperturaTag: chiesa, classe dirigente, costi, costituzione, enrico rossi, europa, francia, germania, la germania, meloni, mondo, nato, pd, politica europea, putin, sinistra italiana, soldati, speranza, usa, valutazione

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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