Domanda retorica, più volte formulata ma sempre valida.
Le manifestazioni di questi giorni, le contrapposizioni frontali e la volontà di andare al referendum non fanno che aumentare i problemi, e non sono pochi, anziché gettare le basi per una vera riforma, soprattutto dell’Università.
Perché una protesta sia valida non contano i numeri, non serve essere duecento mila o cinquecento, contano i contenuti.
In quelle che si ripetono da un paio di mesi c’è di tutto un po’, un minestrone di rivendicazioni sul nulla.
Infatti la piccola riforma approvata a maggioranza dal Parlamento è veramente poca cosa e riguarda solo il maestro unico alle elementari e il ritorno al voto, compreso quello in condotta. Sul tempo pieno è tutto da verificare se la presenza a scuola nel pomeriggio sarà, come gli oppositori dicono, solo un parcheggio o vero insegnamento.
L’università è si toccata, ma dai tagli approvati nella finanziaria contro i quali si protesta solo ora abbinandoli ai provvedimenti più generali sulla scuola, anche se un leggero cambiamento di rotta si è verificato negli ultimi giorni. Insomma una protesta a scoppio ritardato condita di confusione e demagogia.
Al di la delle contrapposizioni, più ideologiche che di contenuto al Paese serve una vera riforma che dia alla scuola il ruolo che compete ad un organismo fondamentale della società per formare i giovani, dare loro cultura e conoscenza da riconoscere attraverso il merito da premiare con il necessario sostegno per far si che anche i meno abbienti possano raggiungere quei traguardi spesso riservati a chi ha la possibilità di frequentare le migliori scuole, magari private, e conseguire master prestigiosi preclusi a chi ha le potenzialità ma non i mezzi. Inoltre bisogna stroncare le baronie che perpetuano l’occupazione nepotistico di cattedre e rettorati.
Tutto il resto non serve a niente. Non serve un insegnamento vuoto di contenuti e non valutativo perché una scuola siffatta fa perdere solo tempo a chi la frequenta, limitandosi a sfornare diplomi e lauree dal valore virtuale mentre l’unica cosa pratica sono gli stipendi per chi vi lavora e anche per loro senza verifiche di capacità, impegno e rendimento la maggior parte a causa dei metodi di reclutamento adottati.
Dunque si fermino gli scioperi in atto ed eventualmente impegnarsi, anche con proteste, per una scuola migliore, a tutti i livelli, entrando nel merito sulla base dei ragionamenti fin qui sostenuti.
Marcello Paris

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